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Re: [Avventura - Battista il Pollaiolo] - 5A - Floriano il Taumaturgo

Oggetto: Re: [Avventura - Battista il Pollaiolo] - 5A - Floriano il Taumaturgo
inviato da Gurgaz il 14/3/2009 11:51:10

Per primo viene ispezionato Tartacot. La guardia lo tasta per bene, apparentemente in cerca di pugnali celati sotto le vesti, poi passa alla sua borsa dalla quale tira fuori disordinatamente i tarocchi. La guardia è maldestra e metà delle carte finiscono per terra. Tartacot si china e le raccoglie, trattenendo il naturale istinto a formulare le abituali previsioni sulle sventure suggerite dalle carte sul pavimento. La guardia gli toglie il mazzo di mano, esamina con sguardo ebete la figura dell'Appeso e le ficca al loro posto nella borsa.

L'altra guardia nel frattempo si dedica a Teobaldo. Questi Iperboréi dell'est non hanno proprio buone maniere e lo si capisce dal modo di perquisire le persone. E' faticoso trattenere il desiderio incipiente di dare una bella lezione a questi due energumeni, ma sei mani contro due spade sono un vantaggio solo di numero. Dalla bisaccia spunta una torta d'arance, che la guardia annusa soddisfatta neanche fosse la sua merenda, e un paio di cinti erniari di metallo. La guardia li gira e li rigira, senza capire di che si tratti. L'uomo nel saio nero scuote la testa. "Sono dei cinti erniari" - dice - "servono a preservare le membra durante gli sforzi, oltre che a contenere il movimento delle interiora mal assestate. Dite un po', signore, come mai vi portate appresso questa roba fin nel palazzo di Sebino il Mago?"

E' già turno di Floriano. Il tizio che ha ispezionato Tartacot, che è quello che ha aperto la porta, è particolarmente accurato e ficca le mani in tutte le voluminose pieghe della veste del mago, anche dove sarebbe saggio fare attenzione. Floriano sopporta tutto con stoicismo e cerca di assumere un'espressione contrariata che non tradisca la sua inquietudine. Come temuto, le manacce agguantano la statuella di Irpilla Morosa e la tirano fuori da una tasca dell'abito. La guardia osserva la figurina, una donna scollacciata nell'atto di parlare, la cui saccenteria è ben rappresentata dall'espressione sicura ed ironica donatale dallo scultore. La guardia si gratta la testa nell'inutile tentativo di capirci qualcosa, quando la statuetta interviene a sproposito con la sua vocina stridula: "Guardati dalla bonaccia, burrasca minaccia".

Tutte le teste si voltano verso la guardia, che a sua volta si guarda intorno cercando di capire chi diavolo a parlato. "Che cos'è?" - chiede l'uomo in nero. La guardia gli allunga la statuetta e questi la esamina velocemente. "Venerabile maestro Floriano" - prosegue - "può spiegare che razza di statuetta è questa che vi portate appresso? Una pietra parlante è frutto di magia e, come potrete immaginare, padron Sebino è molto interessato all'argomento. E lo stesso vale per me, che sono uno dei suoi migliori allievi".

"Avari e falliti, quasi sempre sono uniti" completa la statuetta. L'uomo in nero la guarda torvo, poi riprende l'espressione conciliante ed attende la risposta di Floriano.

Sulla statuetta è bene che risponda Floriano, anche perché gli altri non ne sanno granché. C'è anche una domanda a Teobaldo, la cui risposta si può inserire prima del rinvenimento della statuetta, o dopo, secondo come ci va meglio.

Tartacot può intromettersi come preferisce.

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