Detectives Club — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 11 febbraio 2008 · 6/10
Titolo originale : Solve it Yourself Autore : Martin Waddell Se avete meno di 9 anni e siete dei ficcanaso col pedigree, questa è la serie di librogame che fa per voi. In caso contrario siete fuori dal target di età massimo di Detectives Club , l’unico prodotto destinato esclusivamente ai bambini nella collana E.Elle. La scelta di pubblicare questi “gialli interattivi per ragazzi” firmati Martin Waddell non si può considerare sbagliata, tuttavia il bacino di utenza dell’epoca d’oro richiedeva perlopiù avventure fantasy, analoghe a quelle dei giochi allora in voga. In Italia Detectives Club non ottenne mai uno spazio di rilievo ed i numeri si fermarono a quattro, nonostante fossero state proposte delle ristampe. In originale questi volumetti erano otto e si intitolavano Solve It Yourself , ad esprimere chiaramente che c’è un piccolo mistero da risolvere tra le pagine e che chi ce la fa da solo è premiato. Martin Waddell ha unito il giallo illustrato al librogame di prima generazione, ottenendo una struttura peculiare, anche se poco stimolante: ci sono paragrafi assai lunghi in cui viene narrata la storia e sono presentate informazioni, nascoste nel testo o nelle immagini. Al termine del brano è inevitabilmente posta una domanda e per indovinare la risposta sono necessarie varie doti, presenti più nei ragazzi che negli adulti: intuito, percezione e soprattutto una visione distorta della realtà. Non sono realismo e buon senso a dominare le indagini, bensì fantasia, colpi di scena e trovate alla Sherlock Holmes in versione demenziale, nate da una sensibilità infantile e perciò abbastanza ridicole per il lettore adulto. Waddell è abilissimo a creare un’atmosfera comica e divertente, narrando le vicende da una prospettiva volutamente puerile ed avulsa dalla realtà. Gli eroi dei suoi racconti interattivi sono quattro ragazzini pieni di idee strambe, coraggiosi ed intraprendenti: il loro sodalizio dà vita alla Mystery Squad, “Club dei Detective” nella versione italiana, ossia un gruppo di investigatori-bambini alle prese con casi apparentemente irrisolvibili. I quattro sono Casey Peters, figlio ed emulo di un ispettore di polizia e per questo capo del Club; James Pancetta (Bacon?), esperto tecnico del gruppo; suo fratello Bodger, custode del M.T.S. (Materiale Top Secret) e per questo narratore dei racconti; sua sorella Fagiolina (Beanie?), definita la pazzerella del gruppo ma spesso impegnata in “missioni in solitario”. Questi ragazzini col pallino del detective vivono in un mondo tutto loro, fatto di misteri che aspettano solo di essere risolti e di individui loschi che cercano di fregarli, perché hanno paura di un pugno di piccoli curiosoni. L’autore presenta dunque il mondo come è visto dai bambini, nella fattispecie quello del crimine ma anche i rapporti tra di loro. La ragazzina è costantemente presa in giro anche se è più sveglia di tutti, mentre Bodger assume il ruolo del fanfarone esaltato, spesso zittito dai “grandi”, Casey e James. I casi da indagare sono talmente strampalati da non stare in piedi, eppure nella prospettiva distorta del Club dei Detective tutto sembra ovvio e consequenziale. Meno immediata la soluzione di alcuni enigmi, soprattutto quelli che includono una componente grafica. Il disegnatore Terry McKenna non ha certo la mano ferma e le sue tavole sembrano schizzi tracciati alla svelta, dove non si riesce a distinguere un mozzicone di sigaro da una pietra. Memore di altri adattamenti da parte di E.Elle, non escludo che le immagini siano state ridotte per risparmiare spazio e che certi particolari siano divenuti invisibili; di certo le illustrazioni non sono fatte bene e a volte l’indagine si arena a causa loro. Comunque non si resta mai bloccati: ciascun librogame offre indizi supplementari e consente anche di tirare a indovinare, salvo poi penalizzare chi sbaglia o non si impegna. L’unica regola consiste nel segnare i punti ricevuti per le risposte giuste: il totale si traduce in un voto, individuato su una…