Frankenstein — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 12 maggio 2008 · 8/10

Titolo originale : The Curse of Frankenstein Autore : J.H. Brennan Anno : 1986 Illustrazioni : Tim Sell Copertine : Tim Sell Traduzione italiana : Alessandra Dugan (1987) Dopo il Conte Dracula c’è un solo personaggio horror ad aver riscosso un eccezionale successo sia sulla carta che sul grande schermo: il mostro di Frankenstein. Horror Classic presenta un secondo emozionante duello ambientato nelle regioni polari, ampliando e trasfigurando gli spunti presenti nel celebre romanzo di Mary Shelley Frankenstein o il moderno Prometeo . Il lettore può scegliere se impersonare il pragmatico Barone von Frankenstein, allarmato dalla fuga della sua creatura e deciso a distruggerla a qualunque costo, oppure può calarsi nella tormentata mente di un mostro fatto di pezzi di cadavere, fuggito nelle gelide distese artiche per guadagnarsi la libertà, minacciata dall’implacabile persecuzione del suo creatore. La sfida si svolge in un territorio piuttosto monotono: una pianura ghiacciata spazzata dal vento. La maggioranza dei paragrafi rimanda al Loc “gli orizzonti perduti”, che rischia di provocare un senso di smarrimento finché non si comincia a disegnare una mappa. Allora si capisce che l’ambiente è concepito in maniera realistica, rispettando i punti cardinali ed introducendo qua e là percorsi a senso unico col solo scopo di disorientare. Nella griglia di paragrafi che ne consegue si trovano dei Loc particolari (le montagne di ghiaccio, la nave bloccata, le caverne di ghiaccio, ecc...), alcuni riservati ad un solo personaggio, altri condivisi da entrambi. L’avventura del Barone Viktor von Frankenstein I paragrafi di Frankenstein sono contraddistinti da numerazione pari . Tra i due contendenti l’umano è quello con minor speranza di riuscita. Non solo la sua esplorazione della banchisa è disturbata da qualche incontro poco piacevole (il Reiz polare), ma la risoluzione del puzzle richiede passaggi più rigorosi rispetto a quelli del Mostro. Il Barone deve trovare la città perduta di Xanthine, perché una serie di indizi gli suggerisce che il mostro si è diretto da quelle parti. Per farlo deve recuperare degli oggetti in luoghi diversi, magari approfittando dell’esplorazione per dotarsi di qualche interessante potenziamento. Purtroppo si sente la mancanza di mezzi per curarsi, perché la bottiglia di laudano con cui si inizia tende ad esaurirsi in fretta. A Xanthine attendono prove e combattimenti impegnativi, difficili da superare senza un uso frequente delle capacità PSICO. Viktor von Frankenstein possiede le seguenti interessantissime abilità: la Scienza Insana , il cui effetto va determinato lanciando un dado e può significare la vittoria automatica di uno scontro oppure la fine dell’avventura; la Creazione di Mostri , che mette a disposizione un mostriciattolo da 25 PUNTI DI VITA e 3 punti per caratteristica; la Difesa del Corpo , vera ancora di salvezza in quanto dimezza il danno subito durante un intero combattimento. Anche con un alto punteggio di PSICO è facile che il Barone giunga stremato alle ultime sezioni dell’avventura. Il guaio è che i templi di Xanthine contengono brutte sorprese: un attacco da parte di 1D6 lucertoloni piuttosto cattivi, uno gnomo che risorge 1D6 volte prima di schiattare e, classica spacconata alla Brennan, un’aquila meccanica che provoca 7 punti di danno a colpo e che si può fermare solo tirando 12 con i dadi. Queste battute conclusive sono un po’ pretenziose e gettano qualche ombra su un’avventura altrimenti ineccepibile. La ricerca della città perduta conserva un notevole fascino e l’esplorazione offre momenti concitati, subito rasserenati da una simpatica battuta. Come ne Il Conte Dracula , anche in Frankenstein la parte dell’umano offre meno occasioni per ridere ed è imperniata su una maggiore serietà. Ciò che cambia radicalmente è la qualità della missione, decisamente avvincente e sotto molti aspetti superiore a quella del Mostro. Ambientazione : 7 Stile di scrittura : 8 Bilanciamento : 6 Interattività :…

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