Blood Sword — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 2 gennaio 2008 · 10/10
Titolo originale : Blood Sword Autori : Dave Morris, Oliver Johnson e Jamie Thomson Illustrazioni : Russ Nicholson Copertine : Russ Nicholson e Danny Flinn Mentre mi accingo a parlare di Blood Sword so di addentrarmi in un ginepraio. Si tratta di una delle serie più conosciute ed amate tra quelle edite in Italia, nonché di un prodotto rivoluzionario nell’ambito dei librogame che si distingue anche per la buona qualità. È facile ammettere Blood Sword nella hall of fame dei migliori librogame, mentre l’argomentazione di questa decisione è più ardua e controversa, visto che la serie è troppo articolata per prestarsi a rigide categorie di valutazione, dotate di vane pretese di oggettività. In primo luogo vorrei porre l’accento su ciò che spesso passa in secondo piano: la storia e l’ambientazione di Blood Sword . In base al numero di volumi e soprattutto a quello delle pagine, si tratta della saga più ampia prodotta nell’universo dei librogame, fatta debita eccezione dell’enorme serie Lupo Solitario . Molto spazio è occupato dalla gestione delle meccaniche, tuttavia gli autori (in particolare Dave Morris) sono ben consapevoli che il librogame deve essere piacevole da leggere, oltre che da giocare. Su questo aspetto la serie non ha punti deboli, nemmeno nel primo capitolo in cui non si intuiscono ancora i presupposti per una saga; ogni volume aggiunge tasselli preziosi, siano essi ambienti, personaggi, miti e leggende, liberamente attinti dal patrimonio storico e culturale dell’umanità. Questo mondo fantasy che pare un collage ricorda da vicino i romanzi di Conan il Barbaro , eroe mitologico quanto i protagonisti di Blood Sword , ma trae ispirazione da tutte le fonti possibili, tra cui la saga di Elric di Melniboné . Non è solo la presenza di due spade gemelle a far pensare ai racconti di Moorcock, ma anche l’instancabile antagonista Icon l’Empio, una figura che ricorda un altezzoso melniboneano, o uno stregone di Pan Tang. Morris e Johnson non si accontentano della forza del mito e del fascino della filosofia, ma vogliono anche fede, speranza e carità. Dal terzo volume in poi si fa vivo il tema della Vera Fede, specchio del Cristianesimo, e il recupero della spada Blood Sword diventa una missione sacra per salvare il mondo dall’eterna dannazione. Sebbene sia in atto una lotta serrata tra Bene e Male, la trama non lascia trapelare una concezione manichea; al contrario, il mondo di Blood Sword offre le stesse ambiguità della società umana, per cui c’è spazio per posate riflessioni su temi quali sacrificio, devozione, tolleranza religiosa e libero arbitrio. Il fatto di trattare argomenti profondi all’interno di una saga librogame, tra l’altro magnificamente scritta, è già sufficiente ad annoverare l’opera tra le più ardite ed influenti nel suo genere. Ma non è certo finita qui. Il secondo pregio di Blood Sword è la struttura, caratterizzata dal perfetto impiego del formato librogame e dall’invenzione di espedienti rivoluzionari ed estremamente efficaci. La serie può essere giocata da soli con personaggio singolo, da soli come uomo-squadra (con tutti e quattro i personaggi) o in più giocatori, fino ad un massimo di quattro. Sono previsti quattro tipi di Avventuriero : Guerriero , Ladro , Saggio e Stregone , ciascuno dotato di un proprio bagaglio di Abilità Speciali e di determinati pregi e difetti. Più che sulle Abilità finalizzate al combattimento, vale la pena soffermarsi sulle scelte esclusive che i volumi riservano a questo o a quell’altro Avventuriero . Ciascuno ha il suo modo di affrontare le situazioni: lo Stregone può convocare un demone servitore, lanciare l’incantesimo Predizione o Rivela-Incantesimi ; il Saggio può esorcizzare gli spiriti malvagi, legge nel pensiero ed è un esperto conoscitore di usanze, miti e leggende; il Ladro è un truffatore matricolato, che ne sa una più del diavolo; il Guerriero è il meno sfruttato sotto questo punto di vista, poiché i suoi problemi li risolve combattendo o facendo sfoggio della sua f…