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Ogni Maledetta Domenica (1999)
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BREVE SINOSSI: Tony D’Amato (Al Pacino), coach della squadra di football dei Miami Sharks, è un allenatore di vecchio stampo: in passato ha vinto molto, e non sente il bisogno di adeguarsi ai tempi che cambiano, anche se questo vuol dire fronteggiare le critiche dei commentatori sportivi e dei dirigenti della squadra - tra cui Christina Pagliacci (Cameron Diaz), la giovane amministratrice - che lo accusano di essere ormai superato. Purtroppo per lui, la stella della squadra, il veterano Jack “Cap” Rooney (Dennis Quaid), subisce un grave infortunio alla schiena che ne pregiudica la stagione. Quasi dal nulla, però, sbuca fuori un giovane quarterback di colore dal grande potenziale, Willie Beamen (Jamie Foxx), il quale tuttavia gioca in modo troppo egoista e presuntuoso, a discapito della squadra. Rimetterlo in riga sembra un’impresa, anche perché i risultati, almeno all’inizio, danno ragione al ragazzo. Finchè i compagni, stanchi dei suoi atteggiamenti, non gli voltano le spalle.

Ogni Maledetta Domenica.
“Any Given Sunday”.
Aaah, lo dico subito: ho adorato questo film. E’ una delle poche opere non d’argomento politico che Oliver Stone ha girato nella sua carriera, ma secondo me non è certo meno impressionante dei vari “Platoon”, “JFK” e “Nato il 4 Luglio”, pur rappresentando un genere così diverso. Questo perché una squadra di football americano è in fin dei conti un microcosmo che può ben rappresentare la vita: costretti a vivere a stretto contatto con gli altri, bisogna imparare a dare il massimo per il bene di tutti, non solo per se stessi. Il ‘semplice’ gioco del football, in questa pellicola, sembra divenire una fulgida e a tratti spietata allegoria, usata per raffigurare problemi e situazioni insiti nella vita reale: lo stadio come l’arena del quotidiano, in cui tutti vogliono primeggiare (ma nessuno vi può davvero riuscire senza l’aiuto degli altri), ed in cui tutti sgomitano per fare qualcosa che piace (finché non vi riescono, e scoprono che non è poi così divertente). Non è un caso, infatti, che solo quando il giovane Beaman-Foxx inizia a capire quale sia la vera essenza del gioco, anche la sua vita torna sui giusti binari. Una morale decisamente semplice, forse perfino banale, ma tutto sommato funzionale.

Il football americano che c’illustra Stone non è quello patinato e spettacolare di, ad esempio, “Jerry Maguire”: è pieno di botte, scontri, incidenti gravi, errori pesanti e placcaggi duri. È un football spesso più percepito che visto: grazie alle molte soggettive e all’insolito montaggio, infatti, si ha quasi l’impressione di essere sul campo, di avere un casco calcato in testa e di non capirci niente, proprio come probabilmente accade ai veri giocatori. Ciò rende forse poco comprensibili le sequenze di gioco a chi non conosce il regolamento, ma anche loro saranno tranquillamente in grado di apprezzare l’efficacia di certe scene. Non sapere nulla di football, dunque, non pregiudica affatto la visione di questo film, e ciò è un bene. Una delle cose che più ho apprezzato, tra l’altro, è l’adattamento dei dialoghi e dei termini tecnici. Gelidi brividi mi correvano lungo la schiena al solo pensare di ritrovarmi con i mitici quarterback ridotti a banali “capitani”, o roba simile. Invece il doppiaggio italiano sembra molto curato, mostrando un - per certi versi sorprendente – certo grado di rispetto verso uno sport che non fa parte della nostra cultura.

La sceneggiatura non è affatto male, ed alterna in maniera elegante scene di gioco convulse e decisamente crude a scene più intime e riflessive, in cui assistiamo ai piccoli e grandi problemi di ogni player (dalle droghe all’alcool, dai party sguaiati all’invadenza dei media) e in cui possiamo ascoltare alcuni dialoghi ben costruiti, prima fra tutti la (a mio giudizio) formidabile analisi che coach D’Amato fa alla squadra prima della partita decisiva di Dallas: un discorso pulito, deciso, essenziale… un qualcosa che tocca le corde più intime dell’animo e che dà la carica. Da sottolineare, a questo proposito, l’ottima interpretazione di Al Pacino, che in alcuni momenti sembra sostenere sulle proprie spalle l’intero peso del film. Il resto del cast, comunque, non sfigura, reggendo bene le scene. Decisamente calzante, infine, la colonna sonora, che funge da appropriata cornice alle fasi più concitate o emozionanti della storia.

Voto complessivo: 8

Inviato il: 3/1/2009 17:11
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Il Sonno Della Ragione Genera Mostri (Francisco Goya)
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Re: Ogni Maledetta Domenica (1999)
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Un film che ho stimato fantastico. Volevo spoilerare qua il discorso finale di Al Pacino ma ho cambiato idea, la lettura (o l'ascolto, se si vede il film) è un processo intimo ed è giusto che ognuno ci arrivi per conto suo. Consiglio di vederlo a chiunque.

Inviato il: 3/1/2009 18:20
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