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Re: Fighting Fantasy: discussione, recensioni e commenti

Oggetto: Re: Fighting Fantasy: discussione, recensioni e commenti
inviato da EGO il 10/4/2009 19:28:12

Mmmm, la mia vita è ironica. Purtroppo ciò mi porta ad una instabilità di opinioni.

Di che libro ho parlato in uno dei miei ultimi reply a kingfede? Di Sky Lord, giusto? Quel libraccio a cui, sotto il titolo di Missione nei cieli, ho appioppato un sonante 1/10 e insulti assortiti.

Senonché appunto, due sere fa avevo voglia di leggermi un librogame e, anche ripensando a quest'ultima discussione, mi sono forzato a prendere il libro originale e a rigiocarlo.

E cavolo, sono rimasto stupito, perché non è stata la tortura che mi aspettavo.

Naturalmente bisogna specificare tutte le circostanze. Innanzitutto, il senno di poi può modificare qualunque opinione. Banalmente, quando lessi il libro la prima volta fui frustrato dalle morti ripetute e insensate che attendevano dietro ogni angolo. E' naturale che, con quell'incazzatura dentro, le parti più avanzate io le abbia lette molto distrattamente e con la peggior inclinazione possibile, desiderando solo di farla finita. Questo però è un difetto di Sky Lord che non si può ignorare: questa volta l'ho letto approfittando dell'esperienza pregressa e ignorando bellamente le morti, tranne una; altrimenti avrei di nuovo dovuto ricominciare venti volte, e la mia opinione non sarebbe cambiata di una virgola.

Al di là di un'impostazione di gioco perversa e terrificante, comunque, c'è un libro che non ricordavo. Forse perché non c'era: in realtà, in italiano dell'originale Sky Lord non è rimasto praticamente niente. In inglese invece ho potuto godermi battute, invenzioni, giochi di parole, scenette divertenti nella loro assurdità. Mi sembrava di assistere a un film di Mel Brooks, e ho potuto notare quanto in realtà il racconto e l'ambientazione inventati da Allen siano coerenti e ben costruiti. In italiano è impossibile capire quanto, e il testo viene a diventare generico e insulso quanto il gioco. La scena che ha fatto scompisciare Gurgaz nella sua recensione, mi ha fatto sbottare a ridere di gusto: rileggendola dopo in italiano, non mi ha detto nulla. Non è la stessa, e nemmeno lo sono molte altre.

Certo, alla fine della fiera, secondo me come librogame Sky Lord rimane insufficiente. Alcuni ostacoli vanno superati totalmente a caso o per capriccio di un dado, e per questo non c'è niente da fare. Dietro alcuni ostacoli c'è una logica, ma è probabile che si muoia almeno una volta prima di afferrarla, quindi non cambia granché. In tutto il libro l'unico modo di recuperare Resistenza sono le dieci pillole energetiche, e poiché in molte situazioni si perdono da 2 a 4 punti senza alternative innocue, il livello di difficoltà si alza ancora di più, inutilmente. Il sistema di combattimento tra navi rimane ambiguo e sbilanciato. E ricordiamo che la mancanza di un certo oggetto può far fallire la missione quando siamo ormai agli ultimissimi paragrafi. In più, trovo che l'immedesimazione sia un po' scarsa: Jang Mistral è la creatura che è, ma ben di rado si ha occasione di ricordarselo, visto che per la maggior parte del tempo potrebbe essere umano e non te ne accorgeresti.

Dopo questa rilettura (in cui ho bellamente barato, ricordiamolo), posso riconoscere che Sky Lord non è proprio un disastro completo, ma più un'opportunità sprecata in modo grossolano e ingenuo. Se Allen non avesse, come sembra, voluto introdurre l'elevata randomness dell'avventura come parte integrante dell'atmosfera surreale, e se avesse pensato a quegli aspetti di gioco che presi alla lettera sono fallati, questo libro avrebbe forse potuto essere tra i migliori episodi sci-fi di FF. Questo è uno di quei casi in cui il mio interesse per l'aspetto narrativo di un LG avrebbe potuto indurmi a dare un voto decoroso, ma l'aspetto game "entra in azione" molto prima e mi ha impedito di apprezzare quel che c'era di buono. Per quanto riguarda la versione italiana, a parte i toni talvolta eccessivi, penso però che il voto 1 rimanga valido: per l'originale, posso pensare a qualcosina in più, senza però arrivare al 6.
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