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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 2/11/2008 12:11:42

UMILIATI E OFFESI --- di Fëdor Dostoevskij

Vale proprio la pena di leggere tutti i romanzi di Dostoevskij. Sono giunto a questa conclusione dopo la lettura di Umiliati e offesi, opera minore che precede la maturità letteraria dello scrittore, ma non per questo priva di fascino. Il lettore che ama analizzare i comportamenti umani e le meccaniche sociali per comprenderle meglio, non può che attingere proficuamente dall’abbondanza di sentimenti riversati in queste 387 pagine.

In Russia capitava spesso che uno scrittore pubblicasse i romanzi “a puntate”, perché l’editoria del libro si occupava solo degli autori di fama consolidata. Nel 1862 Dostoevskij aveva già una discreta fama, tuttavia Umiliati e offesi apparve ancora su una rivista. È la storia della famiglia Ikmenev, capaci amministratori di una proprietà terriera del principe Valkovskij e da quest’ultimo incolpati di frode e cattiva gestione. Il capofamiglia Nikolaj Sergejic respinge le accuse e si avventura in una complicata vicenda giudiziaria, che lo vede immancabilmente sconfitto. Ad acuire il dolore dell’umiliazione giunge la figlia Nataša che si innamora del figlio del principe, un giovane buono ed incostante di nome Alëša, ed abbandona la famiglia per vivere con lui. Il principe Valkovskij s’intromette e cerca di manipolare il figlio affinché sposi Katja, figlia di una ricca contessa; dopo un lungo tergiversare, Alëša sceglie di lasciare Nataša. La riconciliazione tra figlia e genitori non è semplice ed avverrà soprattutto grazie a Nelly, un’orfana accolta da Vanja, figlio adottivo degli Ikmenev e voce narrante del libro.

Gran parte dei personaggi del libro sono fondamentalmente buoni, positivi, ricchi di pietà e virtù umane. Su tutti sovrasta la terribile figura del principe Valkovskij, uomo cinico e dissoluto che riesce sempre ad ottenere ciò che vuole. La crudele e veritiera ironia di questa storia è insita nella società umana: le persone migliori alla fine risultano le peggiori, sono destinate a far parte di coloro che sono “umiliati e offesi”. Perfino alcuni personaggi positivi, come Alëša e Katja, finiscono diventano involontari strumenti di divisione, perché non sono capaci di decidersi.

È un romanzo giocato molto sui personaggi, sui loro rapporti e sulla forza dei loro sentimenti. Va rilevato che Dostoevskij scade spesso nel patetismo e si avvale di qualche colpo di scena di troppo, giusto per mantenere viva l’attenzione. Non so se siano questi aspetti a rendere il libro scorrevole, eppure l’ho trovato gustoso ed appassionante al punto di divorarlo in poche serate. Sebbene ci sia una certa discontinuità narrativa, colpisce moltissimo la rappresentazione vivace ed accorata che l’autore fornisce delle passioni umane più essenziali: l’aspirazione al bene, il fascino del male, la pietà, l’orgoglio, lo spirito di sacrificio.

C’è poco spazio per descrizioni, poiché il testo si concentra tutto su azione e dialoghi, però quello che si può trovare è sufficiente a calare il lettore nella quotidianità russa, fatta di samovar fumanti, locali fastosi e sordidi tuguri, gustosi banchetti e povere mense. Umiliati e offesi non è un lavoro perfetto, ma denota un notevole sforzo da parte di Dostoevskij di organizzare coerentemente il suo pensiero, stavolta utilizzando personaggi forti delle loro idee eppure ancora assimilabili a figure del mondo reale. L’isterica bimba Nelly, il subdolo principe Valkovskij, la caritatevole Anna Andreevna e l’ubriacone e trafficone Masloboev si ritagliano un posto d’onore tra i migliori personaggi dello scrittore russo. Pur comprendendo che si tratta di un romanzo d’altri tempi, dove c’era più tempo e voglia di cedere al sentimentalismo e di indagare i comportamenti umani, credo che qualunque lettore possa accostarsi a questo libro senza particolare impegno e trarne utili spunti di riflessione.
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