Fire*Wolf — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 30 gennaio 2007 · 4/10
Titolo originale : Sagas of the Demonspawn Autore : J.H. Brennan Copertine : Peter Andrew Jones La serie Fire*Wolf fu edita in Italia solo nel 1992, sebbene fosse stata scritta da Brennan di pari passo con Alla Corte di Re Artù , tra il 1984 e il 1985. Oserei dire che è stata scritta anche prima, visto l’utilizzo del paragrafo 13 per la morte, un numero più in linea con le superstizioni anglosassoni. I motivi di questo prolungato rinvio vanno cercati prima nello stile, quindi nel sistema di gioco che caratterizza questi librogame. Non c’è dubbio che i destinatari delle “Saghe della Stirpe dei Demoni” siano persone dai 13 anni in su, visti i temi trattati (non ultima la sensualità, garbata ma sempre presente), la lunghezza dei paragrafi e la difficoltà pazzesca di alcuni enigmi. Per quanto riguarda il regolamento, la complessità delle meccaniche rende la serie poco appetibile per dei ragazzini. Purtroppo, dopo un esame approfondito si deve concludere che il sistema proposto da Brennan per Fire*Wolf è la trovata più umoristica del faceto autore britannico, poiché è completamente inefficiente, ambiguo, prolisso, sbilanciato ed inapplicabile per chiunque possieda un po’ di sale in zucca. Giacché vesto i panni del play-tester, mi sono preso la briga di giocare questa serie barando il meno possibile, per avere una visione chiara dei fatti. Brennan vuole farci giocare un “romanzo di partecipazione”, il che significa che non vestiremo i panni dell’eroe nel vero senso della parola, ma ne influenzeremo il destino con il nostro intuito ed i tiri di dado. La serie è scritta in terza persona e al passato, come se si trattasse di un vero romanzo. Ciascun libro è diviso in nuclei tematici, assimilabili ai capitoli, che costituiscono dei punti di non ritorno. Se da un lato questo espediente fa perdere al testo la consueta immediatezza, dall’altro permette a Brennan di sfoggiare una prosa di gran classe, di inserire descrizioni poetiche e di sviluppare i personaggi, come di solito non avviene nei librogame. Pertanto, Fire*Wolf costituisce un esperimento interessantissimo in questo ambito letterario. La storia è senza dubbio una delle più avvincenti e ben scritte, almeno tra quelle reperibili nei librogame. Il protagonista è il barbaro Fire*Wolf (il cui nome non fu tradotto per non creare un doppione inopportuno del più fortunato Lupo Solitario), esiliato dal suo villaggio nelle Terre Selvagge per aver messo le mani sulla cupida ma troppo giovane figlia del capo. Il suo destino lo porterà a ritrovare una misteriosa spada demoniaca ed a scoprire le proprie origini, ma nel contempo sarà incaricato di salvare il regno di Harn dalla Stirpe dei Demoni. Questi esseri abominevoli e portatori di distruzione furono creati in epoche remote e periodicamente ricompaiono per devastare le terre civili. Basteranno il coraggio e l’intelligenza di Fire*Wolf, uniti alla potenza della Spada del Destino, a portare a termine un incarico di tali proporzioni? La risposta è NO, nel modo più assoluto. Per giustificarla, occorre prendere in esame il regolamento. Fire*Wolf dispone di sette caratteristiche: FORZA, VELOCITÀ, RESISTENZA, CORAGGIO, FORTUNA, CARISMA, FASCINO; ciascuna è determinata lanciando 2d6 e moltiplicando per 8. La somma di tutte queste si traduce in PUNTI DI VITA, che quindi sono centinaia. Per combattere, si deve lanciare un numero pari o superiore a 7; il danno si calcola moltiplicando per 10 i punti in eccesso e sommando i bonus dovuti a FORZA ed armi. Per ogni combattimento vinto, si aumenta di un punto un’altra caratteristica, l’ABILITÀ, ed ogni 10 punti si può abbassare di 1 il valore necessario a colpire. Parrebbe tutto semplice e chiaro, ma basta affrontare il primo combattimento per capire che nemmeno l’autore sa che cosa ha scritto. Il primo nemico ha ABILITÀ 40! Colpisce con 3! Se fosse un caso unico, sarebbe anche tollerabile, ma il problema è che tutti gli avversari della serie hanno un valore di ABILITÀ esorbitante, che gli permette di c…