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Il Corvo (1994)
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Scrivere una recensione per un film come “Il Corvo” non è stato semplice. Questo perché si tratta di un’opera su cui si è dibattuto molto, sia quando è uscita nelle sale (è un film del 1994), sia in seguito. Ho perfino dato un’occhiata ai vari siti di cinema in modo da poter leggere il parere degli spettatori, per avere una visione più globale del fenomeno-Corvo. Quel che ne è venuto fuori è che vi sono sentimenti contrastanti riguardo questa pellicola, idee contrapposte che tendono a dividere le opinioni in due fazioni ben distinte e decisamente agguerrite: da una parte il nutrito stuolo di inossidabili fan di Eric Draven, secondo cui ‘The Crow’ è uno spettacolo mirabile, romanticamente dark e che tocca l’anima nel profondo, e dall’altra il partito dei ‘maturi-realisti’, ovvero di coloro che reputano questo lungometraggio una immane vaccata, stracolma di clichè, pessimamente recitata e con una trama mediocre.

Dopo averlo rivisto - ad anni di distanza dalla prima volta - ho il sospetto che Il Corvo rientri in quella speciale categoria di film che corrisponde ad entrambe le descrizioni, ovvero che in realtà non abbiano torto né i suoi ammiratori, né i suoi detrattori. Paradossalmente, può essere considerato un film cult, ma anche una pellicola nulla più che modesta.

La trama in due parole:

Detroit. Eric Draven, leader di una rock band emergente, sta per coronare il suo sogno d’amore: tra pochi giorni sposerà Shelly, la sua fidanzata. Ma il destino ha in serbo per lui qualcosa di atrocemente diverso. La notte del 31 ottobre, la “Notte del Diavolo”, una banda di efferati criminali uccide in modo brutale sia lui che la sua amata. L’anima tormentata di Eric viene però “scelta” dal mitologico Guardiano della Morte (sottoforma di un corvo) affinché possa vendicarsi. Esattamente un anno dopo, infatti, Eric torna sulla Terra, a caccia dei suoi assassini. Uno ad uno, i miserabili periscono sotto i colpi del protagonista, fino al finale ottimistico-che-più-non-si-può in cui Eric porta a termine la sua vendetta eliminando anche il capo dei malvagi e riesce, dunque, finalmente a riposare in pace.

Come si può vedere, la trama in sé per sé non rappresenta niente di particolarmente significativo o di clamorosamente originale: c’è il protagonista che fa la sua vita, c’è l’antagonista che arriva e distrugge quel che ha il protagonista, c’è il protagonista che ha la sua rivincita sull’antagonista.
Un intreccio semplice, lineare, forse ordinario. Il che può rappresentare un male, ma forse anche un bene. Dipende molto dal punto di vista di chi osserva, secondo me. Nel senso che molte delle grandi storie dell’uomo, quelle su cui basiamo molti degli insegnamenti da tramandare, non narrano eventi complessi, ma giungono dritti al cuore proprio grazie alla semplicità ed all’immediatezza. Le favole, ad esempio, usufruiscono di questo indubbio vantaggio: sono metafore senza troppi fronzoli, ideate per educare, per erudire e divertire allo stesso tempo.
Potremmo dunque paragonare “Il Corvo” ad una moderna favola dark? Forse sì. Vi è però ne “Il Corvo” una tale dose di violenza e di degrado morale da arrivare a stranire un pubblico non abituato a certi livelli di grossolanità. Un profluvio di improperi esce dalle bocche dei delinquenti e di chi sta loro intorno, e di certo, a voler ben guardare, l’esempio non è dei più edificanti, in particolare per qualche ragazzino impressionabile. C’è tuttavia da dire che l’intento probabilmente è quello di rappresentare in modo cruento il grado di disfacimento morale a cui i malvagi sono giunti, e per rafforzare quindi la netta separazione che divide Eric (il Buono) da loro (i Cattivi della storia). E, forse, di denunciare anche il grado di deriva morale della società attuale, fuori controllo tanto oggi quanto quindici anni fa. Ricordiamoci che il film, come detto, è del 1994. Siamo dunque nel periodo in cui Kurt Cobain, i Soundgarden ed il genere Grunge in generale hanno appena sconvolto il panorama musicale mondiale, in cui il sentimentalismo della New Romantic dei Duran Duran è stato definitivamente accantonato per far posto alla rabbia, alla frustrazione ed alla diffidenza. Un periodo di mutamenti repentini, in cui le grandi dittature stanno crollando una ad una, e in cui lo scintillante stile di vita “American Way”, forzatamente positivo e manicheista, inizia progressivamente a perdere colpi, sostituito da uno scetticismo venato di sfiducia e disillusione.
E’ in questo contesto che si muove Eric Draven. In un mondo in cui le speranze sono state picchiate, derise e stuprate. Sono ancora vive, sì, ma respirano a fatica, schiacciate sotto l’autoritario stivale chiodato del cinico disincanto. Non deve dunque stupire se la pietà, nel “revenant” Eric, non trova posto. Il protagonista, protetto dalla volontà ultraterrena del Corvo, insegue e abbatte inesorabilmente le sue vittime, senza rimorso né compassione alcuna. Ed è francamente una reazione comprensibile. Non giustificabile (la violenza non è mai la soluzione), magari imperdonabile da un punto di vista religioso, ma comprensibile sì, in quanto i sentimenti di ‘vendetta’ e ‘punizione dei malvagi’ albergano più o meno inconsciamente in ognuno di noi.

Se la lettura del film, come si è visto, può essere ambivalente, diverso invece è il discorso relativo al successo della pellicola, superiore anche alle più rosee aspettative.
Anche qui, alcuni affermano che l’unico vero motivo dietro alla popolarità del film è da attribuire alla tragica scomparsa dell’attore protagonista, Brandon Lee, durante le riprese.
A mio personale avviso, questo può anche essere in parte vero. L’interesse morboso dei media riguardo la morte di Lee ha sicuramente attirato l’attenzione degli spettatori, favorendo quindi “Il Corvo” ad ottenere incassi maggiori del previsto. Ma, come detto, “The Crow” è un film intrinsecamente figlio del suo tempo, legato in maniera vivida alle esclusive sensazioni di quegli anni. Ha saputo cogliere, anche solo superficialmente, lo stato d’animo di milioni di teenager d’inizio anni ’90, e questo non può che essere un pregio. E’ un prodotto destinato principalmente a loro, agli adolescenti. A loro si è rivolto e questi hanno risposto in massa, entusiasticamente, avvinti da una storia tenebrosa in cui l’eroe invincibile combatte il Male per vendicare la morte della donna amata. Tutto scioccamente sentimentale, una patetica favola senza arte né parte, direbbe qualcuno. Una storia per ragazzini, forse. Ma a quell’età, se ci si sofferma a pensare, questo è esattamente ciò che si prova: ci si scontra per la prima volta con le emozioni più profonde della vita, con i primi amori, le prime abissali delusioni, e tutto sembra così grande, così infinito… Chissà, magari è stato solo per caso, fatto sta che in quel momento ha funzionato.
Dico “in quel momento” poiché i successivi sequel non hanno avuto alcun successo. Forse troppo miseri perfino rispetto al poco più che discreto primo capitolo, o forse a causa del passare degli anni: non è più il ’94, i sentimenti stanno nuovamente mutando, forse non è più l’ora del tragico eroe solitario che combatte per amore. Non in quel modo, almeno.

Oggi “Il Corvo” può rappresentare a tutti gli effetti un esempio di film “superato”, sia dal punto di vista narrativo che stilistico. Uscisse adesso, nel 2007, probabilmente verrebbe bollato come “pacchianata soft-dark” e spedito nel dimenticatoio senza molti rimpianti, anche a causa dei dialoghi poco ispirati e dei numerosi clichè, che effettivamente rendono la visione moderatamente indigesta. Ma allora, nel 1994, ha presumibilmente rappresentato una valvola di sfogo per una generazione disagiata, nevrotica e frustrata… ed in effetti questo è già qualcosa, per una pellicola prodotta originariamente senza eccessive pretese.

Nota Bene: se volete realmente conoscere Il Corvo, consiglio la lettura del fumetto omonimo da cui è stato tratto il film. Come spesso accade, la trasposizione cinematografica non fa onore all’originale cartaceo.

Voto complessivo: 7 o 5, a seconda se siate o meno amanti di questo genere.

Inviato il: 16/10/2007 14:56

Ultima modifica di =Dr.Scherzo= il 16/10/2007 19:07:50
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Re: Il Corvo (1994)
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Accipicchia! Più che una recensione sembra quasi un saggio critico su "il Corvo". Molto interessante e ricca di note originali.

Confesso di aver visto il film 1 volta soltanto e di ricordare solo parzialmente le scene (nonostante il successo che il film ha realmente avuto), ma è bastato leggere la recensione per recuperare alcune scene dimenticate.

Eh sì, proprio anni bui i primi Novanta, dove si era esaurito l'artefatto ottimismo degli Anni Ottanta, era degli yuppies e degli ultimi atti di Guerra Fredda tra USA e URSS. Dalla caduta del muro in poi il mondo cambia, non tanto nella sostanza, quanto nel modo di pensare. Questo si nota nei film usciti in quel periodo, sempre più disincantati, crudeli e cinici nel trattare temi anche un po' scabrosi. "Il Corvo" è un film sul problematico argomento della "giusta vendetta", stavolta inserito in un contesto oscuro e triste (diverso da quello del recente Kill Bill).

Onestamente il film mi è piaciuto quando l'ho visto, ma non al punto da volerlo rivedere a breve. Qualcosa mi aveva colpito ma senza entusiasmare eccessivamente. Temo dipenda proprio dalla mia visione tardiva; forse all'epoca lo avrei apprezzato di più e sarei finito pure io nella vasta schiera degli idolatri... Ne deduco che è stato un bene.

Si tratta di un'opera meno influente di quel che si crede, però caratterizzata da qualche buona trovata, come la scelta del protagonista. Lo sfortunato Brandon Lee è morto durante le riprese, diventando una figura tragica come Kurt Cobain (prontamente citato nella recensione)... e mitizzato per essere morto (come se fosse una cosa strana, solo perché avvenuta in modo particolare). Erano altri tempi, con altri valori e scarse prospettive. Adesso il mondo è diverso e certe cose non interessano più. "Il Corvo" resta lì a ricordarci come eravamo, perciò in fin dei conti è valsa la pena girare questo film.

Inviato il: 16/10/2007 22:30
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Di idee morali non ce ne son più, oggi; e quel ch’è peggio, pare che non ne siano mai esistite. Sono scomparse, inghiottite sin nei loro più piccoli significati... Da L'adolescente di F.Dostoevskij
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Re: Il Corvo (1994)
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Il Corvo è sicuramente uno dei miei film preferiti di sempre e questo nonostante la trama del film sia piuttosto infedele a quella del fumetto da cui è tratto (cosa che a me normalmente fa inc@zz@re parecchio).

Ribadisco comunque ciò che ha scritto =Dr.Scherzo= : se volete davvero godervi la storia cercatevi il fumetto perchè a mio parere è davvero una figata.

Inviato il: 30/10/2007 8:23
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Re: Il Corvo (1994)
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Ribadisco comunque ciò che ha scritto =Dr.Scherzo= : se volete davvero godervi la storia cercatevi il fumetto perchè a mio parere è davvero una figata.



quoto perchè sono d'accordissimo, il film è buono, ma il fumetto è un'altra cosa....straconsigliato

Inviato il: 12/11/2007 16:09
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