Il Caso Milverton — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 11 novembre 2007 · 8/10
Titolo originale : Death at Appledore Towers Autore : Gerald Lientz Anno : 1987 Illustrazioni : Daniel Horne Copertina : Daniel Horne Traduzione italiana : Roberta Gefter Wondrich (1990) Chi è stato attirato dalla serie Sherlock Holmes e dalle sue amplissime possibilità ludiche, senza dubbio si aspettava dei librogame dove l’indagine si sarebbe svolta nella maniera più classica, cioè attraverso l’ispezione minuziosa del luogo del delitto e l’interrogatorio di numerosi testimoni ed indiziati. Si è dovuto attendere fino al terzo volume per poter apprezzare un caso articolato e fedele nello stile e nella forma ai racconti di Sir Arthur Conan Doyle. Nei panni di un aspirante detective di nome David Phillips, guarda caso un altro cugino del dottor Watson, il lettore è chiamato a scoprire l’assassino di Charles Augustus Milverton, un uomo tanto ricco quanto infido e meschino. La notte del delitto due strani figuri vestiti di nero si sono introdotti nella villa chiamata Appledore Towers, residenza di Mr. Milverton; la servitù ha sentito degli spari ed è subito accorsa, troppo tardi sia per salvare il padrone di casa che per fermare gli intrusi. Scotland Yard brancola nel buio e l’infallibile Sherlock Holmes rifiuta categoricamente di indagare sul caso. Phillips (ossia il lettore) deve affidarsi esclusivamente alle proprie capacità e all’intuito, analizzando minuziosamente le poche prove presenti sulla scena del crimine e carpendo dai testimoni le informazioni risolutive. Holmes non farà nulla per aiutare le indagini, perché qualche misteriosa ragione lo spinge a tenere nascosto il nome del colpevole, che ovviamente lui conosce già. Il librogame è molto lungo, perché è possibile interrogare chiunque si voglia e perlustrare tutto il possibile. Come di consueto, le regole del gioco obbligano ad ottenere alti punteggi ai dadi, se si desidera mettere le mani su qualche dato utile. Ciononostante ci sono diverse occasioni per trovare gli Indizi giusti che quasi non si percepiscono le storture di questo sistema. È consigliabile non scartare nessuna pista ed andare sempre fino in fondo, salvo pochi casi in cui si richiede un certo tatto, per non urtare o spazientire i testimoni. Il Caso Milverton è scritto nel tipico stile della serie, asciutto ed elegante. È un’indagine istruttiva sotto numerosi aspetti, perché non si poggia tanto sulla fortuna ai dadi, quanto sulla capacità di individuare la pista giusta e l’astuzia nel condurre gli interrogatori. Non si devono dimenticare le notizie racimolate, altrimenti ci si troverà confusi al momento di compiere una scelta decisiva; allo stesso tempo non vanno torchiate le persone sbagliate, né va permesso a chi nasconde qualcosa di dominare la sua deposizione. Insomma, penso che sia questo lo stile che tutti auspicavano per questi librogame. L’uso dei dadi qui interviene dopo le scelte del giocatore, laddove in altri episodi le sostituisce integralmente. Onore a Gerald Lientz per aver ideato un giallo gustoso e bello da svelare, in cui Holmes e Watson giocano un ruolo del tutto singolare. Il disegnatore Daniel Horne, dal canto suo, non ha voglia di strafare e ripropone gli schizzi già apparsi nel primo volume, più qualche trascurabile aggiunta. A parte la grafica, un librogame perfettamente riuscito. Ambientazione : 8 Stile di scrittura : 8 Bilanciamento : 7 Interattività : 8 Aspetto grafico : 5 Voto complessivo : 8 Difficoltà : media