Crypt of the Sorcerer — recensione di EGO
EGO · 18 dicembre 2007 · 7/10
Ho letto talmente tante impressioni su Crypt of the Sorcerer prima di giocarci, che ero sinceramente convinto che l’avrei odiato. E invece non è andata così, e anzi, mi è piaciuto; però è necessario spiegare il perché delle mie aspettative. E’ presto detto: Crypt of the Sorcerer è un altro di quei libri, come Masks of Mayhem , che si possono finire solo avendo un culo pazzesco. Ma proprio pazzesco, badate. Perché qui non si tratta di riuscire in un lancio di dadi fortunato, qui si parla di un’intera avventura basata su lanci fortunati. E’ stato calcolato che un personaggio dotato di punteggi massimi ha meno del 10% di probabilità di finire il libro senza barare, ma se mettiamo in campo anche le probabilità condizionali, la percentuale arriva sicuramente a livelli molto più bassi. Non c’è scampo, non c’è spazio per l’abilità, la correttezza delle scelte, la conoscenza anticipata del libro: tutto questo è necessario, anzi indispensabile, ma qui è necessaria anche una serie di botte di fortuna che è assai improbabile riuscire a inanellare nella stessa partita. Ma parliamo prima delle cose belle. Bisogna, perché Crypt of the Sorcerer è, per quanto riguarda lo stile letterario, la trama e la scenografia, il miglior libro scritto fin qui da Livingstone. Punto e basta, non si discute. Non si erano ancora visti nei libri di Ian dei paragrafi così lunghi, curati, dettagliati, con dei bei dialoghi e delle atmosfere eccellenti, soprattutto nella prima parte. Ci sono i vari elementi tipici dei libri del nostro, tra cui le creature fantastiche, i compagni di viaggio, gli intermezzi comici, le fughe sul filo del rasoio, ma tutto amplificato e limato fino a raggiungere un nuovo livello di coinvolgimento, tanto da poter dire che per la prima volta Livingstone ha cercato di scrivere anche una storia, oltre che un’avventura di D&D. E la storia è di quelle drammatiche: da diverso tempo il cielo è buio, la luce del sole fa fatica a filtrare nel perenne crepuscolo, e da est giungono notizie nefaste. Il nostro avventuriero, preoccupato per delle voci che ha sentito, si rivolge al vecchio mago Yaztromo per chiedergli consiglio, e Yaztromo capisce che il potentissimo stregone Razaak è stato risvegliato, dopo cento anni, dalla cripta in cui era stato sigillato dopo una grande guerra tra maghi. L’ambizione di Razaak non ha confini e il suo potere è enorme; l’unico modo per sconfiggerlo è recuperare la sua spada, perduta da tempo immemorabile, e una serie di talismani che possono annullare i suoi incantesimi. Detto così, sembrerebbe una storia già sentita, ovvero… Temple of Terror (scusate, ho avuto un brivido). Però, per fortuna, ci sono diverse differenze tra le due opere: - Temple of Terror non ha trama e non ha atmosfera. C’è solo una insipida sequenza di viaggio, seguita da un dungeon talmente generico da far rabbia, alla fine del quale c’è un cattivo virtualmente anonimo. Non viene raccontato nulla. In Crypt of the Sorcerer la trama e l’atmosfera sono ottimamente rappresentate e la storia si svolge quasi come un film pieno di colpi di scena e di sequenze che un segno lo lasciano, eccome. - In Temple of Terror l’unica parte veramente bella del libro è inutile, perché si trova su una strada che manca di un oggetto vitale per finire il libro. In Crypt of the Sorcerer , invece, le deviazioni dalla strada giusta sono brevi e totalmente insignificanti, e il libro fa il possibile per farti capire che sono direzioni sbagliate. - In Temple of Terror la raccolta degli oggetti viene articolata in modo banale, quasi offensivo, con gli item che vengono usati tutti insieme contemporaneamente alla fine, e c’è una sovrabbondanza di ciarpame che fa spavento anche alla matita che deve annotarla. In Crypt of the Sorcerer ci sono diverse situazioni in cui usare gli strumenti trovati, e in modo decisamente più creativo e interessante; in più, se trovi qualcosa, in linea di massima è perché ti serve. - Temple of Terror ha nemici, combattimenti e punizioni ridicoli per…