I Bucanieri di Shadaki — recensione di EGO
EGO · 21 febbraio 2009 · 8/10
Il lungo viaggio del Grande Maestro per riportare la Pietra di Luna agli Shianti prosegue in questa “seconda puntata”, che prevede altre belle 2500 miglia di viaggio da Elzian all’Isola di Lorn. Concettualmente non ci sono grosse differenze con la prima parte, se non che l’ambientazione di questa avventura vorrebbe essere un vertiginoso tuffo nei ricordi e al tempo stesso una elettrizzante novità, perché i luoghi del Magnamund meridionale attraversati, ad un certo punto, sono gli stessi in cui fu protagonista Oberon nella omonima serie di librogame, pubblicata quasi dieci anni prima dei Bucanieri di Shadaki , il quale se rispettasse la vulgata allora stabilita da Giulio Lughi dovrebbe intitolarsi I bucanieri del Shadastan . Purtroppo al lettore italiano, causa Laura Pelaschiar, rimangono ben pochi riferimenti su cui sospirare, visto che tutti i riferimenti al mago Oberon vanno a nome di Stella Grigia, traduzione pedissequa dell’originale, e gli appellativi di quasi tutti i luoghi seguono la stessa sorte. Il volume perde così il suo principale appeal. Ciò che rimane è comunque un’altra raffica di piccole avventure, anche stavolta prima per mare, dove imperversano i bucanieri del titolo, e poi inevitabilmente via terra, il tutto attraverso ambienti selvaggi e insediamenti umani assai primitivi, ma proprio per questo ricettacolo di poteri antichi che sembrano rifarsi ai culti di Haiti e altri luoghi simili del mondo reale. Il ritmo è sempre incalzante e non c’è mai un attimo di tregua: scampato un pericolo, subito ne spunta un altro da dietro l’angolo, e ce ne sono veramente tanti perché il viaggio è lunghissimo: se non fosse per i riferimenti geografici che ci confermano che la meta si avvicina, si avrebbe il sospetto che non finisca mai. Tuttavia non è affatto pesante, proprio grazie all’abbondanza di eventi in gioco, gioco che si svolge nel solito ottimo modo, sfruttando le Arti Superiori anche più che nel volume precedente (specialmente quelle nuove), sebbene un mio consiglio (nemmeno troppo necessario) a riguardo si riassuma in due parole: Alchimia Ramas. Sulla difficoltà mi concedo qualche dubbio soprattutto riguardo ad un certo nemico obbligatorio che si incontra verso la fine del libro, dotato di Combattività incredibile, per cui non è certamente un caso il ritorno in pompa magna delle pozioni di Alether, e farete anche bene a ricordarvi che c’è sempre lo Psicolaser a disposizione. La Tabella del Destino fa sempre la sua parte, e soprattutto c’è un tiro per cui il libro propone una marea di scappatoie tramite le Arti… be’, inutile dire che di tutte quelle proposte non ne avevo neppure una, e che alla prima tornata mi è andata male. Il messaggio di fondo è che nemmeno questo volume è proprio una tranquilla passeggiata, neanche con punteggi di base discretamente alti. Piuttosto insidioso anche l’enigma finale, che inaugura un modus operandi a cui poi Dever si è particolarmente affezionato, e qui magnificamente differenziato in base a un tiro del destino. I bucanieri di Shadaki , nel complesso, si mantiene su elevati livelli di qualità. E’ molto più vicino ai canoni dei volumi 13-20 di quanto lo fosse Il viaggio della Pietra di Luna , pertanto lo trovo un po’ meno vario e avvincente; anche i disegni del ritrovato Williams sono fiacchetti, quasi tutti a soggetto umano e poco dettagliati. Mi dispiace soprattutto la perdita del valore aggiunto causata dall’infausta traduzione, ma sottolineo che non si trattava comunque dell’unico punto di forza del libro, che ha tanti ottimi episodi (memorabile quello del Derby di Caeno) ed è l’ennesimo grande viaggio nel mondo di Lupo Solitario. ERRATA CORRIGE - Nel Registro di Guerra ci sono caselle per sole quattro Arti Superiori (anche nell’originale). - Molti nomi presenti nel testo non coincidono con quelli indicati sulla mappa. - Nello scontro con il mostro subacqueo Nigumu-Sa non viene rammentato il bonus eventualmente dovuto allo spadone Ulnarias. 19 / 74 / 122 / 169 / 224 : la traduz…