Contagio Mortale — recensione di EGO

EGO · 4 ottobre 2008 · 9/10

Già ai tempi del Danarg i maghi Anziani di Dessi avevano accennato a una grande pestilenza che li aveva decimati nel passato. Cinque anni dopo la caduta dei Signori delle Tenebre quella minaccia torna a profilarsi sul Magnamund: i Druidi Ceneresi di Ruel stanno coltivando un letale bacillo e hanno intenzione, protetti dal relativo vaccino, di spargerlo per ogni dove in nome di Naar, il loro dio. Soltanto un Grande Maestro Ramas può possedere il coraggio e l’abilità necessari per penetrare nella fortezza di Mogaruith e distruggere le coltivazioni dei bacilli del morbo… ed esiste soltanto un Grande Maestro Ramas! Armati di quattro Arti Superiori da scegliere con oculatezza, abbiamo due percorsi per raggiungere Mogaruith. Il primo passa nella Foresta di Ruel, il secondo cerca tra le montagne il Sentiero di Skardos, una pista segreta usata dai Ceneresi. Entrambi sono lunghi, interessanti e potenzialmente mortali, ricchi di sfide notevoli. Ciò che infatti spicca molto rapidamente è la potenza degli avversari, dotati di Combattività e Resistenza straordinarie anche per un Grande Maestro, e indubbiamente il possesso delle armi magiche raccolte nei libri precedenti aiuta in modo sostanziale, anzi irrinunciabile: la saggezza Ramas può promettere quello che vuole, ma la mia esperienza sul campo mi dice che un personaggio creato da zero per l’occasione non ha nessuna concreta speranza di vincere. Anche all’interno di Mogaruith si dovranno affrontare scontri di tutto rispetto, naturalmente, e i recuperi di Resistenza sono troppo pochi. Bisogna quindi cercare di economizzare il più possibile sulle battaglie, e per riuscirci ci vorrà qualche partita più del previsto. Nonostante questo, Contagio mortale non è un revival dei Prigionieri del tempo . Impegnativo, sì, ma non ingiusto e non impossibile per chi è attento e sceglie con oculatezza il percorso e le mosse. Come in ogni primo libro di un ciclo di Lupo Solitario , l’uso delle Arti è magnificamente variegato (grazie alla mancanza di potenziamenti che ne restringano l’uso solo ai veterani) e le possibilità sono ottime e abbondanti: c’è un bivio praticamente per qualsiasi situazione, non c’è niente da cui un’Arte o un oggetto non possano tirare fuori, è possibile sfuggire i combattimenti che si rivelano troppo difficili e la continuità coi volumi passati è mantenuta dalle sporadiche richieste di qualche oggetto particolare (uno addirittura dal volume 11, che apre una scorciatoia comodissima). Molto buono anche l’uso della Tabella del Destino, seppur un po’ crudele anche lei; in particolare non riuscirò mai ad accettare il tiro al penultimo paragrafo, che ha una probabilità veramente troppo alta di morte istantanea! Contagio mortale ha un sapore che in Lupo Solitario non si provava da tempo. Il protagonista è potentissimo, eppure le difficoltà e l’ambientazione riportano la mente a quella lontana fuga nella foresta che fu la sua prima avventura; c’è davvero il gusto di un nuovo inizio. Il ritmo della narrazione è eccezionale a scapito delle enormi dimensioni del libro, uno dei più spessi dell’intera collana; interesse e divertimento non calano mai, e la rigiocabilità è molto elevata, un po’ perché si muore spesso e volentieri, un po’ perché comunque la struttura nasconde molte diramazioni e passaggi “segreti” anche forieri di bonus interessanti. Insomma, c’è proprio tutto quello che si vorrebbe da un’avventura di Lupo Solitario, e dopo i problemi della serie Ramastan ci si sente quasi viziati dal buon Dever. Due sono i difetti, la difficoltà molto elevata e il tiro mortale a un passo dalla meta; per il resto, posso solo dire che la serie Grande Maestro si apre col botto. ERRATA CORRIGE - Tra gli Oggetti Speciali trasportabili dalle avventure precedenti bisogna notare che la Mazza Ingioiellata è la Mazza d’Argento del volume 5, mentre la Cotta di Ferro è la Cotta di Kagonite trovata nel volume 12 (questo cambiamento di nome è molto grave, perché insospettabile). - Nella sezione dedicata all…

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