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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 29/5/2008 21:10:26

IL ROSSO E IL NERO --- di Stendhal

Il Rosso e il Nero: un romanzo famosissimo, di cui si sente spesso nominare il suggestivo titolo, preso in prestito da molti in biblioteca ma di cui non è scontato conoscere la trama e le tematiche. La lettura mi ha riservato molte sorprese: anzitutto ho scoperto un’opera scritta in maniera eccellente, coinvolgente dalla prima all’ultima pagina; in secondo luogo ho apprezzato il quadro completo e vivace della Francia post-napoleonica; infine, sono stupito che una vicenda priva di autentici risvolti possa risultare tanto appassionante.

Stendhal (pseudonimo di Henry Beyle) visse la sua giovinezza ai tempi di Napoleone, al quale sacrificò gli studi tecnici per perseguire la carriera militare nel vittorioso esercito della Francia imperiale. Nel suo capolavoro, scritto tra il 1829 e il 1830, trasuda la nostalgia di un’epoca dove l’entusiasmo era alle stelle, reagendo con una sprezzante critica della nuova società francese, rivolta soprattutto ai nuovi ricchi che si sono fatti una posizione a suon di soprusi e bassezze.

Il protagonista è Julien Sorel, figlio di un carpentiere della Franca Contea. Il giovane è di umili origini ma ha delle qualità, scoperte e coltivate dall’anziano curato del paese, l’abate Chélan. Julien entra come precettore nella casa del sindaco e per un certo tempo costituisce motivo d’orgoglio per il notabile, in tacita competizione con monsieur Valenod in quanto ad educazione dei propri figli. L’equilibrio si infrange quando Julien seduce la padrona di casa, la passionale ed accorata Madame de Rênal; quando la tresca è scoperta il giovane è costretto a fuggire ed entra nel seminario di Besançon. In questo luogo di invidie ed emarginazione, Julien si guadagna la stima dell’abate Pirard, il quale lo ricompensa favorendo la sua assunzione presso un nobile parigino, il marchese de la Mole. L’alta società della capitale è ben lontana dalle piccole beghe di provincia, tuttavia Julien continua a guardarsi intorno con occhio clinico e ben presto ottiene il rispetto e la fiducia degli aristocratici. Anche stavolta tutto precipita a causa dell’infatuazione della figlia del marchese, Mathilde, per l’abatino di provincia, uomo ambizioso ed avulso dall’affettazione dei giovani nobili. Quando l’affaire è scoperto il marchese va su tutte le furie, ma è disposto a concedere a Julien e Mathilde il necessario per una vita dignitosa. Sembrerebbero esserci i presupposti per un lieto fine se Madame de Rênal, sotto esortazione del suo confessore, non scrivesse una lettera a sfavore di Julien. Il giovane reagisce con un moto di collera e tenta di uccidere la donna che non aveva mai smesso di amare; non ce la fa, ma in compenso riesce a farsi incolpare di tentato omicidio e a dare all’ipocrita Valenod la soddisfazione di vederlo sulla ghigliottina.

La storia è narrata in maniera eccellente, caricata di tensione per mezzo delle lunghe ed affascinanti considerazioni del protagonista, il quale non trova il successo e le grandi azioni che sogna perché è un talento nato nell’epoca sbagliata, nel ceto sociale sbagliato. Il Rosso e il Nerorappresenta efficacemente la Restaurazione in Francia, gli strascichi della Rivoluzione e del bonapartismo, la ricostituzione di una nobiltà fiacca e modaiola, il rinato potere del clero secolarizzato e, soprattutto, l’ascesa della borghesia, vista con estremo disprezzo dall’autore.

Come Julien Sorel, anche Stendhal è deluso dallo stato attuale delle cose, da una società che sembra rifiutare l’eredità dei giacobini e di Napoleone; sceglie così di stigmatizzare i vizi di tutti gli strati sociali, dall’avarizia del piccolo popolo, definita “esagerato concetto della malvagità degli uomini”, alla mistificazione vigente negli ambienti altolocati, schiavi dell’apparenza e timorosi di nuovi sussulti rivoluzionari. Si tratta di una testimonianza importante, veicolata nel modo più accattivante, grazie ad un intreccio dove non mancano i colpi di scena.

La suprema scorrevolezza del testo renderà le 540 pagine leggere come una piuma; una ragione in più per riscoprire Il Rosso e il Nero, un libro baciato dal successo che meriterebbe qualcosa in più dell’astratto riconoscimento del suo valore. Meriterebbe di essere letto fin dai tempi della scuola.
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