Guerrieri della Strada — recensione di EGO
EGO · 12 febbraio 2008 · 9/10
Terminato - almeno apparentemente - il lungo ciclo di Lupo Solitario col volume 12, Joe Dever alla fine degli anni Ottanta si dedica ad un progetto completamente nuovo e diverso, una serie di librogame che trasporterà i suoi lettori in un setting che non ha nulla a che spartire con il Magnamund. Si intitola Guerrieri della strada ( Freeway Warrior ), e quella che segue è la sua storia. A partire dagli anni Novanta, un’organizzazione terroristica chiamata CAOS (HAVOC in originale) avvia una lunga e fruttuosa escalation criminale che culmina con l’assassinio dei Presidenti degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Per contrastarla viene costituita la Lega per la Difesa Mondiale, che in breve sembra porre fine al regno di terrore dell’organizzazione. Ma i superstiti della CAOS si riorganizzano e, alla fine del 2011, riescono a impadronirsi di diciassette testate nucleari, che a causa di un incidente esplodono tutte insieme il 3 gennaio 2012. La detonazione devasta il pianeta, lasciando in vita solo una piccola parte dell’umanità e rendendo la superficie inabitabile per otto anni. Solo nel 2020 le radiazioni si attenuano e il sole riprende a filtrare da dietro il pulviscolo atmosferico, permettendo ai sopravvissuti di riorganizzarsi all’aperto. Mark (Cal) Phoenix, il protagonista della storia, è uno di questi sopravvissuti, nato nell’anno 2000. All’interno della piccola comunità di cui fa parte, le sue abilità di guidatore ed esploratore gli hanno valso il soprannome di “Guerriero della strada”. Quando, grazie alla radio, si scopre che la California è stata risparmiata dal disastro nucleare e che costituisce il più grande insediamento umano degli Stati Uniti, Mark e gli altri abitanti della colonia Dallas 1 decidono di mettersi in viaggio verso San Diego, perché la sorgente locale sta per esaurirsi e le incursioni dei banditi che infestano le città e il deserto si fanno di giorno in giorno più pericolose. E’ dunque uno scenario post-apocalittico quello che si presenta al lettore in Guerrieri della strada , scenario palesemente ispirato dai film di Mad Max , ma di certo anche da un altro librogame di analoga derivazione, scritto da Ian Livingstone e recante il molto simile titolo di Freeway Fighter ; diciamo anzi che l’idea di partenza del primo volume, ovvero lo scambio di combustibile con un’altra colonia in cambio di cibo e acqua, è esattamente lo spunto del libro di Livingstone. Ma mentre il numero 13 di Fighting Fantasy si esauriva qui, l’opera di Dever si articola lungo quattro volumi e racconta una storia impostata come le avventure di Lupo Solitario e dal sapore nettamente hollywoodiano. L’idea di introdurre immediatamente un super capo criminale assetato di vendetta aggiunge un potente elemento di continuità ai vari episodi del racconto, e trasforma in una corsa contro il tempo in quella che poteva essere una lunga scampagnata intervallata dall’attacco di qualche motociclista punk o di un paio di coyote affamati. In più, la presenza di un arcinemico irriducibile e in grado di reclutare migliaia di desperados sotto la propria guida rende Mark Phoenix qualcosa di molto di più di un semplice ragazzo in gamba, concedendogli i presupposti per diventare un eroe. Analogo destino a quello del giovane Ramas, e pertanto non c’è da stupirsi se il regolamento di Guerrieri della strada si rifà in gran parte a quello di Lupo Solitario , con qualche twist che complica non poco le cose e contribuisce all’atmosfera tesa e disperata della vicenda. Mark Phoenix possiede un punteggio di Combattività e uno di Resistenza, e cinque caratteristiche che stabiliscono la sua abilità in quanto a Guida, Mira, Orientamento, Agilità e Intelligenza. Queste caratteristiche hanno un punteggio base di 3, ma è possibile ridistribuire tra di esse altri 4 punti, e altri 4 se ne ottengono ogni volta che si completa con successo un volume, riflettendo la crescita del personaggio tra una tappa e l’altra. Anche se tra il primo e il quarto volume viene così a cre…