I Signori delle Tenebre (Lupo Solitario) — recensione di NormanBates

NormanBates · 19 dicembre 2006 · 8/10

L'adrenalinico esordio della serie di Librogames più amata e conosciuta in assoluto ci vede vestire i panni di Lupo Solitario, giovane iniziato dell' ordine Ramas, che assiste impotente alla distruzione del proprio Monastero e all'uccisione di tutti i suoi compagni per mano delle armate al servizio dei Signori delle Tenebre. Nostro compito sarà quella di recarci a Holmgard, capitale di Sommerlund, per avvertire il Re della minaccia incombente sull'intero Regno. L'azione è subito frenetica e si snoda tra una molteplicità di paragrafi scarni di descrizioni e che spesso si limitano a offrire come alternativa la direzione in cui ci si vuole spingere. Se questo da un lato contribuisce a rendere bene l'urgenza e la quasi disperazione con cui si muove il personaggio, dall'altro risulta a tratti ripetitivo e accorcia notevolmente la durata dell'avventura. Una conseguenze positiva di questa struttura è però la possibilità di rigiocare più volte il libro proprio per il desiderio di esplorare tutte le numerorissime strade percorribili. La difficoltà è piuttosto elevata. Vi sono parecchi punti in cui la missione si può concludere istantaneamente, sebbene la situazione particolare non presentasse all'apparenza pericolo. Inoltre la casualità con cui spesso si scelgono le direzioni da seguire (solo in parte mitigata dalle Arti Ramas del Sesto Senso e dell'Orientamento) può portare anche a sostenere un corposo numero di combattimenti che rischiano di mettere a dura prova le nostre scorte di resistenza. Come si evince da quanto detto, in questo primo libro lo stile di Dever è molto essenziale e asciutto rispetto agli altri capitoli della saga, con i pregi e i difetti che abbiamo già analizzato. Tuttavia c'è spazio per alcuni momenti di grande pathos come la battaglia col Gurgaz (l'avversario più ostico del libro) al ponte di pietra, il passaggio attraverso lo spettrale Cimitero degli Antichi o l'incontro con il mago Banedon, destinato a diventare uno dei migliori amici del nostro Lupo. I suggestivi disegni di Gary Chalk sono un importante valore aggiunto e contribuiscono a colmare le lacune della narrazione laddove questa si fa più scarna. In conclusione, un esordio che, con tutti i suoi limiti, vede la nascita di un mito e spinge il lettore a rigiocare più volte anche per merito della breve durata.

I Signori delle Tenebre (Lupo Solitario)