I Sette Serpenti — recensione di EGO
EGO · 2 marzo 2009 · 8/10
“Da Kharé in poi tutti i tuoi movimenti saranno osservati ”. Questo ci era stato annunciato all’inizio del viaggio, e l’incombente minaccia si manifesta in questo volume, ambientato nelle immense, desolate Baklands. I Sette Serpenti del titolo sono i più potenti e fidati messaggeri dell’Arcimago; venuti a conoscenza della nostra missione, stanno tornando a Mampang per rivelarla al loro padrone. Ma il loro viaggio è lungo quanto il nostro, perciò abbiamo l’unica occasione di incontrarli e sconfiggerli prima che possano mandare a monte tutto quanto. Anche senza aver letto il libro, chiunque conosca un po’ Steve Jackson avrà già capito che il percorso ideale attraverso le Baklands è quello che permette di incontrare tutti e sette i Serpenti in questo immenso territorio. Come già nelle Colline Infernali è infatti possibile finire quest’avventura seguendo diversi percorsi, ma distruggere i Serpenti significa conquistare dei bonus cospicui, oltre a garantire l’immenso vantaggio della segretezza nel quarto e ultimo volume; inoltre, se si proviene da Kharé si possiede l’anello del serpente, che permette di estorcere a questi avversari delle informazioni preziosissime su Mampang. Al contrario, lasciarsi scappare i Sette comporta delle penalità pesantissime, tali da poter compromettere l’esito della missione. La cosa curiosa è che il testo prevede dei paragrafi dedicati a chi ha ucciso un solo Serpente, o addirittura nessuno, ma queste evenienze sono impossibili perché è obbligatorio incontrare e sconfiggere almeno due di queste creature. Poiché l’avventura è incentrata sulla caccia ai Serpenti, Jackson si è assicurato di inserire nel true path anche altri incontri fondamentali, come il Simulatore di cui si ha avuto notizia a Kharé; o la maga Fenestra, che possiede l’oggetto senza il quale il viaggio è destinato ad arenarsi - letteralmente - sulle sponde del lago Ilklala. La struttura del libro, infatti, pur essendo molto aperta presenta un paio di checkpoint nella parte finale, ed è piuttosto luciferino il modo in cui l’autore ha inserito dei sentieri che bypassano completamente le zone che serve visitare per superarli: basta sbagliare svolta all’ingresso della Foresta di Snatta e il gioco è bello che perso, anche se lo si scopre solo parecchi paragrafi più avanti. È un ulteriore incentivo a cercare a tutti i costi i Sette Serpenti. Questi, ovviamente il piatto forte del libro, sono degli avversari formidabili, dotati rispettivamente del potere dei quattro elementi, del sole e della luna, e infine del Tempo. È assai improbabile riuscire a batterli con la spada, perciò bisogna trovare il modo di sfruttare i loro punti deboli, ricorrendo ad alcuni oggetti speciali, oppure alla magia. I Sette Serpenti è in effetti l’episodio di Sortilegio in cui l’equilibrio di gioco si inchina definitivamente al mago, eliminando ogni formula fasulla e offrendo praticamente tutti gli oggetti necessari alle magie. Il mago è l’unico a poter vedere il Serpente Solare, l’unico a poter evitare lo scontro armato col Serpente dell’Acqua (non a caso quello con l’Abilità minore), e può facilitarsi delle situazioni che altrimenti sarebbero ben più problematiche. Il ricorso alla magia è talmente importante e favorito che, in vista del Serpente del Tempo, Jackson ha dovuto inventarsi un escamotage assolutamente inverosimile per permettere al guerriero di batterlo. Questo evento è un tappabuchi in un libro che, per la verità, ne contiene parecchi. Nessuno degli incontri che possiamo fare nelle Baklands sembra inappropriato, però tutto ciò che non sta sulla strada dei Serpenti è fondamentalmente inutile. A differenza del caso citato sopra, per fortuna, Steve è stato ammirevole nel dedicare anche a questi riempitivi una certa dignità, rendendoli tutti memorabili quanto i Serpenti stessi. La qualità del testo, che già nella Città dei Misteri era molto maturata rispetto al primo volume, qui si perfeziona ulteriormente, con descrizioni complete e creative, bei dialoghi e…