Il Covo dei Pirati — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 15 aprile 2007 · 7/10
Titolo originale : Seas of Blood Autore : Andrew Chapman Anno : 1985 Illustrazioni : Bob Harvey Copertina : Rod Matthews Traduzione italiana : Angela Izzo (1990) Il Covo dei Pirati introduce molteplici novità nella serie Dimensione Avventura : in primo luogo il giocatore non interpreta un avventuriero pieno di buone intenzioni, bensì un infame capitano pirata, disposto a mettere a ferro e fuoco un’intera regione pur di vincere una folle scommessa. Lo scopo del librogame è battere il proprio rivale, Abdul il Temerario, racimolando entro una certa data un bottino maggiore del suo. Le altre innovazioni sono diretta conseguenza del tipo di ambientazione. Fin dall’inizio si comanda una nave, il Banshee , perciò oltre alle normali caratteristiche del personaggio si possiedono i punteggi di Colpi e Forza dell’equipaggio. Questi sono utilizzati alla stessa maniera di Abilità e Resistenza , ma entrano in gioco nei combattimenti contro altre navi oppure contro gruppi numerosi di avversari (per esempio il presidio di una città costiera). La sfida ha termine dopo 50 giorni e pertanto è predisposta una variabile incrementale ( LOG ) che tiene conto del tempo trascorso. Il luogo di ritrovo con Abdul deve essere raggiunto prima che il LOG superi il valore 50. Il librogame lascia grande libertà di iniziativa e non presenta enigmi o colli di bottiglia. Ci sono alcuni ostacoli da evitare, qualche tranello in cui è bene non incappare, ma nel complesso è assai probabile che si riesca a portare la pellaccia in salvo sull’isola di Nippur. Il vero problema è raggranellare un tesoro sufficiente a vincere la scommessa. Io ho provato tutti i percorsi possibili ed immaginabili, ma non sono mai riuscito a guadagnare più di 650 Pezzi d’Oro; purtroppo, per la vittoria ce ne vogliono almeno 800. Temo che l’unico modo per riuscirci sia andare nella città dei giochi (Calah) e vincere tutto il denaro in palio, però ci vuole una fortuna sfacciata, non certo bravura od audacia. Il Covo dei Pirati è assai piacevole da giocare, denota incontri e situazioni ben assortite e vanta un discreto equilibrio, se si eccettuano un paio di combattimenti che sono delle vere e proprie mazzate. Sono rimasto perplesso dal fatto che nel regolamento non compaia la consueta opzione di utilizzare la Fortuna in combattimento: come si può sopravvivere, se la maggioranza dei combattimenti singoli avviene contro avversari con Abilità da 9 in su? È naturale che c’è qualcosa che non torna. Lo stile di scrittura è asciutto ed essenziale, ma tutto sommato svolge bene il suo compito, così come le immagini di Bob Harvey. Questo mondo di pirati, contaminato da massicci contributi fantasy (umanoidi, magia ed atmosfere leggendarie), possiede un fascino indiscutibile, accentuato da una libertà di scelta insolita per un episodio di Dimensione Avventura . Però a conti fatti è una sensazione ingannevole, perché anche ne Il Covo dei Pirati dovrebbe esserci un true path che permette di vincere il titolo di Re dei Pirati; il condizionale è d’obbligo, perché nonostante i miei sforzi non sono riuscito a trovare una via che prescindesse dalla buona sorte ai dadi. L’impressione generale è che il librogame contenga qualche errore di principio. Non so dire se dipenda dall’autore o dal traduttore: dopo La Rocca del Male mi concedo sempre il beneficio del dubbio, anche se Angela Izzo si è cimentata con numerosi altri librogame e sempre con ottimi risultati. Vorrei però sapere quale funesta ispirazione l’ha istigata a rendere Seas of Blood come Il Covo dei Pirati . Ambientazione : 8 Stile di scrittura : 7 Bilanciamento : 6 Interattività : 8 Aspetto grafico : 7 Voto complessivo : 7 Difficoltà : media