Cuore di Ghiaccio — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 31 gennaio 2008 · 10/10

Titolo originale : Heart of Ice Autore : Dave Morris Anno : 1994 Illustrazioni : Russ Nicholson Copertina : Mike Posen Traduzione italiana : Costanza Galbardi e Fabio Accurso (1995) Le redini della serie sono nelle consapevoli mani di Dave Morris e non c’è più spazio per cadute di tono. Al contrario, l’ispirazione sembra non aver fine e porta l’autore inglese a realizzare un’opera ambiziosa nella struttura e matura nei contenuti, una sorta di lezione di stile per il collega Mark Smith che ha tentato, senza successo, di inserire tematiche serie nei librogame. Questo è Cuore di Ghiaccio , il punto di massima evoluzione di un genere che nel 1994 era ormai al tramonto. Ben due prologhi precedono l’inizio del librogame, per conferire alla storia la giusta profondità. È l’anno 2300 e l’umanità vive in attesa della fine. Nel XXI secolo l’uomo ha tentato di ripristinare gli equilibri terrestri, da lui stesso sovvertiti, avvalendosi di una rete satellitare di controllo climatico, governata da un supercomputer chiamato Gaia. Le cose non sono andate per il verso giusto. L’uomo ha perso il controllo di Gaia e da questo è scaturita la catastrofe; così si è espresso il Presidente degli Stati Uniti su Gaia: “era stata creata per essere una specie di generosa e amorevole madre del genere umano, ma adesso questa nostra madre è impazzita”. In un mondo dove alcune regioni sono sotto il ghiaccio polare e quelle immediatamente vicine sono una giungla tropicale, la civiltà umana sta scomparendo, assorbita dalla natura ostile. Ma c’è un oggetto la cui storia è già leggenda, un meteorite venuto dallo spazio recando con sé strani poteri: si tratta del Cuore di Volent, divenuto reliquia di un gruppo di terroristi che risiedeva a Du-En, nel mezzo del Deserto di Ghiaccio del Sahara. Oggi Du-En è una città perduta e nessuno vi mette piede da secoli. Su questa terra gelida non c’è niente per cui valga la pena vivere e forse la ricerca del Cuore può diventare uno scopo. Forse il Cuore potrà salvare l’umanità? La caccia è aperta, ma non sei da solo... Spero di aver dato un’idea del gustoso background che prelude a questa magnifica avventura. Il viaggio si snoda attraverso un Mediterraneo irriconoscibile, dove Venezia è una città fatta di plastica e metallo, le piramidi di Giza sono sepolte dalla neve e Marsiglia è avviluppata da una malsana giungla tropicale. Il cammino verso Du-En è costellato di incontri con personaggi strani ed inquietanti, troppo appariscenti e caratteristici per scomparire nel nulla. Infatti li troveremo alle porte della Città Perduta, spinti dalle nostre stesse aspirazioni, ma da fini nettamente diversi. In fin dei conti, qual è il nostro scopo? Saranno le nostre scelte a determinarlo, dando adito ad uno dei possibili finali. Senza dubbio la parte conclusiva, contrassegnata dall’interazione aperta con gli altri cacciatori del Cuore di Volent, è l’apice creativo di Cuore di Ghiaccio e costituisce una novità assoluta nell’ambito librogame. Il resto è in linea con lo standard migliore di Realtà Virtuale : un viaggio appassionante, ricco di eventi, oggetti e possibilità, che può articolarsi secondo tre vie distinte. Le Caratteristiche sono sfruttate proficuamente, perché permettono di differenziare una lettura dall’altra in modo sostanziale. Il medesimo percorso appare completamente diverso, grazie alle Caratteristiche che schiudono opzioni che non si potevano sfruttare nella partita precedente. Se a queste caratteristiche si aggiungono la prosa di Dave Morris, i suoi dialoghi tristi e disincantati, la visione di un futuro angosciante, i personaggi carismatici. l’ambientazione originale e l’ottimo impianto grafico di Russ Nicholson, si ottiene un librogame superlativo e degno di essere tramandato ai posteri. Però non riesco a giudicarlo il miglior librogame mai pubblicato, in quanto è affetto da un problema che nessun episodio della serie ha registrato. L’autore si è concentrato moltissimo sul tragitto da Venezia a Kahira (Il Cairo), inte…

Cuore di Ghiaccio