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Indice principale : Librogame E.L. - Singoli Libri : Time Machine : 

Categoria: Librogame E.L. - Singoli Libri Time Machine
Titolo: 07 - Le Sette Città d'Oro  Piu' letteValutazione: 8.50  Letture:815
Descrizione   Richard Glatzer
Descrizione   Grazie alla macchina del tempo sei arrivato in America all'epoca delle Spedizioni Spagnole! Al seguito dei primi esploratori del Nuovo Mondo dovrai partire alla ricerca della capitale delle Città d'Oro, sette leggendarie e misteriose città che il portoghese Antonio Leone affermò essere costruite in oro. Ma esisteranno veramente? E se sì, dove? Per scoprire questo appassionante mistero devi diventare un esploratore anche tu ed essere pronto a rischiare la vita!
Valutazione media: (1) (10)
Data pubblicazione 18/11/2007
Inviata da: Gurgaz il 19/11/2007
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 10 10
Descrizione
     Titolo originale: Quest for the Cities of Gold
Autori: Richard Glatzer
Anno: 1987
Illustrazioni: José Gonzalez Navarro
Copertina: William Stout
Traduzione italiana: Mariangela Bruna (1992)

Titolo e copertina non lasciano dubbi: questo librogame è ambientato in America, prevalentemente tra le civiltà precolombiane. E invece no. Con mio grande stupore, Le Sette Città d’Oro intraprende un percorso completamente diverso, che sfiora soltanto la caduta della civiltà Azteca ad opera dei conquistadores spagnoli e finisce per raccontare una storia poco nota, almeno in Europa: la ricerca di sette leggendarie città fatte interamente d’oro, un miraggio che infiammò gli animi dei colonizzatori tra XV e XVI secolo. Non stiamo parlando di El Dorado.

Nel 1447 il navigatore Antonio Leone scomparve nell’Atlantico e fece ritorno a Lisbona portando con sé la leggenda delle Sette Città d’Oro; dopo la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo e le efferate spedizioni di Fernando Cortés, gli esploratori del Nuovo Mondo si mossero verso le terre a nord del Golfo del Messico, in cerca delle meravigliose città descritte da Leone. La nuova avventura inizia proprio in una di queste spedizioni, condotta nel 1528 dal governatore spagnolo Panfilo de Narváez.

Secondo me il librogame è frutto di uno studio accuratissimo da parte dell’autore, perché il percorso didattico e narrativo ha un preciso intento e lo porta a termine con singolare maestria. Per prima cosa si apprende che razza di manigoldi avidi di denaro abbia guidato la conquista e l’esplorazione dell’America: prima sotto la crudele disciplina di Narváez nella sua fallimentare impresa, quindi a Tenochtitlán, dove Cortés si è assicurato col tradimento il tesoro degli Imperatori Aztechi. I conquistadores non sono sazi di ricchezze, perciò riprendono la ricerca delle Città d’Oro a nord del Messico, prima nel 1539 con Frate Marcos de Niza, poi nel 1540 con Francisco de Coronado.

Ovviamente si può prendere parte a tutte le spedizioni ed entrare in diretto contatto con i personaggi storici, ai quali si affiancano figure di fantasia ben delineate: il burbero capitano Marquez, l’enigmatico cronista Casteñada e lo schiavo moro Esteban, che incontreremo più volte da ragazzo e saluteremo per l’ultima volta mentre guida l’avanscoperta della spedizione di Frate Marcos, adulto e padrone della situazione. Al seguito di Coronado, si raggiungono le aree meridionali degli attuali Stati Uniti, dove vissero e continuano a vivere anche oggi gli Zuni, una delle tribù indiane legate alla coltivazione del mais. Il librogame regala una profonda immersione nella cultura Zuni, fatta di rituali propiziatori e spiritismo. Non mi aspettavo che Le Sette Città d’Oro avesse come obiettivo un excursus sugli Zuni e sono stato sorpreso dal rispetto con cui Richard Glatzer presenta questa civiltà. Il discorso finale del nonno di Qatsia, la nostra amichetta Zuni, è una magnifica chiosa per la folle corsa all’oro degli europei nel Nuovo Mondo: “Vedi, per me e per la mia gente i nostri pueblos sono i luoghi più preziosi dell’universo. Gli spiriti dei nostri antenati e i semi delle nostre generazioni future abitano qui. L’uomo bianco è venuto a portare la distruzione, ma non potrà fare del male agli Zuni. Questo è il centro del nostro mondo e nessuna ricchezza può cambiarlo o costringerci a rinunciarci”.

Il settimo Time Machine non è solo un piccolo capolavoro di narrazione e di diffusione culturale; è anche molto piacevole da giocare e da leggere, poiché mescola nel giusto equilibrio momenti di azione a spezzoni prettamente narrativi. La Banca Dati offre un quadro esaustivo per affrontare le scelte proposte, mai confuse od insensate. Il livello grafico è più che buono e non ci sono vizi strutturali, nemmeno causati dagli oggetti. Va menzionata anche la fedeltà storica e l’obiettività dell’autore, che oltre ai conquistadores senza scrupoli inserisce nel suo libro anche il pacifico esploratore del Mississippi, Alonso de Piñeda, e il visionario Ponce de León, in cerca della Sorgente dell’Eterna Giovinezza.

Il quadro dell’epoca che ne risulta, la ricchezza degli eventi, la qualità del testo e gli insegnamenti contenuti ne Le Sette Città d’Oro sono straordinari per un librogame. Questo episodio di Time Machine è il fiore all’occhiello della serie, almeno per quanto riguarda i numeri tradotti in italiano. I miei complimenti a chi ha selezionato questo gioiellino tra i 25 titoli disponibili.

Ambientazione: 9
Stile di scrittura: 10
Bilanciamento: 9
Interattività: 8
Aspetto grafico: 8

Voto complessivo: 10
Difficoltà: bassa

Inviata da: EGO il 1/6/2008
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 7 7
Descrizione
     Sarebbe facile, vista la copertina, pensare che le sette città d’oro abbiano a che fare con il Centro America e la leggenda dell’Eldorado. In realtà non è così: seppur anch’esse leggendarie, queste famose città, che qualcuno (magari appassionato lettore disneyano) potrà conoscere sotto il nome di Cibola, furono cercate ben oltre i confini delle terre notoriamente saccheggiate da Cortés e amici conquistadores. Questo librogame, che ci mette alla loro ricerca, compie quindi una panoramica sull’America del periodo immediatamente successivo all’arrivo di Colombo, e su alcuni uomini che ne furono protagonisti.

Il lavoro di ricerca storica compiuto da Richard Glatzer, in un’epoca senza Internet, dev’essere stato senz’altro notevole, perché la mole di nozioni impiegate, la loro accuratezza e l’uso giudizioso che ne viene fatto sono degni di lode. In questo episodio di Time Machine c’è molta più realtà che fantasia, e anche l’utilizzo che viene fatto dei personaggi storici è rispettoso della documentazione che esiste a loro riguardo. Sebbene sia inevitabile considerare come orribile il trattamento riservato dalla maggior parte dei conquistatori nei confronti dei nativi, poi, lo sguardo con cui certe crudeltà vengono osservate si mantiene lucido e distaccato, senza facili moralismi. Il valore prettamente documentario di questo volumetto è straordinario.

Ci si chiede dunque come mai tanta bravura non sia stata applicata anche all’interazione con il gioco. Per esempio, la Banca Dati è un’altra di quelle molto ricche di informazioni che non trovano però un’applicazione nel condurre correttamente il viaggio nel tempo; anzi, forse mai come in questo caso questo importante ausilio è stato inutile, perfino fuorviante. Dico fuorviante perché, dei tre oggetti che possiamo selezionare a inizio libro, uno viene chiaramente presentato dalla Banca Dati come importante, eppure è un altro che bisogna portarsi dietro, perché in caso contrario l’avventura si blocca in un loop irrisolvibile! L’autore sembra saperlo molto bene, perché gli altri due oggetti possono essere vicariati proseguendo senza problemi, e anzi aggiungendo qualcosa in più alla lettura; ma ciò non giustifica l’errore, semmai chiarisce che proprio di errore si tratta. Se aggiungiamo anche che i suggerimenti sono, specialmente nella prima parte, nebulosi fino all’inservibilità o, al contrario, fornitori di suggerimenti così importanti e dettagliati da dover piuttosto stare nella Banca Dati, si capisce come tutto ciò di cui il lettore si dovrebbe servire per trovare la strada non risulti di grande aiuto.

Oltre a ciò, per quanto non si possa negare che la successione degli eventi sia davvero ben organizzata, ho l’impressione che alla fine il libro si riveli soprattutto un’occasione per l’autore di parlare di un argomento che gli sta a cuore, ovvero gli indiani Zuni: tutta l’ultima parte della storia è interamente dedicata a loro, e la storia e la cultura di questo popolo vengono descritte con una dedizione e un dettaglio che non quadrano perfino in un affresco così curato. In effetti, per la prima volta in Time Machine, la conclusione dell’avventura non rispetta affatto gli obiettivi della missione, e non capisco come si possa pensare che il lettore creda di aver trovato ciò che cercava!

A questo punto si sarà capito che Le sette città d’oro non mi ha convinto. Trovo veramente strano il contrasto tra il maniacale studio e utilizzo del background culturale e l’ambigua conclusione del racconto; è vero, in fondo si tratta di un’interpretazione, ma secondo me si potevano chiarire un po’ meglio le cose. Inoltre l’aspetto interattivo è veramente deludente e toglie del valore ad un’opera che altrimenti sarebbe stata perfettamente all’altezza dei migliori standard della serie. Il settimo Time Machine è un bel libriccino da leggere e anche una full immersion in un capitolo poco noto della storia, però non centra in pieno gli obiettivi.

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