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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 5/1/2008 11:18:59

L’UOMO INVISIBILE --- di Herbert George Wells

Un po’ alla volta lo scientific romance di H.G. Wells mi ha conquistato, perciò ho deciso di leggere almeno le sue opere più famose e fortunate. Wells è considerato il padre della fantascienza, assieme a Jules Verne, ma nei suoi lavori trovo quell’inquietante ambiguità, quell’unione di passione e timore per la scienza che le rende interessanti per un pubblico di qualunque età. Il secondo passo è stato leggere L’Uomo Invisibile, il cui titolo originale è The Invisible Man: a grotesque romance.

Scritto nel 1897, si tratta di un breve racconto di 240 pagine che si legge tutto d’un fiato, o quasi. Ho trovato molto interessante la disposizione non cronologica degli eventi, oggi scontata ed abusata, ma per l’epoca assai ben architettata. Una fredda giornata d’inverno il quieto villaggio rurale di Iping è turbato dall’arrivo di uno strano ospite, un uomo scontroso e riservato, costantemente imbacuccato nei suoi abiti. Costui affitta una stanza presso la locanda, conducendo strane attività nel più assoluto riserbo, col risultato di attirare la curiosità e il sospetto di tutto il paese. I mesi trascorrono senza conseguenze fino a che, per alcuni fatti contingenti, l’uomo è costretto a svelare il suo segreto: è un uomo invisibile. La reazione generale è di terrore, così l’individuo è costretto a svestirsi e fuggire. Nel suo girovagare cercherà disperatamente degli alleati nel vagabondo Thomas Marvel e nel dottor Kemp, al quale racconta come è pervenuto a questa insolita condizione. La sua mente finisce col vacillare e la crescente ostilità ed organizzazione della gente porterà l’avventura dell’uomo invisibile, il cui nome è Griffin, ad una triste conclusione.

Il racconto inizia in sordina e lascia spiazzati, perché l’uomo invisibile compare senza alcuna spiegazione e si comporta in un modo apparentemente ingiustificato. Occorre leggere più di mezzo libro per ricevere i dovuti chiarimenti: solo allora si potrà apprezzare lo stato d’animo di Griffin e cogliere il motivo delle sue azioni. Al solito, l’autore è un maestro nell’immaginare situazioni insolite, offrendo accurate panoramiche sulle reazioni della gente a fatti inspiegabili. Griffin è uno studioso di ottica, pervenuto all’invisibilità sottoponendosi ad esperimenti atti ad abbassare l’indice di rifrazione del suo corpo, fino ad eguagliare quello dell’aria. L’ipotesi è fantasiosa, ma non priva di fascino. Divenuto invisibile, il fisico si appropria degli ovvi vantaggi di tale stato, ma scopre una serie impressionante di problemi collaterali. La sua frustrazione cresce e il suo carattere peggiora, fino a sentirsi allo stesso tempo un reietto della società e un potenziale dominatore. Questa dicotomia lo porta necessariamente ad una fine tragica.

Il testo è molto agile ed essenziale, privo di grosse descrizioni, eccetto nell’interessantissima parte dove Griffin spiega le sue ricerche e disavventure. Ci sono un sacco di personaggi ma nessuno è sviluppato eccessivamente: l’attenzione è focalizzata sull’uomo invisibile e su come una simile creatura può rapportarsi al resto dell’umanità. A mio parere, si tratta di un romanzo grottesco sul problema della diversità, più che di un racconto di fantascienza; il sottotitolo dell’edizione inglese è abbastanza chiaro in proposito.

L’uomo invisibile è il tipico romanzo di cui tutti conoscono il protagonista, grazie al cinema e ai mass media in generale, ma che pochi si sono preoccupati di leggere veramente. Un ottimo racconto, destinato più ad un pubblico maturo che ai bambini, dove si mescolano alcune ipotesi affascinanti e un’attualissima metafora sulla società umana, sempre lesta ad emarginare e rifiutare coloro che sono “diversi”.
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