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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 31/10/2006 9:26:49

ERAGON --- di Christopher Paolini

Presa coscienza di ciò a cui andavo incontro, ho deciso di dare una piccola possibilità a Christopher Paolini e al suo Eragon, il cui film è pronto per uscire nelle sale il prossimo Natale. Conservo un leggero astio nei confronti di questo giovane scrittore, il cui successo pilotato mi infastidisce tantissimo. Oggi scrivere un buon libro è secondario in paragone al marketing richiesto per la promozione. Leggendo Eragon, ho avuto la sgradevole sensazione di essere di fronte ad un orribile imbroglio. Non nego che rechi l’impronta stilistica di un fantasioso quindicenne, appassionato di romanzi fantasy e, perché no, giochi di ruolo. Quel che mi è parso lapalissiano è l’influsso e l’apporto di mille collaboratori, dalla premurosa famiglia alle decine di revisori. Non so dire che cosa sia opera di Paolini e che cosa sia stato aggiunto in seguito, ma la sensazione che un lavoro così convenzionale mi dà è quella di essere l’accurato progetto di un’equipe, intenzionata a sfruttare l’immagine del ragazzo scrittore. Infatti, chi scrive per passione non adotta certi espedienti letterari per generare tensione fasulla, né pensa di esordire con il “primo capitolo della sua saga”.

Eragon è infatti l’inizio di un ciclo, che vede l’omonimo protagonista percorrere il consueto iter da povero contadino ad eroe di tutti i popoli. Il ragazzo trova una strana pietra blu, che si rivela un uovo di drago. Fin da subito Eragon si affeziona al cucciolo e lo alleva in segreto, finché la quiete del suo paese è turbata dall’arrivo dei Ra’zac, emissari del tiranno Galbatorix (tanto valeva chiamarlo Abraracourcix). Lo zio adottivo è ucciso ed Eragon è costretto a fuggire assieme al misterioso cantastorie Brom. Costui si rivela ben più di quel che sembra ed istruisce il giovanotto nell’uso delle armi e della magia, per diventare un Cavaliere dei Draghi. I Cavalieri erano i guardiani della pace e della giustizia di Algaësia, ma furono traditi e sterminati da Galbatorix, che attualmente governa la nazione col pugno di ferro. Eragon parte in cerca dei Ra’zac, ma non riesce a portare a termine la sua vendetta. Braccato da un sinistro Spettro di nome Durza, il nostro eroe incontra diversi compagni: il reietto Murtagh, l’elfa Arya e Ajihad, capo dei Varden, un potente gruppo di ribelli. Mentre i suoi poteri crescono si rinsalda il suo legame con la dragonessa Saphira; entro al fine del libro, Eragon avrà deciso quale ruolo assumere nello scontro per il destino della sua terra. Ma questo è un altro romanzo, che non desidero esaminare, poiché a partire da pagina 300 di 585 ne avevo già abbastanza.

Lo stile di Eragon è asciutto ed essenziale, fatto di frasi spezzate da una severa punteggiatura. Le descrizioni sono concise ed assolutamente standard, così come i dialoghi, che trattano due argomenti essenziali: il passato di qualcuno e quello che occorre fare. Trovo un tantino abusata la pratica di dilazionare le rivelazioni sui personaggi, anche perché spesso è del tutto strumentale ed impossibile da giustificare. L’azione è serrata e ripetutamente forzata da eventi inattesi, quasi che un attimo di distensione possa nuocere gravemente alla salute del lettore. È impossibile che un appassionato di fantasy trovi qualcosa che non ha già letto o sentito in altri contesti, salvo qualche gradevole scampolo di intimità tra Eragon e Saphira. Il rapporto tra l’eroe ed il proprio drago è l’unico elemento degno di interesse, peccato che solo di rado acquisti la dovuta profondità.

Il resto è fumo negli occhi. Mostri, semi-umani ed antiche leggende sono presentati in aderenza ai canoni più classici, salvo magia e combattimento che tendono ad assecondare gli entusiasmi del giovane autore, facilmente identificabile col protagonista. Piuttosto ingenua e seccante la velleità di inserire frasi in lingue inventate, che costringono il lettore a saltare a fondo libro per consultare il glossario. Ciò che invece pare autentico e non pilotato è il rapporto di Eragon con la realtà, che egli osserva e giudica come un quindicenne. Eccolo entusiasmarsi per i propri poteri, commettere errori avventati e reagire da vero adolescente. Questa è l’offerta di Eragon, buona per chi non conosce il genere, ma completamente inadeguata per un lettore di una certa età o con un determinato bagaglio di conoscenze in materia.
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