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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 5/1/2008 11:13:08

TARAS BUL’BA --- di Nikolaj V. Gogol

Quando ho preso in mano questo libro, il cui nome ho sentito spesso nominare, non avevo idea di che argomento trattasse. Scorrendo le pagine, abbellite da pregevoli illustrazioni, ho compreso che poteva interessarmi. Pubblicato nel 1835, Taras Bul’ba ha fatto parte di una raccolta, pur essendo un romanzo di media lunghezza (226 pagine).

Si narrano le imprese di un ataman cosacco, Taras Bul’ba, e dei suoi figli Ostap e Andrea. Il libro inizia con il ritorno a casa dei due giovani, a lungo rimasti assenti per studiare in un collegio ecclesiastico di Kiev. La madre vorrebbe tenerli accanto a sé, ma il burbero padre insiste per condurli presso il grande accampamento dei cosacchi, la Sjec di Saporog, dove i guerrieri trascorrono nella gozzoviglia gli intermezzi tra una scorreria e l’altra. Dopo qualche settimana di bagordi, Taras è stanco di oziare ed incita a riprendere le azioni di guerra, per esempio contro gli odiati vicini polacchi. I guerrieri accettano di buon grado e sono lesti a gettarsi in violenze e saccheggi. La bramosia di bottino li spinge ad assediare la città di Dubno, che non riescono ad espugnare e sperano di prendere per fame. In questo frangente, Andrea incontra una giovane conosciuta a Kiev, che scopre essere la figlia del vojevoda della città. Per amore di lei, egli abbandona il suo esercito e si unisce ai polacchi, giunti ad aiutare gli assediati. Gli scontri sono sanguinosi e i morti si contano da ambo le parti. Taras Bul’ba è profondamente addolorato per il voltafaccia del figlio e non esita ad ucciderlo non appena gli si para dinanzi. I cosacchi sono però sconfitti e Ostap è fatto prigioniero. Il vecchio Taras riesce a fuggire, ma non può sopportare di lasciar perire il figlio prediletto senza una parola di conforto. Nonostante l’aiuto dell’avido ebreo Jankelj, Taras riuscirà a salutare Ostap solo sul patibolo. La rabbia del vecchio cosacco grida vendetta e con un gruppo di valorosi si getta in folli scorrerie, finché viene catturato e messo al rogo. Il libro si conclude con Taras che osserva le sue truppe che si mettono in salvo, mentre le fiamme divampano sotto i suoi piedi.

La storia è ricca e commovente, fatta di grandi imprese militari e squisiti quadretti sentimentali. L’argomento principale è l’amore, sia esso per la patria, per una donna, per un padre, per i figli o per i camerati. Un concetto molto particolare dell’amore, che proviene dal cuore più che dalla mente, come chiarisce Taras in un magnifico discorso ai cosacchi prima della battaglia; un amore che non conosce limiti, che porta a morire per un compagno e ad essere estremamente brutali con i nemici. Ci sono un sacco di implicazioni dietro i sentimenti dei cosacchi, popolo fiero ma oppresso dalla dominazione straniera, sia essa tartara o polacca, di matrice religiosa oppure economica.

Le scene di battaglia sono ispirate all’Iliade, come chi ha letto il poema omerico può subito notare. L’unica differenza è l’ambientazione, dove trovano spazio metafore ed aneddoti tipici della cultura russa. Tutto il resto è puro romanticismo, perfettamente bilanciato tra la grande passione di Andrea, la tenerezza della madre, l’orgoglio di Ostap e il patriottismo di Taras Bul’ba.

Un ottimo romanzo, di rapida lettura e pieno di spunti interessanti, adatto soprattutto a chi vuole approfondire la conoscenza della cultura russa. Laddove è possibile, è buona cosa scoprire una civiltà straniera a partire dalla letteratura; Taras Bul’ba è un mattone essenziale per costruirsi un’idea dello spirito russo, oltre che un piacevole intrattenimento.
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