Compact — recensione di EGO

EGO · 29 agosto 2007 · 7/10

Stephen Thraves è uno dei più ricercati autori di librogame del mondo. Molti dei suoi lettori vorrebbero il suo indirizzo privato, per spedirgli un pacco bomba o magari per autoinvitarsi a casa sua, senza preavviso, per una festa molto movimentata. Nel frattempo, grazie a lui, riscoprono il piacere di passare una serata davanti al caminetto con un buon libro… da buttarci dentro. Benché Thraves possa sembrare l’ultimissimo arrivato, in realtà ha cominciato a scrivere gamebooks nel 1984, e in Italia è stato pubblicato ben prima delle due famose serie EL, soprattutto dalla Giunti-Marzocco. I suoi libri, comunque, sono sempre stati rivolti ad un pubblico evidentemente molto giovane e poco smaliziato; niente di strano che gli habituè di Joe Dever e Dave Morris vogliano il suo scalpo, quindi. Eppure i suoi lavori, correttamente inquadrati e letti con lo spirito giusto, non sono così male. Compact , che già dal nome rivela alcune delle sue particolarità, è una serie piuttosto tardiva, iniziata nel 1993 e giunta in Italia nel 1994. La prima cosa che spicca di questi libri è il formato: sono più bassi di un buon paio di centimetri rispetto alle dimensioni standard, e perciò più comodi da portarsi dietro, ovunque si vada. In effetti, in qualsiasi lingua li si legga, i Compact strillano da ogni pagina la loro caratteristica essenziale: “Ideale per viaggi e spostamenti!”. L’intenzione di Thraves, che aveva in precedenza pubblicato dei libri contenenti allegati di ogni genere (schede aggiuntive, dadi, ecc), è quella di creare una serie di librogame il cui unico requisito “esterno” è qualcosa con cui scrivere; tutto il resto è contenuto all’interno del libro stesso. Le copertine dei Compact sono infatti pieghevoli, e su ogni risvolto portano stampate le schede dei punteggi e tutti gli “accessori” richiesti per giocare l’avventura del caso. Basta prendere una matita o una penna, tirare fuori il risvolto di copertina, e voilà, si ha tutto l’occorrente per giocare. Anche se bisogna dire che l’edizione italiana ci ha offerto dei libri particolarmente delicati, al contrario di quelli inglesi che sono più spessi, stampati su una bellissima carta e con un font decisamente più elegante e leggibile, e in generale più robusti e adatti alle inevitabili manipolazioni. Che l’edizione EL punti al risparmio è anche evidente negli inserti più interni delle copertine, che in inglese sono sempre a colori mentre i nostri sono, laddove possibile, in bianco e nero; una politica un po’ sconsiderata, per una serie che si basa moltissimo su un appeal e delle soluzioni di natura prettamente grafica. La struttura del gioco è, con qualche eccezione, sempre la stessa. Ci viene presentata un’avventura (dai presupposti decisamente semplicistici, e piena di ingenuità su cui soltanto un lettore molto giovane potrebbe sorvolare) durante la quale dovremo collezionare un certo numero di oggetti, di solito 5 o 6. Esiste sempre un punteggio di qualche tipo che viene ridotto quando si commette un errore: se arriva a zero la partita finisce, ma per il resto non esistono paragrafi di morte o di sconfitta immediata. Infatti lo scopo del gioco non è arrivare alla fine, ma arrivarci trovando tutto quello che si può, e possibilmente senza commettere errori; un “perfect play”, in sostanza, che prevede quindi di fare più partite e giustifica il modo in cui le scelte vengono presentate al lettore. Solitamente non esiste una logica dietro alle nostre decisioni: ci ritroviamo di fronte due, tre o anche quattro possibilità diverse, e dobbiamo pescare alla cieca. Se facciamo delle scelte fortunate, nelle prime parti del libro entreremo in possesso di tre oggetti (disegnati sui risvolti di copertina) che ci permetteranno di evitare le strade che portano ad un evento che riduce i “punti sopravvivenza”. Insomma, ci vengono dati degli strumenti che ci fanno evitare la strada sbagliata, ma che -eccetto nel volume 7- non ci mettono su quella giusta. L’unico modo per scoprire la strada migliore è…

Compact