Horror Classic — recensione di EGO
EGO · 1 maggio 2007 · 7/10
Nel 1986 J.H. Brennan, il più poliedrico autore di librogame nonché uno dei più geniali in assoluto, ha un’altra delle sue grandi intuizioni e decide di scrivere un paio di librigioco dedicati ai due mostri più famosi dell’horror moderno. Nasce così la miniserie intitolata Horror Classic . Brennan, essendo anche autore di numerosi libri “non giocabili” ed avendo da sempre una certa passione per il fantastico e l’occulto, dimostra di conoscere molto bene i romanzi da cui prende il via questa serie. Né nel volume dedicato a Dracula, né in quello che riprende (ambientandola negli anni ’80) la tappa conclusiva della storia del barone Frankenstein e del suo mostro, mancano riferimenti e citazioni alle opere originali; ma si tratta comunque solo di una base, perché il testo dei libri reca in ogni paragrafo l’inconfondibile stile dell’autore, vario ed elegante sebbene mai privo di ironia e humor gustosissimi. Brennan è noto per non aver mai riciclato un sistema di gioco, e quello impiegato in Horror Classic è probabilmente quello che gli è riuscito meglio tra tutte le sue serie pubblicate in Italia, perché è molto facile da apprendere e da applicare, eliminando i calcoli infiniti di Fire*Wolf e velocizzando i combattimenti anche più che in Alla corte di Re Artù . Il personaggio (come i suoi nemici) possiede cinque caratteristiche, tra cui: - Velocità e Coraggio, la cui somma serve per stabilire chi colpisce per primo; - Forza e Abilità, che invece stabiliscono il danno. Salvo specificazioni, per colpire bisogna fare sempre almeno 6, e il punteggio dei dadi, sommato a Forza e Abilità, è l’ammontare del danno inflitto. Raramente entrano in gioco armi e armature che modificano il danno, e quindi i calcoli sono veloci (e i Punti di Vita sottratti sempre tali per cui i combattimenti si risolvono in pochi scontri). L’ultima caratteristica, Psico, è il numero di volte in cui il personaggio o il suo nemico può ricorrere a speciali abilità, alcune insidiose, altre letali, altre ancora a doppio taglio. La vera trovata geniale di Brennan è però quella di aver allestito, di fatto, due avventure doppie sotto più aspetti. Prima di tutto i paragrafi: ne esistono di due tipi, i Loc e gli Act. I Loc contengono le descrizioni dei vari luoghi visitabili; ogni paragrafo d’azione (Act, appunto) ha un rimando al Loc relativo, cosicché il gioco non viene appesantito da descrizioni eccessive e ripetitive. In più, essendo separati, i Loc possono contenere descrizioni lunghe, accurate e molto evocative, che vanno quasi a costituire una piccola “guida turistica” del libro. Gli Act, dal canto loro, sono organizzati come in Fire*Wolf : testo normale per descrivere la situazione, testo in corsivo per parlare direttamente al lettore e fornirgli le opzioni sul da farsi*. La narrativa è di gran classe, e mescola descrizioni bellissime (non solo quelle dei Loc) a battute graffianti e situazioni assurde degne delle avventure più deliranti di Alla corte di Re Artù (in effetti, i due libri sono zeppi di riferimenti alla serie più famosa di Brennan). Il secondo “sdoppiamento” consiste nel fatto che ogni libro contiene due avventure: gli Act dispari ci vedono nei panni del mostro di turno, quelli pari invece sono dedicati all’umano che gli dà la caccia. I luoghi visitati sono per lo più gli stessi, ma vengono visti da due prospettive diverse e vi succedono cose completamente differenti. La varietà dei libri ne guadagna moltissimo, e permette a Brennan di sbizzarrirsi come non mai nella creazione di eventi ed esseri completamente fuori di testa. Inoltre i diversi personaggi esplorano anche delle ambientazioni a loro esclusive, come esemplificato dalla magnifica città perduta di Xanthine, visitata dal barone Frankenstein nel secondo volume. Da questa descrizione si può capire quanto la varietà e la ricchezza, sia ludica che letteraria, di Horror Classic siano elevate; una lettura diretta può poi velocemente confermare come lo stile dell’autore sia decisamente maturo, in gr…