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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 6/11/2008 21:27:44

POVERA GENTE --- di Fëdor Dostoevskij

Di solito gli scrittori di fama internazionale hanno esordito con romanzi di buona fattura, dotati di una discreta originalità e già in grado di offrire un saggio dell’eccezionale talento del proprio autore. Fëdor Dostoevskij non fu da meno e l’eccezionalità del suo primo lavoro, Povera gente, risiede nella calorosa accoglienza riservatagli dalla critica. Era il 1846, lo scrittore aveva venticinque anni ed aveva appena dato le dimissioni dal corpo civile degli ingegneri, nel quale era entrato dopo gli studi universitari. Non sapeva neppure lui con quali prospettive aveva abbandonato il servizio.

La carriera letteraria di Dostoevskij prese il via da un romanzo epistolare della lunghezza di Eugenie Grandet di Balzac, che egli stesso aveva tradotto in russo poco prima di iniziare la stesura. Attraverso uno scambio di missive si delinea una commovente storia d’amore, dove l’anziano impiegato Makàr Alekséevič Dèvuškin e la giovane sartina Varvara Alekséevna Dobrosèlova si sostengono a vicenda nella tragiche ristrettezze della vita. Entrambi faticano a sbarcare il lunario, soffrono il freddo e le privazioni, si ammalano, lavorano duro, cadono in crisi depressive e non riescono ad uscire dalla costante situazione di emergenza. L’affetto che provano l’uno per l’altra è manifestato prevalentemente con servizi, doni e gentilezze; questo scambio, pur nella sua intrinseca materialità, è caratterizzato da un’eccezionale purezza e dono di sé. Proprio quando un colpo di fortuna permette a Makàr di risollevarsi dal baratro, Varvara Alekséevna riceve una proposta di matrimonio dal possidente Bykov, in cerca di una moglie al solo scopo di avere dei figli legittimi cui lasciare il patrimonio. Con la prospettiva di una vita infelice ma senza le ristrettezze della miseria, Varvara accetta con gran dolore di Makàr.

Il critico Belinskij s’innamorò a tal punto dell’opera prima di Dostoevskij che solo dopo molti anni riuscì ad accettare l’evoluzione seguita dallo stile dello scrittore fin dal secondo lavoro, Il sosia. In quest’opera si respira aria di Romanticismo, ma non è così semplice da catalogare. Per Povera gente fu necessario coniare la definizione di “naturalismo sentimentale”: Dostoevskij ha tracciato un quadro fedele e ricchissimo della vita quotidiana delle classi basse di Pietroburgo, accompagnando la narrazione di eventi piuttosto tristi con un’accurata descrizione di ambienti e persone davvero misere; questo è naturalismo, ma Dostoevskij dimostra fin da subito la sua attenzione psicologica verso l’animo umano, verso i sentimenti feriti dell’uomo la cui dignità è calpestata. In questo sta l’originalità di questo scritto e la ragione dell’immediato interesse di un personaggio illustre come Belinskij.

La struttura epistolare mi ha sempre affascinato, perché trovo difficile raccontare una storia coesa tramite una serie di lettere, trovando anche il tempo per soffermarsi su ambienti e personalità. Oggi non si è più avvezzi a tenere corrispondenze così lunghe e pare insolito che i protagonisti si scrivono lettere pur essendo dirimpettai, tuttavia lo scambio tra Makàr e Varvara è del tutto naturale e credibile nel secolo XIX. Dostoevskij è attento a dare a ciascun personaggio il suo stile personale e non lascia trasparire alcuna ingenuità da scrittore in erba.

Povera gente non raggiunge la profondità di pensiero della successiva produzione dell’autore, eppure risulta accessibile nella sua brevità (133 pagine) e riesce a toccare con le sue immagini patetiche ed estremamente radicate nella realtà sociale del tempo. Non si tratta del libro più coinvolgente di Dostoevskij, però appartiene a quella cinquina di titoli indispensabili per comprendere l’importanza del suo ruolo letterario, oltre ad essere un buon punto di partenza per chi non desidera affrontare testi più corposi e complessi.
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