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Re: George A. Romero & Tom Savini
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IL GIORNO DEGLI ZOMBI --- di George A. Romero

George A. Romero si è ritagliato la fama di “specialista degli zombi” perché nei suoi film queste mostruose creature assumono un ruolo decisamente più importante rispetto alle normali produzioni horror. Gli zombi sono lo specchio dell’umanità primigenia, non contaminata da secoli di civilizzazione e degrado spirituale. La loro comparsa provoca negli uomini lo scompiglio, obbligandoli a rivedere i loro rapporti mentre fronteggiano un problema di proporzioni planetarie. Il terzo capitolo della saga degli zombi, Il giorno degli zombi (Day of the Dead), è quello che condensa ed eleva all’ennesima potenza la lezione morale di Romero, quello in cui si condensa la critica più feroce e disperata verso la società americana di quegli anni.

Il militarismo dell’era Reagan è l’idolo polemico del film, ambientato all’interno di una base militare sotterranea. Un gruppo di soldati, capeggiati dal crudele e rozzo Rhodes (Joe Pilato), è stato incaricato di proteggere un’equipe di scienziati, incaricati di studiare gli zombi per individuare un rimedio. La ricercatrice Sarah (Lori Cardille) è una donna tutta d’un pezzo, determinata a trovare una cura facilmente applicabile; il capo del progetto, il Dr. Logan (Richard Liberty), soprannominato Frankenstein per la sua spiccata attitudine a sezionare i cadaveri, è invece convinto che l’unica soluzione sia “addomesticare” gli zombi. La sua teoria sembra trovare conferma in un singolo soggetto, uno zombi dalle sorprendenti capacità intellettuati cui è affibbiato lo scherzoso nome di Bub (Howard Sherman). Allevare zombi non è molto diverso dall’addestramento canino; sono necessarie delle “ricompense” e purtroppo gli zombi si nutrono esclusivamente di carne umana... Ben presto la follia di Logan è scoperta da Rhodes, che perde letteralmente le staffe. Sarah cerca l’aiuto di due ausiliari civili, il pilota John (Terry Alexander) e il radioamatore Billy (Jarlath Conroy). Proprio quando sembra che non ci sia via di scampo, accade qualcosa di incredibile; il soldato Miguel Salazar (Antone Di Leo), da tempo soggetto a crisi nervose e recentemente morso da uno zombi, si immola per permettere ai morti viventi di invadere la base. Segue la consueta ecatombe finale.

Il giorno degli zombi punta più sulla recitazione che sull’azione, infatti il numero di personaggi è largamente superiore a Zombi e le performance sono discretamente curate. Accanto ad un T.Alexander strepitoso, ad un R.Liberty memorabile e ad una L.Cardille di granito, c’è purtroppo un J.Pilato un tantino eccessivo. Il suo personaggio non mi convince del tutto; a tratti è impossibile prenderlo sul serio, così come avviene per A. Di Leo. La trama è condotta a suon di dialoghi efficaci e curati, spesso ricchi di stimoli e condanne verso l’egoismo, la banalità, l’aridità morale e, soprattutto, l’inutile sforzo dell’umanità per complicare indefinitamente i rapporti sociali e la burocrazia.

In mancanza dei Goblin, John Harrison compone una colonna sonora non strabiliante ma più che adeguata, che sottolinea ogni momento con una musica appropriata. Gli effetti speciali, ancora una volta ideati dal geniale Tom Savini, sono più elaborati ed evoluti rispetto a sei anni prima; questo è fondamentale per dare realismo al primo “personaggio zombie”, quel Bub che forse è l’aspetto più distintivo del film. La fotografia è sempre di Michael Gornick, però stavolta non lascia del tutto soddisfatti. Credo che questo sia imputabile alla scelta di ambientare l’intera vicenda nella base sotterranea, i cui ambienti dopo un po’ risultano monotoni e claustrofobici. C’è la precisa intenzione di trasmettere queste sensazioni, ciononostante l’economia del film ne risente moltissimo. L’unico enorme difetto che attribuisco al terzo capolavoro di Romero è quello di non variare gli scenari, di chiudersi in un circolo vizioso di luoghi e pensieri che dopo un po’ viene a noia.

Più lo si guarda, più Il giorno degli zombi si impone allo spettatore, facendo vibrare le corde della coscienza più di quelle del brivido. Sfortunatamente le prime visioni non convincono granché e si è perfino tentati di bollare questo buon horror come un mezzo flop. Non è così; c’è moltissimo materiale su cui riflettere, ma anche del cinema di qualità, fatto di belle interpretazioni ed ottimi visuals. Non si tratta del capitolo più amato dai fans, però è quello in cui Romero getta la maschera e parla a viso aperto con lo spettatore. Il monologo di Terry Alexander è un must assoluto.

Voto di gradimento: 7
Voto critico: ****

Inviato il: 18/9/2008 20:19
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