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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 8/10/2008 0:18:34

TRE METRI SOPRA IL CIELO --- di Federico Moccia

Senza falsa modestia, posso dire di essere un lettore molto paziente, in grado di affrontare qualunque tipo di libro senza paura di mollare la lettura a metà. Siccome ho qualche flebile intenzione di diventare un giorno uno scrittore, ho voluto prendere in esame un autore che negli ultimi anni ha riscosso un notevole successo, soprattutto presso i giovani: Federico Moccia.

Tre metri sopra il cielo è il romanzo d’esordio di questo prolifico individuo, assurto in pochi anni alla dignità di mito giovanile ed acclamato dagli adolescenti di tutta Italia. Su questo suo primo lavoro girano strane voci: esso sarebbe circolato per anni a Roma in fotocopia, passato di mano in mano come un moderno vangelo. Questa mirabile opera della letteratura italiana narra la fugace storia d’amore di due giovanissimi della capitale: Stefano (Step) e Babi. Babi è una brava studentessa, il classico tipo che studia quanto basta per avere tutto il tempo di divertirsi, contentando genitori e docenti. Step è uno sbandato, un ragazzo violento che trascorre le giornate tra la palestra ed i bar, facendo quello che gli pare senza rispettare nulla e nessuno. Naturalmente egli non è malvagio per vocazione; ha subito alcuni brutti traumi (ah?) ed un bel giorno ha deciso di trasformarsi in un teppista. Questo non gli impedisce di far colpo su Babi, di vincere le sue naturali reticenze e di trascinarla nella sua nefasta cerchia di amici, dove la ragazza finisce per fare bravate degne di Step, con grande cruccio per la famiglia.

Beh, a che pro continuare il riassunto? La trama è banale al punto di essere ridicola, è esattamente quello che ci si aspetta quando si sentono strombazzare le parole “romanticismo” ed “adolescenza”. La piattezza della prosa di Moccia è quasi volgare: è fatta di frasi principali imprigionate da orribili punti fermi, di descrizioni adornate da qualche semplicistica metafora, di dialoghi scarni e spesso irritanti. L’esplicita citazione di marche famose (vestiti, birre, auto, locali romani, ecc...) è così insistente da rivoltare le viscere. Questa specie di trascrizione della vita reale, in tutta la sua banalità, è davvero ciò che il pubblico di massa richiede?

Non proprio, infatti il nucleo di Tre metri sopra il cielo è una vicenda dove lo straordinario diventa la normalità, a partire dai personaggi. Step fa sbaccanare: come si può avere muscoli d’acciaio a 19 anni, mangiando e bevendo a piacimento, darle a tutti ed essere comunque un bello dannato che vince sempre? Per essere tale serve una vita regolare ed anni di ascetica attività in palestra. Claudio, il padre di Babi, è il solito adulto mai cresciuto imbrigliato da una moglie tirannica. Desolante. Paolo, fratello di Step, è una specie di ameba, mentre la sorella di Babi, Daniela, è l’apoteosi dell’imbecillità. La cricca di insopportabili compagni del ragazzo è macchiettistica quanto le compagne di Babi. La ragazza è l’unico personaggio genuino, in cui un’adolescente potrebbe immedesimarsi. La sua incoerenza, le sue fughe e la sfuriata contro la madre autoritaria, sono tipiche di una ragazza della sua età, anche se le sue avventure hanno del prodigioso.

Il finale è un guazzabuglio di eventi caotici, simili ad appunti rabberciati per concludere il libro in fretta e furia. Personaggi che muoiono, amori che finiscono, altri che iniziano, processi che si concludono con discutibili assoluzioni, pestaggi, eclatanti confidenze, assurdità. Trenta pagine di autentico squallore letterario. Al termine di questo coraggioso esperimento, che non mi pento di aver compiuto, posso solo dire di essere al di sopra dell’età massima e al di sotto della stupidità minima per apprezzare un libro di Federico Moccia. Questo mi sconforta, perché conferma i miei timori: non si aspira ad analizzare la realtà o ad affrontare i veri problemi della vita. Si preferisce edulcorare tutto con false emozioni, illusioni giovanili e fantasie senza né arte né parte. Spero che la gioventù di Roma non sia poi così idiota e sbandata come quella descritta in questo libro; in caso contrario sono contento di non essere cresciuto da quelle parti. Ad ogni modo, se un libercolo scritto in modo così approssimativo, al di là dei fugaci contenuti, può diventare un best-seller e perfino un film di successo, vuol dire che il pubblico medio italiano è di bassa qualità.
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