I Segreti di Babilonia — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 21 dicembre 2006 · 8/10
Titolo originale : Les Mystères de Babylone Autori : Doug Headline e Jacques Collin Anno : 1986 Illustrazioni : Jacques Terpant Traduzione italiana : Eleonora Baron (1990) Fonte d’ispirazione : Babilonia, o Babele, fu la città antica più importante dell’Asia Anteriore; era situata sul canale Arakhtu dell’Eufrate, nella parte settentrionale della regione in cui Eufrate e Tigri si avvicinano maggiormente prima di sfociare nel Golfo Persico. Secondo la tradizione, fu fondata dal re accadico Sargon, che vi eresse un palazzo reale già nel XXIV secolo a.C. Nella sua lunghissima storia conobbe periodi di decadenza e grandi rinascite. Le più potenti civiltà della Mesopotamia e della Persia si contesero il dominio di Babilonia, che cadde in mano a molti grandi condottieri. Il periodo di massimo splendore si registrò durante la dominazione caldea, in particolare nel regno di Nabucodonosor II (604-562), che fece costruire i famosi Giardini Pensili, il palazzo e le imponenti fortificazioni. La cinta era costituita da due muri, uno interno con torri ogni 18 metri ed uno esterno con fossato antistante. V’erano 8 porte; la città era posta a cavallo dell’Eufrate con un ponte di comunicazione su cui passava il Viale delle Processioni. Il tempio di Marduk (Esagila) sull’Eufrate constava della Porta Santa, della torre e del tempio più recente, quadrato, con cortili e la torre Etemenanki, anche chiamata “torre di Babele”, ma che non ha nulla a che fare con quella ricordata nella Bibbia. Nel capitolo precedente, Nikanor aveva ibernato il Prete Gianni, assicurandogli che si sarebbe risvegliato dopo qualche secolo a Babilonia, nell’epoca del saggio Soushan, ennesimo personaggio-chiave nella ricerca di Shangri-La. Il consigliere di Re Salomone deve aver sbagliato i suoi calcoli, perché il nostro eroe scopre che l’erudito caldeo è da poco passato a miglior vita... Uno spirito indomito come quello del Prete Gianni non si abbatte per così poco e la fortuna lo assiste, perché scopre che Soushan ha affidato il segreto di Shangri-La ad una delle innumerevoli tavolette della biblioteca di Babele. La posizione del documento può essere individuata solo trovando ed interrogando i tre migliori amici di Soushan: Kantum, erborista reale che vive nei Giardini Pensili; Mahal, eccentrico erudito che abita nei bassifondi della Città Rossa; Barsip, mago buontempone ed assiduo frequentatore del Quartiere dei Giochi. A differenza degli altri episodi della serie, I Segreti di Babilonia è una lunga investigazione, dove occorre districarsi tra piccoli inganni, indizi fuorvianti e gustose burle. La parte migliore è certamente quella del Quartiere dei Giochi: la caccia a Barsip si intreccia con il bellissimo intermezzo sentimentale a casa di Nana-Dirat, varie parentesi esilaranti e trappole micidiali, come la pericolosissima baracca di Horla. Purtroppo non tutte e tre le ricerche si mantengono sullo stesso livello di difficoltà e coinvolgimento, altrimenti ci troveremmo davanti ad un autentico capolavoro. Nei momenti migliori come in quelli sottotono non viene mai meno la qualità della scrittura, che inanella descrizioni e narrazioni assai più raffinate rispetto ai volumi precedenti. Grande pathos nel duello all’ultimo sangue con Alshaya il Nero, un avversario spietato e furente di gelosia. È l’unico combattimento ostico del librogame, che può essere agevolmente letto fino in fondo se si resta alla larga dai guai. Peccato per l’inconsistenza della parte ai Giardini Pensili e per la facilità con cui si possono raggiungere Mahal e Kantum; pur con questi cali di tensione ed ispirazione, questo librogame mostra come si può strutturare un’avventura urbana che appassioni senza abusare degli scontri, bensì attraverso idee originali, singolari imprevisti e personaggi ben caratterizzati. Jacques Terpant torna ad illustrare il librogame ma stavolta le sue tavole sono un po’ troppo convenzionali. Ambientazione : 8 Stile di scrittura : 10 Bilanciamento : 8 Interattività : 7 Aspetto gra…