I Segreti di Babilonia — recensione di EGO
EGO · 12 maggio 2008 · 9/10
Scampato alle terribili miniere di Salomone, il Prete Gianni si ritrova sbalzato nel tempo e nello spazio nella grande Babilonia, dove il saggio Souhsan dovrebbe attenderlo per indicargli la via per Shangri-La. L’immancabile intoppo, stavolta, sembra però irrisolvibile: Souhsan è morto da qualche settimana… Per fortuna tre suoi amici sono in possesso ciascuno di una delle informazioni necessarie a ritrovare il documento che serve al nostro ex-crociato; basta solo ritrovarli tra le vie dell’immensa, brulicante città. E Babilonia non tarderà a rivelarsi la vera protagonista della vicenda, che si manifesta attraverso i suoi assurdi, eppure verosimili abitanti. In quanto a sviluppo e utilizzo dei personaggi, non c’è volume in Misteri d’Oriente che possa competere col quarto: esplorare Babilonia significa interagire con chi la popola, e la città contiene l’intero campionario umano, dal mendicante al nobile; una Babele di nome e di fatto, perfettamente inquadrata nel suo contesto storico, ma al contempo estremamente attuale. Dopo tante avventure trascorse in solitaria, finalmente il Prete Gianni è uomo tra gli uomini; il suo ruolo di eroe viene ridimensionato, deve confrontarsi con individui di ogni sorta e scendere a compromessi con la loro volontà e le loro capacità, in un caleidoscopio di relazioni fugaci e mutevoli, ma che lasciano tutte il segno. Proprio in quest’avventura in cui il protagonista sembra avviare un cammino di perfezionamento spirituale e di apertura mentale, l’ansia di arrivare alla meta raggiunge il parossismo e da più parti giungono importanti anticipazioni del futuro. Si tratta veramente di un episodio di svolta, anche a livello di gioco dove il tiro di dadi assume un’importanza davvero consistente nel decidere gli esiti di un’azione, in contemporanea col netto diminuire dei paragrafi. Babilonia è, al di qua e al di là della pagina, una Las Vegas perfettamente rappresentata dal suo Quartiere dei Giochi, dove può accadere veramente di tutto, dal raccapricciante gioco dei “birilli” di Horla, al cammeo di Robin Hood al baraccone del tiro con l’arco, fino alla roulette russa delle carte dell’indovino. Il maggior ruolo del caso si traduce anche, inevitabilmente, nel proliferare di morti istantanee contro cui si può fare ben poco. Stranamente l’equilibrio di gioco non viene particolarmente intaccato, anzi, si guadagna quel tocco di difficoltà in più che rende il libro maggiormente impegnativo rispetto all’ Occhio della Sfinge . Alcune situazioni indubbiamente non valgono i rischi che comportano, ma il bello di Babilonia è che si ha la libertà di scegliersi la sfida; l’unica certezza è che una sfida c’è sempre. I segreti di Babilonia è, a mio parere, la lettura migliore della serie. Il testo ha raggiunto una certa maturità e serietà, e le cose sembrano proprio viste attraverso occhi nuovi, sempre divertiti ma attenti a cogliere sfumature più profonde e inquietanti. La breve ma toccante avventura del nostro con una fanciulla bellissima, le travagliate decisioni da prendere al cospetto di poveri e mendicanti, i curiosi ma intensi incontri coi tre saggi (non è un caso che uno sia cieco, uno sordo e uno muto); tutto affascina e avvince il lettore, e checché ne dica il finale, una lettura non basta a sviscerare i segreti di Babilonia. Il finale stesso, così breve e insignificante, sembra star lì a confermare che il viaggio sta diventando importante quanto il traguardo, e che le miglia percorse e i cadaveri lasciati alle spalle non sono più sufficienti al Prete Gianni per meritare e raggiungere l’agognata Shangri-La. Perfino l’incantesimo di comprensione dei linguaggi di Hasan Sabbah sembra non essere più in grado di decodificare tutti gli idiomi che il nostro eroe incontra. In questo quarto volume si trovano quindi importanti spunti che verranno poi ripresi e perfezionati nella successiva serie di Headline, Samurai . E’ veramente una fortuna che questa grande ispirazione abbia colto gli autori in corrispondenza di questo…