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Re: Recensioni dei libri

Oggetto: Re: Recensioni dei libri
inviato da Gurgaz il 29/12/2008 22:47:28

LE CENTOVENTI GIORNATE DI SODOMA --- di Donatien Alphonse François de Sade

Per recensire a dovere un’opera problematica come Le Centoventi Giornate di Sodoma, è necessario spendere quattro parole sulla sua travagliata genesi. Nel 1785 D.A.F. de Sade è incarcerato nella torre della libertà, alla Bastiglia, e lì inizia la redazione del manoscritto. Sa di aver concepito un testo originale e rivoluzionario, ed è anche consapevole del rischio di sequestro. Decide così di scrivere su minuscoli pezzi di carta, che unisce ed arrotola per nasconderli ai carcerieri. Il giorno della presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, Sade è trasferito in fretta e furia e non riesce a salvare le sue opere dal saccheggio. Il manoscritto andrà perduto, con grande rammarico dell’autore, e sarà ritrovato solo nel 1900 presso un libraio tedesco.

La storia serve a giustificare l’esposizione di un’enciclopedia delle passioni umane, che mira da un lato a mostrare di cosa è capace l’uomo quando può sfogare a piacimento i propri istinti, dall’altro a dichiarare un bisogno profondo di libertà. Quattro nobili e ricchi signori, il Duca di Blangis, suo fratello il Vescovo di..., il presidente della corte Curval ed il finanziere Durcet, si riuniscono in un castello inaccessibile sulle montagne svizzere, per trascorrervi centoventi giorni di sfrenata dissolutezza. Quattro meretrici sono incaricate di stimolare la loro immaginazione con una serie di racconti a tema, organizzati secondo il tipo di passioni (semplici, doppie, criminali, omicide), mentre i signori si dilettano con un serraglio fatto di otto magnifici fanciulli ed otto stupende fanciulle, che un po’ alla volta vengono deflorati e sostituiscono le quattro mogli nelle camere dei libertini. Man mano che i racconti si fanno più spinti, crescono gli abusi e le perversioni, che culminano nelle ultime settimane in cui tutti i ragazzi, le mogli, le governanti ed altri personaggi di secondo piano sono sacrificati all’insano piacere dei quattro scellerati.

La perdita degli appunti della Bastiglia impedì a Sade di ultimare il lavoro, di cui sono state completate solo l’introduzione e la prima parte (trenta giornate), mentre le restanti tre parti esistono solo come appunti e note dettagliate, più qualche brano allo stadio di bozza. Si possono dunque apprezzare soltanto le presentazioni dei personaggi, figure alquanto colorite, e le narrazioni delle passioni semplici, ossia quelle che coinvolgono esclusivamente due persone.

Chi non è preparato a leggere “qualsiasi cosa” sentirà molto presto l’esigenza di chiudere il libro e gettarlo lontano. Perché spendere tante pagine a narrare perversioni assurde, in certi casi talmente esagerate da trascendere l’umanità di chi le compie? Difficile da spiegare, se non come una critica assoluta alle schiavitù morali e comportamentali imposte all’uomo dalla società. I personaggi di Sade sono creature ripugnanti, così avvezze alle brutture ed alla malvagità che si collocano ben al di fuori della zona in cui il lettore è tentato d’immedesimarsi. Sono alieni ed orribili nella loro dissolutezza, tuttavia i paralogismi filosofici e le dissertazioni che inseriscono tra orge e sontuosi banchetti destano un certo interesse. Nelle loro figure traspaiono sia la libertà illimitata, cui tutti aspirano perché oppressi delle consuetudini, sia le conseguenze disastrose del suo esercizio, che ogni persona di buon senso non può che condannare.

Ci vuole fegato per leggere un libro del divin marchese, tuttavia Le Centoventi Giornate ha il pregio di essere scritto in modo accattivante. In altri libri, per esempio Juliette, Sade tende ad essere prolisso, a dilungarsi fino alla noia in sterili dibattiti filosofici. Qui tutto fila liscio come l’olio e perfino le narrazioni degli atti sessuali e perversi, ripetute fino alla ritualità, non stancano mai del tutto ed a tratti stupiscono per la loro creatività. Se mai fosse possibile consigliare un libro di questo autore, che non è per tutti ma solo per chi non si ferma alle apparenze e sa valutare i contenuti, la mia scelta cadrebbe proprio su questo, nonostante l’incompletezza formale della narrazione. Un testo pericoloso se mal interpretato, resta comunque una buona fonte di riflessioni ed un caposaldo nell’evoluzione/degenerazione dell’uomo moderno.
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