Horror Classic — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 12 maggio 2008 · 7/10

Titolo originale : Horror Classics Autore : J.H. Brennan Illustrazioni : Tim Sell Copertine : Tim Sell Nel 1986 John Herbie Brennan non aveva ancora scritto l’ultimo capitolo di Alla Corte di Re Artù ed era già intento ad esplorare nuovi orizzonti. Forte di una vasta esperienza nello sviluppo di librogame, l’inesauribile scrittore britannico ha deciso di ispirarsi a due classici romanzi dell’orrore e di trasformarli in altrettante avventure interattive. In realtà è riuscito a fare di più: da due libri ha tratto quattro avventure, perché ciascuno degli episodi di Horror Classic può essere giocato due volte, nel ruolo di una creatura mostruosa oppure in quello del cacciatore che cerca di salvare il mondo da un simile abominio. Non ci sono molti “classici dell’horror” nella letteratura mondiale. Brennan ha compiuto le scelte più ovvie affidandosi a Dracula di Bram Stoker e Frankenstein di Mary Shelley, perché questi mostri figli dell’epoca romantica hanno caratteristiche che li accomunano agli esseri umani, rendendo possibile l’immedesimazione. Purtroppo non sono stati trovati altri personaggi adatti allo stesso tipo di librogame, oppure semplicemente è venuta meno la spinta verso questo tipo di letteratura. Ad ogni modo, questa breve serie si contraddistingue per un’impostazione peculiare e per una libertà di movimento assoluta. Laddove nel primo episodio queste caratteristiche sono gestite in maniera approssimativa e non raggiungono l’obiettivo, nel secondo Brennan costruisce un librogame esemplare, tecnicamente così ben realizzato che potrebbe fungere da pietra di paragone. Lo sdoppiamento dell’avventura è consentito dall’uso dei paragrafi pari per il personaggio umano e dispari per il personaggio mostruoso. È incredibile come ad un numero ridotto di paragrafi pro capite, 115 nel primo e 139 nel secondo, corrispondano avventure molto lunghe e dalla soluzione tutt’altro che banale. Il segreto sta nell’autonomia in cui avviene l’esplorazione, grazie ad una precisa “mappa di paragrafi” entro la quale ci si può spostare a piacimento. Nel primo volume la mappa è integrata da una tabella dei passaggi segreti (Materiale Top Secret) che aggiunge ulteriore complessità agli ambienti; nel secondo è più accentuato il concetto dei luoghi “esclusivi”, cioè disponibili solo ad uno dei due personaggi. Un’altra scelta senza precedenti è la separazione delle descrizioni dei luoghi ( Loc ) dai normali paragrafi di azione ( Act ). Ciascun Act riporta nell’intestazione il Loc di riferimento, per cui è possibile consultare l’elenco delle descrizioni ad inizio libro prima di procedere. Personalmente trovo questo sistema macchinoso ed inutile. Il lettore tende a passare da un Act al successivo e, se il Loc è cambiato, è piuttosto seccante doversi cercare la descrizione nelle prime pagine. D’altra parte non si comprende l’utilità di tutto ciò, in quanto i Loc che si ripetono in molti paragrafi (es. “gli orizzonti perduti” del secondo volume) non hanno bisogno di una descrizione accurata, mentre quelli che interessano uno o due paragrafi potrebbero benissimo accorpare la descrizione al testo dell’ Act . L’unica situazione che giustifica tale suddivisione è l’avventura del Conte Dracula, dove entrare da una porta o da un’altra implica il verificarsi di eventi diversi. In tal caso la descrizione della stanza è la stessa ma l’ Act in cui viene sfruttata varia sensibilmente, perciò accorpare Loc e Act porterebbe a paragrafi più lunghi e pesanti. Va però detto che l’organizzazione del castello di Dracula non è certo un capolavoro di coerenza; anzi, va catalogata tra i più colossali pastrocchi mai ideati da Brennan. Quel che funziona a meraviglia è invece il regolamento, una specie di uovo di Colombo che mette d’accordo tutte le precedenti trovate dell’autore. Ciascun personaggio parte con 100 PUNTI DI VITA, colpisce facendo 6 o più ed infligge un danno pari al punteggio ottenuto ai dadi (quindi 6-12), sommato alle caratteristiche di FORZA e ABILITÀ. Altri…

Horror Classic