Bloodbones — recensione di Yvorian

Yvorian · 4 gennaio 2014 · 8/10

Forse questo è il mio gamebook preferito tra quelli scritti da Jonathan Green, e sicuramente è tra i miei Fighting Fantasy preferiti. Ci troviamo di fronte ad un classico true path, come vuole la tradizione di questa collana. Di diverso rispetto al solito si ha un'indicazione di background del protagonista, i cui genitori sono stati trucidati anni fa dal feroce pirata Cinnabar, noto come Bloodbones. Il protagonista, messosi sulle tracce del pirata per consumare la sua vendetta, scopre che nel frattempo è stato ucciso, ma che qualcuno vuole riportarlo in vita. Bloodbones è una storia di genere piratesco, purtroppo molto poco rappresentato nella collana Fighting Fantasy (l'unico altro di cui conosco l'esistenza è Seas of Blood, tradotto in Italia come "Il Covo dei Pirati" nella collana 'dimensione avventura'). In quanto rappresentante del genere, dal punto di vista dei topoi narrativi decisamente non delude. Abbiamo pirati, navi fantasma, colossali leviatani dei mari, voodoo, zombi, maledizioni, isole selvagge, tribù di cannibali, persino un golem composto da oro e gioielli provenienti da un tesoro (una chicca, se volete la mia opinione), e un vampiro di nome Jolly Roger. Il tutto impreziosito da illustrazione di livello decisamente alto. Dal punto di vista della trama, l'ho trovato altrettanto avvincente, e il fatto che questa sia divisa in segmenti aiuta nel cammino per il true path: nel caso ci si dovesse incagliare in un punto, basta ricominciare da quel segmento, perché se si è arrivati fin lì significa che quello che è stato fatto prima era corretto. Fortunatamente non abbiamo gli oggetti necessari al combattimento finale che si potevano trovare solo all'inizio avventura, come accadeva nel famigerato Spellbreaker. Ogni oggetto importante si trova nel segmento che si sta giocando in quel momento, o al massimo nel segmento precedente, tranne che per un unico caso. Abbiamo quindi l'avventura divisa tra un inizio in città a caccia di indizi sul covo segreto dei pirati; un inseguimento in mare; l'esplorazione di un'isola segreta; un combattimento finale. Viene fatto un frequente uso di parole d'ordine, che si ottengono compiendo particolari scelte durante la narrazione (se ad esempio si combattono i pirati di un faro che cercavano di far finire una nave sugli scogli, si ottiene una parola d'ordine che più avanti ci permetterà di reincontrare la nave che abbiamo appena salvato). Se c'è da trovare un difetto, questo sta nel fatto che i combattimenti sono frequenti e di difficoltà decisamente alta. Esistono oggetti disseminati per il libro che rendono alcuni dei combattimenti più facili, ma in generale è bene iniziare con il massimo in Skill e una Stamina decisamente alta. I tiri di fortuna save or die non mancano, e in un caso si arriva a dover tirare due dadi quattro volte e non avere mai un risultato doppio, pena una morte atroce. Questo può risultare frustrante, ma ogni volta che il mio personaggio è morto o mi sono trovato in un vicolo cieco perché mi mancava un oggetto, mi sentivo molto motivato a ricominciare e tentare un'altra strada, e questo è il meglio che si possa pretendere da un true path fatto bene. Se manca la voglia di ricominciare, è semplicemente finita. Nel complesso un'ottimo gamebook, che consiglio caldamente a chi non si scoraggia di fronte a una difficoltà alta.

Bloodbones