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Indice principale : Librogame Stranieri : Fighting Fantasy : 

Categoria: Librogame Stranieri Fighting Fantasy
Titolo: 46 - Tower of Destruction  Piu' letteValutazione: 4.00  Letture:736
Descrizione   Keith Martin
Descrizione   Mentre sei impegnato in una spedizione, il tranquillo inverno della tua patria al nord è interrotto da un'ardente sfera di morte, caduta dal cielo invernale in un caleidoscopio di fiamme e folgori per portare la distruzione sul tuo villaggio. Ma da dove è venuta? Chi l'ha prodotta? E' possibile fermarla? Dovrai intraprendere la ricerca per trovare risposte a tutte queste domande. Ma attento: la sfera non è che la chiave di un pericolo molto più grande, che minaccia tutta Allansia!
Valutazione media: (1) (10)
Data pubblicazione 10/12/2007
Inviata da: EGO il 16/4/2009
Valutazione generale: Valutazioni di categoria: 4 4
Descrizione
     Già mettere la parola “distruzione” nel titolo dovrebbe indurti a tutte le cautele possibili. Se poi la accoppi ad una copertina del genere, te la stai proprio attirando. Pensavo che Keith Martin fosse più forte delle premonizioni, ma evidentemente a quelle autoindotte non si può sfuggire. Il risultato è un discreto disastro.

Non c’è collante che possa tenere insieme i pezzi di Tower of Destruction, segno che la torre ha fatto davvero un buon lavoro. La premessa non sta in piedi: una misteriosa sfera si muove nel cielo dei territori artici e investe il nostro villaggio con una pioggia di fuoco e lapilli, ammazzando anche i nostri genitori, per poi allontanarsi. E noi, giustamente, le andiamo dietro, seguendo la scia di distruzione e neve sciolta. Uh-hu, certo.
Martin dev’essersi accorto che la cosa era MOLTO tirata per i capelli, infatti in seguito cerca di ritornare sul verosimile: purtroppo e stranamente, per riuscirci, deve fare ricorso a materiale già usato, e in modo migliore. Il “colpo di scena” a metà del libro è identico a quello di Stealer of Souls, mentre l’organizzazione della location più grossa dell’avventura è pari pari a quella vista in Master of Chaos, ma su così larga scala che non può proprio funzionare come sperato.

Il libro vorrebbe presentare un true path, ma ci sono troppi bug che lo rendono irrealizzabile. Per esempio, c’è un oggetto che si può ottenere soltanto fallendo un Tenta la Fortuna; se lo troviamo, dobbiamo poi cederlo obbligatoriamente ad alcuni individui. Peccato che in seguito venga ancora richiesto, e se potessimo averlo assumerebbe una certa importanza. Dopo un errore simile, ci vuole arroganza a dedicare un paragrafo apposito a bacchettare il giocatore che bara su un punteggio.
Altro errore: nel palazzo di ghiaccio ci sono diverse locazioni, e ognuna può essere visitata solo una volta. Eppure c’è un oggetto che, per essere preso secondo la strada più corretta, richiede di tornare nello stesso luogo due volte. Inoltre, la possibilità di esplorare il palazzo in ordine sparso apre la strada ad altri errori di continuità, e non è un’alternativa divertente al true path lineare: semmai è più frustrante, proprio perché il limite di una visita per ogni luogo è così arbitrario. Fin quando non si è compreso tutto ciò che bisogna fare, e in quale ordine, è un supplizio vedere tutti quegli oggetti che non possiamo avere perché non siamo prima stati da un’altra parte, e che non potremo tornare a prendere. Peggio ancora, la parte finale dell’avventura rigira il coltello nella piaga richiedendo liste di possedimenti che sembrano uscire da un libro di Ian Livingstone.

Il brutto è che non importa nemmeno aver decodificato la sequenza di posti da visitare, perché tanto, anche avendo preso tutto, non vedo come si possa davvero portare a casa la buccia dagli scontri finali, che ci vedono addirittura contro un avversario di Abilità 14 - Resistenza 25 e la successiva serie di trappole che tolgono altra Resistenza, come se ne potessimo avere ancora chissà quanta. La ferocia punitiva di Tower of Destruction è indecente, e passa attraverso danni inevitabili (devi perdere almeno 6 punti extra di Resistenza mentre affronti un avversario di Abilità 10?!?), richieste assurde ai dadi, perdita di oggetti nei modi più ridicoli, e una quantità blasfema di combattimenti obbligati (e chi non parte con Abilità 12 si vuol male, credetemi). Alla brutalità fisica – c’è da spezzarsi il polso tirando tutti quei dadi – si aggiunge quella cerebrale: in questo libro ci sono enigmi totalmente al di fuori delle possibilità del target di pubblico di Fighting Fantasy, degni del MENSA se confrontati con quelli di J.H. Brennan. Quello degli orologi è semplicemente cattivo, ma se risolvete senza aiuto quello delle note musicali, datevi alla fisica aerospaziale.

Potrei marciare ancora a lungo sui dettagli, come la sgraziata implementazione del punteggio di Onore, lo scarso uso del fattore tempo, lo spreco di alcuni paragrafi (con tutto il materiale che c’è?), i numerosi errori ed imprecisioni (oggetti che cambiano nome, collegamenti inappropriati tra paragrafi, richieste e istruzioni poco chiare), le rivelazioni prolisse ma scevre di informazioni utili. Tutto contribuisce a incattivire il prodotto finale, ma i difetti principali, e grossi, di Tower of Destruction sono chiari ed evidenti: è banale e ricicla, peggiorandole, idee già viste; è molto meccanico e ha troppi combattimenti; il rapporto premi/punizioni è infimo. Pertanto, in Tower of Destruction non c’è da divertirsi. Per fortuna mi è venuto in aiuto Per Jorner, che ha spiritosamente colto l’essenza del libro:

‹‹Una mattina Keith Martin si è svegliato con l’ossessione di battere il record mondiale per l’uso della parola “ice” in un librogame, e il risultato è Tower of Destruction.››

Il suo consiglio di sostituire mentalmente “ice” con “idiot” è riuscito a farmi ridere leggendo un libro che non mi ha regalato altro diletto.

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