Caithness l'Elementalista — recensione di EGO

EGO · 17 giugno 2007 · 1/10

Questo è sicuramente il peggior librogame che io abbia mai letto. Purtroppo per lui, questo volume ha anche la sfortuna di portare il numero 1 ed essere quindi l’apripista preferenziale dell’esplorazione del mondo di Dorgan e degli innumerevoli difetti di questa serie di avventure. Non c’è motivo di parlare della missione di Caithness; tanto è solo una puerile scusa per gli stessi eventi che accadono in tutti gli altri libri, e tra l’altro ha anche ben poca attinenza col finale. Quello che invece va sottolineato è che nessun altro volume della serie riesce ad annoiare così tanto. Non succede praticamente niente: quasi tutto il libro è fatto di descrizioni che ci vogliono far capire che Caithness è come una bambina in un mondo nuovo e sconosciuto, che lei guarda con occhi perennemente sgranati: i fiori, gli alberi, le rocce, il sole, le stelle, l’acqua, i contadini, i mercanti, le città (salvo poi infuriarsi come una bestia quando non la fanno entrare nei quartieri alti. Mah). Cosa me ne frega, esattamente, se la carne secca offertale dai contadini è “la suola più atrocemente salata” che lei abbia mai mangiato? Io sono qui per giocare! Ma no, niente da fare, Gildas Sagot è troppo irretito dalla sua bravura nel saper scrivere come uno scolaretto particolarmente pedante per ricordarsi che questo è un librogame. Ma in fondo è meglio così: le capacità combattive di Caithness sono così scarse, e la sua Vitalità così ridotta, che bastano al massimo un paio di colpi per farla a pezzi. 9 di Combattività, 1D di danno, nessun incantesimo offensivo vero e proprio; Caithness è la spalla perfetta per l’avventuriero che voglia farne fuori un altro e abbia bisogno di qualcuno che abbassi i punteggi del suo avversario, ma da sola non può badare a se stessa. Tanto meglio, quindi, che non le succeda mai niente! Il nemico finale la può uccidere con un soffio, tanto vale non arrivarci nemmeno. O meglio ancora, tanto vale non aprire nemmeno il libro; se proprio si vuole sapere come finisce, si fa prima ad andare subito al 136 e a risparmiarsi lo strazio di leggere tutto il resto, dove c’è solo un sacco di turismo e una straordinaria quantità di imprecazioni terrificanti come “Fulmini e tempeste!” o “Per le ali di Mederlhin!” L’unica cosa a cui può servire Caithness l’Elementalista è fungere da palestra per capire come funziona la faccenda del Potere e qual è la successione in cui visitare i luoghi per ottenerlo. Almeno si potranno sfruttare meglio gli altri tre libri. E’ il meglio che si possa ricavare dalla lettura di questo volumetto troppo lungo per i suoi pochi paragrafi, soporifero e comunque impossibile.

Caithness l'Elementalista