I Labirinti di Krarth — recensione di Gurgaz

Gurgaz · 2 gennaio 2008 · 7/10

Titolo originale : The Battlepits of Krarth Autori : Dave Morris e Oliver Johnson Anno : 1987 Illustrazioni : Russ Nicholson Mappe : Geoff Wingate Copertina : Russ Nicholson Traduzione italiana : Fabiana Rovina (1990) È abbastanza inspiegabile che una serie stupenda e di grande successo come Blood Sword cominci con un capitolo interlocutorio. Chi possiede tutti i volumi noterà immediatamente che lo spessore del primo è ben al di sotto la media, il che indica senza equivoci un’avventura più breve delle altre ed una minore variabilità di percorsi ed azioni. Ciò non deve far pensare che il primo capitolo non sia meritevole, ma soltanto che è inferiore rispetto a quelli successivi. Krarth è un regno settentrionale diviso in feudi governati da potenti Maghi. Ogni anno, i Maghi organizzano una sfida in cui non si affrontano di persona, bensì per mezzo di uno o più campioni che si inoltrano nelle oscure profondità della terra, a caccia dell’Emblema della Vittoria. Nel Labirinto si celano creature e trappole magiche, ma il pericolo può giungere anche dai rivali, disposti a tutto pur di vincere. Il successo finale è legato più alle scelte che alla possanza degli eroi, condannati dal regolamento al ruolo di mammolette, nonostante gli autori diano ad intendere che hanno avuto demoni ed incantatori come acerrimi avversari. La vittoria nel Labirinto è la prima grande impresa dell’avventuriero (o del gruppo di avventurieri) destinato a giocare un ruolo decisivo nella lotta contro il Male, però si deve attendere il secondo volume per entrare nel vivo della saga di Blood Sword . Fin dalla scelta del proprio padrino, ovvero del Mago per cui i personaggi si battono nel sotterraneo, si capisce che gli autori hanno una certa propensione alle punizioni gratuite. Due Maghi su tre sono più interessati a rendere difficile la vita ai giocatori, piuttosto che ad ottenere la vittoria. L’ingresso nel Labirinto avviene in punti diversi secondo il padrino, ma da un certo punto in poi le strade si riuniscono. È fondamentale acquisire quanti più oggetti possibile, in particolare quelli che consentono di evitare i combattimenti, che in questo primo episodio sono sproporzionati rispetto alla forza dei personaggi. Sebbene il regolamento sia già applicato in tutte le sue sfumature, il librogame non è bilanciato a dovere ed obbliga a ricercare una specie di true path , cioè gli oggetti e le scelte che permettono di ottenere il massimo dei vantaggi con il minimo sforzo. A conti fatti, il primo Blood Sword è ancora legato agli schemi di Golden Dragon ed il sistema di gioco costituisce un mero orpello, se si eccettua l’impiego delle abilità di classe a tempo debito (fuori dal combattimento). Ad ogni modo, I Labirinti di Krarth non difetta certo di atmosfera, emozioni e possibilità di gioco. Non è molto più di un singolo dungeon, tuttavia l’originalità e la qualità di incontri ed eventi è talmente alta da oscurare buona parte della precedente produzione di Morris e Johnson, oltre a quella di molti altri autori. Il merito è del piglio letterario, delle superbe illustrazioni di Russ Nicholson e dell’ambientazione, ancora indefinita eppure già affascinante e tenebrosa. È incredibile quante creature mitologiche, demoni infernali ed esseri ineffabili siano stati riuniti in questo sotterraneo, che è solo l’inizio di una serie di straordinarie avventure! La grafica stupenda e gli eventi altisonanti sono una promessa per il futuro, perché non c’è nulla che rende questo librogame preferibile ad avventure lineari, dotate di un sistema di gioco più semplice e magari meno ansiose di fustigare quei malcapitati che non hanno fatto altro che imboccare una strada destinata al fallimento. Per ora il voluminoso regolamento è solo una palla al piede, perché gran parte dei combattimenti non è abbordabile data la debolezza dei personaggi appena creati. I Labirinti di Krarth richiede almeno un paio di tentativi per essere portato a termine, ma è consigliabile giocarlo più volte; lo scopo…

I Labirinti di Krarth