I Viaggiatori dello Spazio — recensione di Stormur
Stormur · 18 dicembre 2015 · 7/10
I Viaggiatori dello Spazio è un libro che può piacere molto all'inizio e le prime volte che lo si gioca, ma che poi lascia delusi se non addirittura un po' sconcertati alla fine e nei successivi tentativi di portarlo a termine con successo. Dopo la quinta volta che finivo nel buco nero sbagliato, disperavo davvero che anche solo ci fosse una soluzione, che ho trovato solamente grazie a un suggerimento. E il modo in cui si deve giungere all'elemento decisivo è realmente degno di un genio del male dei librogame qual è Steve Jackson! Ciò che però mi ha lasciato un po' sconcertato non è tanto la difficoltà della soluzione (anzi, come livello generale il libro mi è apparso abbastanza facile), quanto la sua gratuità, nel bene e nel male, che è una costante dell'intero libro. Partiamo dalle premesse: impersoniamo il capitano di una nave stellare, il Viaggiatore, che per un incidente si ritrova catapultata attraverso un buco nero in una dimensione parallela, a vagare in un cosmo ignoto. Da qui inizia il nostro peregrinaggio fra pianeti e pianetini alla ricerca di quegli indizi che (si spera) ci permetteranno di compiere il percorso inverso e tornare a casa. L'impostazione e l'ispirazione provengono chiaramente (almeno in parte) da Star Trek. Non saremo solo noi a sfidare i pericoli dell'universo, ma saremo accompagnati da altri sei membri principali dell'equipaggio: un ingegnere, uno scienziato, un medico, un capo della sicurezza e due guardie. Di ciascuno dovremo determinare le statistiche al solito modo di Dimensione avventura: 1d6+6 per l'abilità e 2d6+12 per la resistenza. Di queste ci serviremo quando decideremo chi ci accompagnerà nelle continue materializzazioni e smaterializzazioni su pianeti alieni: rischieremo di portarci dietro lo scienziato, che non è un bravo combattente ma potrà risolvere situazioni spinose, o preferiremo affidarci alle guardie? Ma anche a bordo della nave ci saranno situazioni delicate da sbrogliare! Nel corso dell'avventura potrà capitarci di usare ben tre sistemi di combattimento: il corpo a corpo (classico), il combattimento fra navi (che tende a degenerare in breve tempo) e quello con pistole laser (solitamente breve e letale). Detto questo, è divertente vagare da un lato all'altro della galassia e oltre, decidendo ogni volta se azzardare un'esplorazione o fidarsi dell'alieno di turno, e quando capita di riuscire a ottenere un'informazione preziosa su questi misteriosi buchi neri vaganti verso cui vorremmo lanciarci è sempre fonte di soddisfazione... per poi giungere, con chi è rimasto dell'equipaggio, a un bruschissimo risveglio al momento di tirare le somme. Dove dobbiamo puntare? In che data stellare? Se abbiamo qualche indizio, probabilmente lo useremo convinti, e... SKIANT! Scompariremo nel nulla. E questo probabilmente per molte volte prima di capire che neanche gli alieni hanno le idee molto chiare (anzi, a dirla tutta sono degli incompetenti) e di imbroccare quello giusto, se saremo abbastanza tenaci da ripetere quest'odissea talmente tante volte da imparare tutti gli asteroidi a memoria. E così (quasi) tutte le situazioni surreali, tese o bizzarre che incontriamo sui vari pianeti si riveleranno fini a sé stesse e inconcludenti, e in realtà anche poco sviluppate, come se non ci fosse stato lo spazio o la voglia di espanderle (il libro ha solo 340 paragrafi). È vero che la storia si presta bene a questa struttura "a episodi", però l'impressione che alla lunga se ne ricava è quella di vagare senza poter davvero decidere del proprio destino, con la sensazione che tanto non fa nessuna differenza prendere una decisione o l'altra; e questo a maggior ragione, visto che non c'è mai davvero un qualche anche minimo indizio che ci permetta di capire con cognizione di causa a cosa potremo andare incontro, oltre alle piste false. In particolare, per arrivare al famigerato dato decisivo avremo un 50% di probabilità di morire o riuscire, senza poter sospettare nulla. In generale, però, è sempre meglio ess…