Gli Adoratori del Male — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 23 dicembre 2006 · 9/10

Titolo originale : Les Adorateurs du Mal Autori : Doug Headline, Dominique Monrocq e Jacques Collin Anno : 1987 Illustrazioni : Olivier Vatine Traduzione italiana : Eleonora Baron (1990) Fonte d’ispirazione : I Thug furono una setta religiosa hindu attiva dal XII secolo d.C, ma certamente la loro nascita va collocata molto prima. Il nome deriva dal sanscrito sthag , che significa “nascondere”. La confraternita fiorì soprattutto nell’Uttar Pradesh e nell’India Centrale durante i secoli XVII-XIX, favorita dalla destabilizzazione dei poteri locali dovuta ai saccheggi degli europei. Il culto dei Thug aveva il suo centro nel tempio di Kali a Mirzapur, nei pressi di Benares. Gli atti criminali compiuti dai membri della setta combinavano la rapina per autofinanziarsi con la devozione religiosa. Le vittime erano scelte per divinazione e dopo averle strangolate, derubate e seppellite si celebrava un banchetto. A volte i malcapitati erano avvelenati, annegati o sepolti vivi; l’agonia veniva deliberatamente prolungata, affinché la dea Kali potesse apprezzarla. L’appartenenza ai Thug veniva trasmessa di padre in figlio e proprio questo fatto consentì agli Inglesi di effettuare accurati studi genealogici, che permisero di risalire ai membri della setta e di smantellarla completamente tra il 1831 e il 1882. La tavoletta trovata nella Torre di Babele indirizza il Prete Gianni verso l’India, “il paese delle vacche sacre”. Il quinto librogame di Misteri d’Oriente si svolge interamente a Kasi, l’antica Benares, città sconvolta dagli scontri tra le fazioni religiose indù. Coinvolto suo malgrado nella faida, il protagonista entra casualmente in possesso del Katar Sacro di Shiva, un prezioso manufatto dagli strani poteri. Inseguito dai Thug, il Prete Gianni cerca aiuto presso le autorità politiche e religiose, ma trova molti guai e poche ricompense. Sta per abbandonare Kasi quando incontra la bella principessa Rossana, che ha bisogno del suo aiuto per impedire ai Thug di compiere un rito, destinato a conferire alla setta un potere immenso... Nonostante la serie abbia smarrito il rigore storico (ricordo che dovremmo essere nel VI secolo a.C. ), questo capitolo presenta un’India colorita, caotica, piena di trame segrete ed usanze bizzarre. Grazie ad una prosa solida ed accorata, è possibile immedesimarsi nello scoraggiato Prete Gianni, che continua a comportarsi da paladino e riceve come ricompensa tradimenti e persecuzioni. Non posso esimermi dal segnalare la scena, straordinaria, in cui il nostro cerca di annegare il suo sconforto nell’alcool ed è subito circondato da thug, bramini e yoghi che si sbudellano allegramente. Ha bevuto troppa soma , oppure la lite sta accadendo realmente? Mai come in questo libro si passa da momenti sospesi sul filo del rasoio a situazioni grottesche, da sbellicarsi dal ridere. La storia in sé non è originale ma è ben articolata; a renderla avvincente sono i continui colpi di scena e le ammiccanti citazioni di Indiana Jones e il tempio maledetto . Al solito, la fantasia degli autori mescola creature tipiche della mitologia locale con i luoghi comuni del fantasy, dando vita ad un’ambientazione varia eppur coesa. Un altro candidato al titolo di miglior episodio della serie, finisce col rovinare tutto a causa dell’assurda difficoltà della parte finale. Durante tutto il librogame occorre restare vigili ed evitare i tranelli, ma a partire dalla cerimonia dei Thug salta ogni schema di bilanciamento. Anzitutto viene penalizzata la Forza e i danni diventano ingenti; non è concesso recuperare alcunché e si viene sottoposti ad una faticosa ordalia (giudizio divino), che può facilmente annientare le ultime riserve di Vita . Il bello è che mancano ancora diversi scontri per giungere al duello finale contro il Gran Sacerdote dei Thug o, nel caso peggiore, con il micidiale demone Asura. Se non si possiede una Forza base di almeno 16 punti ci si può mettere il cuore in pace, perché non si può terminare il librogame. Un ottimo libro,…

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