Avventure Stellari — recensione di EGO
EGO · 25 maggio 2008 · 5/10
La pubblicazione di Avventure Stellari ( Star Challenge ), dell’americano Christopher Black, da parte di E.Elle risale all’infanzia dei librogame in Italia, cioè al 1986. E’ il periodo in cui l’editore sonda il mercato con la massima varietà di proposte, puntando specialmente al pubblico più giovane, e più giovane di quello di Avventure Stellari non potrebbe esserci: la collana ha un’ambientazione fanta-spaziale, tanto in voga all’epoca, ma soprattutto non ha alcun regolamento di sorta. A tutti gli effetti, questa serie costituisce l’alternativa E.Elle a Scegli la tua avventura , che compare nelle edicole per conto di Mondadori nello stesso periodo. Le due infatti condividono esattamente la stessa impostazione, evidenziando come in America la concezione principale del libro-gioco fosse quella del semplice racconto a bivi. In Avventure Stellari ci troviamo nell’anno 2525, in un futuro lontano in cui gli uomini dominano le stelle e hanno istituito una Rete dei Mondi Intergalattici. La sorveglianza dei mondi è responsabilità della base Nebula, che invia i suoi agenti dovunque ci siano problemi o disordini. Il lettore interpreta proprio uno di questi agenti, che in realtà è giovanissimo, come dimostrano le illustrazioni e come vuole la tradizione di questo genere di libri, pensati per i bambini e quindi volti ad aumentarne l’immedesimazione con protagonisti di età paragonabile. L’assistente che ci accompagna nelle nostre missioni è un simpatico robot chiamato 2-Tor, che suona come ‘Tutor’; peccato che in italiano il gioco di parole non funzionasse e il nome sia perciò stato cambiato in Tor-2. Le missioni affidate al nostro agente di Nebula sono le più varie, perché in questi libri tutto è possibile. Infatti il racconto non segue una logica prestabilita, ma si costruisce in base alle decisioni del lettore: esse non determinano la reazione di luoghi, persone ed eventi, bensì la loro stessa natura. I bivi di questo tipo di libri conducono proprio a storie diverse: per esempio, in base al percorso scelto, gli androidi che minacciano la galassia potranno essere dei veri automi in guerra contro gli umani, oppure rivelarsi dei semplici ologrammi manovrati da una mente dietro le quinte. Pertanto ogni volume è costituito da un certo numero di piccole storie che si trovano a condividere alcune pagine, per poi separarsi laddove decidiamo di far prendere agli eventi una piega diversa. Non c’è nessuna strada “giusta”, perché di fatto lo sono tutte, a meno che non si arrivi ad un finale negativo, che a fondo pagina porta in tutte maiuscole un significativo SKIANT! (in inglese è un più polivalente ZAP!, ma erano altri tempi) La vera differenza tra Avventure Stellari e Scegli la tua avventura , oltre all’ambientazione fissa, è l’assegnazione di un punteggio a ciascuno dei finali, forse in omaggio ai videogiochi di astronavi che negli anni Ottanta cavalcavano ancora la lunga onda del successo di Space Invaders . Ogni volume di questa serie ha 115 pagine-paragrafo, e la 115 contiene appunto l’elenco dei finali con relativi punteggi e valutazione complessiva. Purtroppo non c’è nessun legame tra il finale raggiunto e il giudizio che gli viene attribuito, salvo per quelli in cui si fa una figura barbina; di solito, anzi, i finali valutati meglio non sono affatto i più belli e soddisfacenti. Una bella idea poteva essere quella di valutare nel modo migliore i finali messi a concludere i percorsi più lunghi, e quindi più difficili da seguire fino alla fine senza interruzione; in questo modo il lettore sarebbe stato incentivato a scoprire pagina dopo pagina i racconti più completi, e avrebbe ricevuto un premio. Invece così non c’è nessuna logica nell’attribuzione dei voti, così come spesso non ce n’è nelle scelte che vi conducono. Il risultato è che i volumetti di Avventure Stellari sono delle letture un po’ usa e getta, scarsamente approfonditi perché, come accade nella serie Mondadori, l’appeal principale è la quantità di storie e di finali a disposizi…