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Il concilio segreto - un background scritto per un gioco di ruolo online (3/3)
Supremo Maestro
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Terza parte: La Rinascita

Mocun rimase svenuto per molto tempo, forse quattro o cinque ore. Quando si svegliò era l'alba: il sole appena nato cominciava a scaldare il terreno e, aperti gli occhi, si rese subito conto di non trovarsi più nella palude, di non trovarsi nemmeno a Rethild; si trovava bensì in una piccola costruzione in pietra, a tre piani, ma non sapeva bene in quale punto di Faerun.
Lui era al pian terreno e aveva un gran mal di testa, non riusciva a ricordare come era arrivato qui e perché non si trovava più nella palude. Mentre pensava sentì un rumore provenire dal piano di sopra, si apprestò a salire la scala e si ritrovò davanti una curiosa scena: tre bambini dormivano in un lettone e uno dei suoi amuleti si trovava per terra ai piedi del letto.
Lo raccolse e una strana sensazione lo pervase, ora ricordava di essersi trovato in un luogo, ma era vero? Oppure era stato un sogno? E allora che ci faceva qui? Chi ce lo aveva portato? Ricordò inoltre una oscura voce e solo ora la associò ad uno dei suoi avi...forse era la voce di Sir Gald che gli aveva parlato? oppure Horance in persona? Domande, domande, ma nessuna risposta.

Mocun guardò i tre fratellini e si ricordò di tutto quel sangue, e di quei quadri...sì i quadri, la sua vita, il suo futuro e la sua morte. L'ultimo quadro l'aveva avvertito che sarebbe morto, e allora cosa fare? Ribellarsi al fato non si poteva, ma doveva fare in modo che la tradizione di una gloriosa famiglia rimanesse intatta. Mocun però non aveva avuto il tempo di sposarsi, avere dei discendenti.
Forse c'era un senso in tutto ciò. Forse non era un caso. Forse era davvero Sir Gald che lo aveva portato lì, che sapeva che sarebbe morto senza discendenti e che la Suprema Arte sarebbe finita con lui...e questi tre fratelli erano il passaggio, il dono di Sir Gald nei confronti di uno sfortunato pronipote.
Mocun pianse di nuovo, ma stavolta di gioia. Gli sforzi di suo padre, che aveva dato la vita per questo, non erano stati vani.
Lathor si svegliò per primo, seguito a ruota da Alex. Ernick si svegliò per ultimo, dopo qualche minuto. Lathor vide Mocun piangere e gli chiese: “Perchè stai piangendo?”. “Non sto piangendo, piccolo. Voi siete il dono di un grande uomo, e continuerete la storia che va avanti da più di 100 anni”. I tre rimasero un po' sorpresi con aria curiosa. “Non ci pensate, ora tornate a dormire”. I tre piccoli non se lo fecero ripetere due volte.

Mocun sapeva che le prime cose da insegnare ai bambini erano leggere, scrivere e meditare. E così fece. Non sapeva quanto ancora aveva da vivere e quindi cercò di fare il più in fretta possibile e per fortuna era aiutato dai tre fratellini che sembravano apprendere al volo ogni cosa, sembrava che le cose le sapessero già inconsciamente; forse era davvero così.
In un anno già avevano appreso i primi rudimenti della magia, meditazione e concentrazione. Impararono presto il runico, iniziarono a cacciare nella foresta dopo appena due anni. Lo stesso Mocun rimase strabiliato dalla loro forza e determinazione.

Il tempo passò velocemente. Così velocemente che Mocun quasi non si rese conto di aver raggiunto i ventotto anni. Una sera si mise sul letto a pensare: aveva forse sbagliato? Il quadro diceva chiaramente che dopo aver trovato i tre fratelli sarebbe sopraggiunta la morte. Eppure erano passati ben sei anni da allora, i bambini erano diventati ragazzi di tredici e dodici anni ed erano già stati iniziati alla Suprema Arte.
Quella stessa sera apparve Sir Gald in sogno a Mocun: “Mocun, nipote mio, hai fatto il tuo dovere, i tre fratelli sono iniziati. Ora se la caveranno da soli, perché come tu ben sai un vero necromante diventa tale quando riesce a ricercare da solo il proprio destino e il proprio oggetto di studio. Devi lasciarli, devi fare questo per il loro bene e per il bene della nostra famiglia, il tempo di ritrovare tuo padre è dunque arrivato”.
Mocun si svegliò di soprassalto; era notte fonda. Si alzò; sapeva che era il momento giusto, sapeva che non avrebbe potuto fare altrimenti. Prese dal suo baule personale quattro dei dodici amuleti che aveva ereditato dal padre. Si mise al lavoro e fece due copie di ognuno di questi e li lasciò sopra il tavolo. Non li fece tutti perché avrebbero dovuto viaggiare e lottare per trovare i rimanenti: questo li avrebbe fortificati ancora di più e li avrebbe portati a dominare completamente la Morte. Era la sua ultima lezione.
I rumori di Mocun avevano svegliato i tre ragazzi che erano scesi di sotto. “Padre?!?”. “Non abbiate paura, tornerò presto, ho una missione da compiere. Vi lascio questi quattro amuleti che compreso il vostro diventano cinque. Vi serviranno per difendervi dagli orsi e dagli orchi durante la mia assenza”. “Ma....”. “Continuate ad allenarvi, quando tornerò voglio vedervi ben in forma”, disse Mocun che trattenne a stento le lacrime.
“Tornerai?” disse Ernick quasi piangendo. Mocun non rispose e gli fece un bel sorriso. Aprì la porta e senza girarsi indietro cominciò il lungo viaggio. I tre fratelli non avrebbero mai più rivisto il loro padre adottivo.

Passarono gli anni. Lathor, essendo il più grande, aveva preso in mano la situazione e aveva esortato i due suoi fratelli a non mollare e a continuare a studiare. E così fecero nella speranza, sempre più debole mese dopo mese, che un giorno il loro padre sarebbe tornato a vedere quanto erano diventati bravi e forti.

Passarono così gli anni dell'adolescenza per i tre che un giorno decisero di separarsi e di continuare ognuno per la propria strada, finché non avessero trovato qualcosa che li avrebbe riuniti di nuovo.
E quel qualcosa un giorno capitò. Quasi per caso Ernick si ritrovò a spulciare in un vecchio baule che appartenne al suo padre adottivo e che per vari motivi avevano buttato in cantina. Dentro questo c'erano alcune copie dei libri che aveva già studiato anni prima e alcune fiale di sangue ormai secco.
Tirando fuori tutto si accorse però che c'era una specie di doppio fondo, perché il legno ormai vecchio stava cedendo e offriva quindi la scoperta di questo fondo nascosto. Ernick ruppe il fondo finto e trovò lì sotto un libricino scritto anch'esso in runico, ma con la inconfondibile calligrafia di Mocun! Preso dall'emozione si mise subito a leggere.
“In questo libro voglio raccontare la storia della famiglia discendente dal Gran Consigliere della Magia della Città Di Neverwinter di oltre cento anni fa, l'illustre Sir Gald, narratami da alcuni appunti di mio padre. Gald fu tra i primi Necromanti di tutta Faerun in quanto discepolo del grande Lich Horance. Ma andiamo per ordine.......”
Ernick rimase affascinato dalla storia e in particolare trovò spunto di particolare interesse in un passo: “Dopo essere diventato Maestro della Suprema Arte, Sir Gald si mise d'accordo con alcuni suoi colleghi consiglieri che avevano seguito insieme a lui in gran segreto le lezioni di Horance. Fu così che fondò una setta segreta, che prese il nome di *Concilio delle Anime Morte*, che aveva il solo obiettivo di far sviluppare nuovi iniziati e nuovi Maestri. Il sogno di Sir Gald era quello di poter insegnare liberamente l'arte a coloro che volevano provarci senza per questo essere perseguitati dalle autorità”.
Ebbene, Ernick aveva trovato il modo di riunire i tre fratelli e iniziare una nuova era per i Necromanti di tutta Faerun.

Dopo varie ricerche ritrovò i due fratelli: Lathor si trovava a nord di Neverwinter, mentre Alex era a porto Llhast. Tennero una riunione ed Ernick parlò loro di quel libricino ritrovato e della storia della famiglia del loro padre. “Che cosa vorresti fare?”, chiese Alex. “Voglio rendere vivo il Concilio che nacque oltre cento anni fa e il cui fondatore fu un avo del nostro padre adottivo”.
“Va bene, Ernick, io ci sto”, disse Lathor con fermezza. “E sia”, rispose Alex. Tesero la mano in un patto e una sensazione di deja-vu pervase i loro corpi. Subito dopo il loro amuleto dell'avambraccio destro si strinse forte e da una vecchia cicatrice sgorgò del sangue.Tanto sangue.
Una risata compiaciuta invase il territorio circostante. E nulla sarebbe stato come prima.

Allega:



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Inviato il: 25/10/2006 11:16
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Re: Il concilio segreto - un background scritto per un gioco di ruolo online (3/3)
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Che anima in pena, questo Mocum! Una vita inutile in sé, il cui solo scopo era fare da tramite tra suo padre e i tre fratelli. Davvero triste, a pensarci, comunque in linea con i poteri oscuri che orbitano attorno al CAM. Un tantino sbrigativa la parte che riguarda i fratelli, secondo me.

Alla fine, il gioco avrebbe avuto come protagonisti questi tre necromanti, ma non se ne è fatto nulla? Peccato!

Inviato il: 25/10/2006 16:34
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Di idee morali non ce ne son più, oggi; e quel ch’è peggio, pare che non ne siano mai esistite. Sono scomparse, inghiottite sin nei loro più piccoli significati... Da L'adolescente di F.Dostoevskij
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Re: Il concilio segreto - un background scritto per un gioco di ruolo online (3/3)
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Già, concordo con te sulla parte dei tre fratelli, ma le incombenze dell'iscrizione della gilda di allora ne hanno fatto venire fuori un'ultima parte un po' sbrigativa. Si, il fulcro del gioco sarebbero stati i tre fratelli che avrebbero ricreato questo concilio. Il ruolo di Mocun effettivamente sembra di passaggio, ma se ci pensi Mocun è veramente morto?

Inviato il: 25/10/2006 19:39
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Re: Il concilio segreto - un background scritto per un gioco di ruolo online (3/3)
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No, effettivamente Mocun (scusa per il precedente refuso) non è morto, perlomeno non ancora. Un master può tirare fuori un sacco di avventure, prima che il suo destino si compia. Nell'ambito della necromanzia, la morte non è detto che sia la fine di tutto.

Inviato il: 26/10/2006 10:50
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