I Mostri della Palude — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 18 dicembre 2007 · 7/10
Titolo originale : Monsters of the Marsh Autore : David Tant Anno : 1985 Illustrazioni : Duncan Smith Traduzione italiana : Patrizia Pedrazzini (1992) Nel 1992, a ben sette anni di distanza dall’uscita in madrepatria, la serie Skyfall approda in Italia, quando a mio giudizio nessuno aveva più bisogno di lei. Non c’è da stupirsi se molti hanno storto il naso al sentir parlare di monete, oppure hanno chiuso I Mostri della Palude non appena si sono resi conto di che cosa conteneva, ossia un contorto labirinto di fiumi, laghi e sparute località da esplorare, il tutto in un formato esclusivamente testuale che lo rende poco attraente, se paragonato ad esempio alle mappe di Unicorno (che però ha altri difetti). In verità il primo librogame della serie non è affatto male ed è forse quello riuscito meglio di tutti, per quanto io lo consideri poco divertente da giocare. Ritornato dopo una lunga assenza nella città di Starport, prospero scalo mercantile tra il mare e la capitale Tan-Delta, il protagonista scopre che ultimamente alcune chiatte cariche di preziosi sono scomparse, probabilmente ad opera dei mostri che popolano la misteriosa Palude Tetra. Il tratto del fiume Doone che costeggia l’acquitrino è divenuto insicuro, con gravi danni per il commercio locale, tuttavia la notizia più sconfortante è che anche il padre del protagonista, Kandow, è sparito assieme alle chiatte e ai loro equipaggi. Quale motivo più valido per affrontare i pericoli di un luogo selvaggio e sconosciuto come la Palude Tetra? La caratteristica di Skyfall è concedere al giocatore la massima libertà di spostarsi, visitando tutti i rigagnoli e i tumuli di questa vasta zona palustre. Non è pensabile orientarsi nel tortuoso acquitrino senza tracciare una mappa, sebbene quella ad inizio libro segnali già alcuni particolari che possono tornare utili. Ad ogni modo, non è troppo difficile orientarsi, né trovare il luogo chiave per terminare l’avventura con successo. Ben più arduo è evitare di perdersi in zone inutili, dense di trappole o feroci nemici, visto che l’autore non ama offrire combattimenti scontati. Anche nel rush conclusivo le possibilità di restare secchi sono svariate, perché in questo concitato frangente, l’unico in tutta la serie, Tant tiene fede al suo proposito di “punire il giocatore disattento e premiare chi valuta attentamente la situazione”. Sebbene non sia immediato comprendere come agire, la parte decisiva dell’avventura è avvincente e riesce a risvegliare l’interesse dopo un’esplorazione a dir poco soporifera. Già, perché a mio avviso gironzolare nella Palude Tetra è una noia mortale. C’è un numero esorbitante di vicoli ciechi in cui si perdono giornate intere, col risultato di consumare le provviste ed essere costretti a cercarle. O meglio, di autoimporsi la ricerca del cibo, visto che nel regolamento non ci sono indicazioni per chi non ha da mangiare. Il fatto di girare a vuoto, senza dubbio molto realistico, è micidiale per l’economia del librogame, che spende decine di paragrafi a definire la mappa un territorio molto ampio, in cui quasi nulla è funzionale alla trama e, in generale, c’è poco da trovare. Quel che rende I Mostri della Palude un librogame apprezzabile è la buona realizzazione, che non permette di cogliere errori importanti. Va sottolineata anche l’efficacia di alcuni momenti, in particolare nella fase finale, dove l’autore chiede di soppesare attentamente la situazione, piuttosto che di possedere questo o quell’altro oggetto. Si tratta di un’impostazione diversa dalla norma e tutt’altro che disprezzabile. Il resto non è così esaltante, perché la Palude non offre nulla che stuzzichi l’immaginazione o che colpisca per originalità, laddove abbonda di paragrafi descrittivi che si leggono malvolentieri. Le illustrazioni di Duncan Smith sono di alterna qualità e sono figlie del loro tempo, come del resto la serie. Ambientazione : 6 Stile di scrittura : 6 Bilanciamento : 8 Interattività : 8 Aspetto grafico : 6 Voto complessivo : 7 D…