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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 5/1/2008 10:18:50

ILIADE --- di Omero (???)

Ah, i poemi epici! Come era diversa la sensibilità degli antichi! Leggere queste pagine sfogliate da milioni di europei e non nell’arco di 2500 anni induce a sospirare con nostalgia. Nostalgia per il valore in battaglia, per l’amor patrio, per la fedeltà agli amici, per la fede negli dei e negli ideali, per i forti sentimenti. Questo è l’Iliade, non un’epopea all’acqua di rose come quella presentata in film come “Troy”.

Perché i punti di domanda vicino al nome di Omero? A parte il fatto che questo aedo cieco, vissuto secondo la tradizione nel Medioevo Ellenico (XI-VIII secolo a.C.), è più una figura mitica che un vero personaggio storico, leggendo questo suo poema salta subito all’occhio che non può essere opera di un solo autore. Ci sono molte incongruenze nella trama, che emergono scorrendo i libri; ad un linguista, leggendo il testo originale, appaiono certamente anche diversità stilistiche. Perciò mi sento di affermare che questo poema non è il frutto dell’inventiva di un solo autore: è parte del testamento di una civiltà, dalla quale abbiamo attinto molto.

Di cosa parla l’Iliade? Di Achille e di Ettore? Solo in parte. Achille è presente solo in 8 libri su 24: più che il protagonista del poema è il deus ex machina, che interviene nel finale a concludere la vicenda. Il tema centrale dell’Iliade è la guerra, le alterne vicende del campo di battaglia, i suoi orrori e le prodezze degli eroi. In nessun altro libro ho trovato così tante scene di combattimento; certo, dopo un po’ sono ripetitive, anche se metafore e similitudini fantasiose contribuiscono a mantenere alto il tono e discreta l’attenzione.

L’opinione comune degli interpreti è che il quadro degli avvenimenti bellici sia “sovraccarico”; io, invece, ho trovato interessante leggere come ogni eroe si acquista la propria gloria. Ai Greci piaceva che ciascun campione avesse il suo spazio, perché rappresentava un popolo acheo alla guerra di Troia; i suoi corregionali smaniavano di ascoltare le sue gesta. A scuola si tende a condensare la vicenda su Achille ed Ettore, e sull’ira di Achille con Agamennone, mentre figure di prim’ordine come Menelao, Aiace Telamonio, Odisseo, Diomede, Idomeneo, Enea, Paride, Glauco, Sarpedone, ecc... rimangono sullo sfondo o sono del tutto ignorate. Esistono eroi di serie A ed eroi di serie B; i secondi servono per consentire ai primi di distinguersi, sono cioè carne da macello. I primi sono fatti per ammazzare, i secondi per essere ammazzati; tra i primi muoiono solo Ettore, Patroclo e Sarpedone, tutti dopo essersi distinti in battaglia.

Accanto alle preminenti scene belliche troviamo una serie di deliziosi quadretti ed interessanti diversivi. In particolare, vorrei segnalare le vicende divine, che sono lo specchio e la risoluzione di quelle umane; senza di esse, il poema non esiste e perde tutto il suo fascino. Patroclo, Ettore e lo stesso Achille sono destinati alla morte, ma sui tempi e sulle modalità gli dei hanno molto da discutere ed azzuffarsi. Bellissime anche le scene parlate, i lunghi e forbiti dialoghi, tra cui cito i più belli: l’incontro tra Diomede e Glauco (libro VI), Ettore e Andromaca (libro VI), l’interruzione dell’ira (libro XIX), l’incontro tra Achille ed Enea (libro XX), Priamo che riscatta il cadavere di Ettore (libro XXIV). Le scene visivamente più efficaci sono certamente quelle in cui gli dei compaiono in campo: tra tutte, il fiume Scamandro che cerca di sommergere Achille che ha riempito di cadaveri le sue acque (libro XXI); anche i giochi in onore di Patroclo sono un bel documento (libro XXIII).

Un’opera somma per stile e dignità, tuttavia poco attuale. Questo è uno dei principali motivi per cui è davvero indispensabile riportare l’attenzione su di essa, in modo più coerente, fedele ed accorato di quanto è stato fatto recentemente.
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