I Signori delle Tenebre (Lupo Solitario) — recensione di Vassagonia_Dreaming

Vassagonia_Dreaming · 3 dicembre 2006 · 9/10

"Devi far presto, perchè qualcosa ti dice che non è prudente indugiare presso le rovine fumanti del monastero." Così ha inizio la serie più prolifica tra i gamebooks tradotti in italiano, che terrà appassionati i lettori dal 1985 a oggi. Questo primo libro ha un sapore del tutto particolare che a mio avviso lo differenzia da qualsiasi altro volume della serie: lo stile narrativo è molto più asciutto e stringato di quanto non lo sia già a partire dal n.2 e ciò contribuisce, in maniera del tutto involontaria credo, ad accrescere la sensazione di incertezza che assale il protagonista sin dal prologo. Lo "scope" epico che pervade tutti i libri successivi mettendo Lupo Solitario al centro di una missione eroica non è presente in questo caso. Siamo subito catapultati nei panni di un giovane che ha appena perso qualsiasi punto di riferimento avesse al mondo e che agisce in base a una prospettiva del tutto dettata dall'"urgenza" del momento. La successione rapida delle scelte da effettuare, pur nella sua estrema semplicità, contribuisce a generare una sensazione di corsa contro il tempo che personalmente non mi è mai capitato di trovare in altri LG, o perlomeno non con la stessa intensità. Questo libro ha un vero e proprio fascino "grezzo" che lo rende una sorta di unicum nella produzione di Dever, anche se in effetti alcuni aspetti che troveremo molto più affinati già dal successivo episodio, danno in questo caso qualche problema di gioco: la difficoltà non è molto ben bilanciata e si rischia di morire all'improvviso facendo scelte tutto sommato logiche, un po' come accade con Brennan o Steve Jackson (che comunque rimangono maestri in questo...) e il libro, se non si incappa nelle suddette sventure è piuttosto sempllice e rapido da finire, soprattutto dopo averlo letto un paio di volte e ci sono espedienti per trarre in inganno il lettore che forse funzionerebbero con un ragazzino, ma che sinceramente fanno un po' sorridere un ventenne, come ad esempio il continuo cercare di ritardare la conclusione una volta giunti a Holmgard. Le illustrazioni di Gary Chalk poi, con il loro taglio grottesco (in positivo sia chiaro) e deciso, contribuiscono a creare un atmosfera ostile, dura e veramente da "tempi oscuri"sin dal principio, aumentando ancora il fascino grezzo di questo libro, nonchè dei successivi 7. Basti vedere le due teste decapitate con gli occhi sbarrati e contornate da schizzi di sangue che campeggiano nel registro di guerra (e continueranno a farlo fino al numero 12, nonostante Chalk non sia più l'illustratore). Momento migliore: Il prologo e il primo paragrafo: l'inizio della leggenda...e subito siamo soli e abbandonati a noi stessi, con una scelta da fare totalmente al buio, a meno di non fidarci del nostro Sesto Senso...

I Signori delle Tenebre (Lupo Solitario)