Il Demonio del Re — recensione di EGO
EGO · 2 aprile 2008 · 6/10
C’è un diffuso apprezzamento per questo primo librogame di Robin Hood , ma onestamente non riesco a capire perché. Dei due è senz’altro quello che meglio si adatta ad un episodio della serie televisiva, per il modo in cui è gestita la successione degli eventi: Robin e i suoi compagni vengono a sapere dell’arrivo a Nottingham di Jean de Melusine, un membro della Curia Regis dal passato misterioso, con uno strano interesse per il villaggio di Haxhey e la festa, ivi celebrata, del Giorno dell’Ariete. Questa festa popolare è il punto nodale dell’intera vicenda, e ne costituirà la conclusione senza riguardo per il modo in cui si decide di affrontare il resto dell’avventura. E’ questo il motivo per cui il libro mi risulta insoddisfacente: è tutto focalizzato verso un evento che, per assurdo, non viene mai spiegato o adeguatamente anticipato, ma si limita a verificarsi, e intanto tutto il resto fa da contorno, molto pittoresco e scenografico e per questo, appunto, sicuramente degno di sequenze filmate, ma poco significativo ai fini del gioco. D’accordo, la rappresentazione della festa dell’Ariete è molto bella, specie se ci si partecipa dall’inizio alla fine: c’è una dettagliata descrizione del mega banchetto, c’è il gioco del Cappuccio in cui tre villaggi fanno a gara a portare l’oggetto in questione ognuno a casa propria, menandosele di brutto nel mentre. Molto carino. Intanto c’è un sacerdote malvagio che sta progettando l’evocazione di un demone pericolosissimo, e io non ne so niente finché la cosa non succede. Posso addirittura spassarmela allegramente e dimenticarmi del tutto di Sir Jean e della sua presenza a Nottingham, e la storia arriva comunque alla stessa conclusione. Oltretutto, proprio per questo, la continuità degli eventi è discretamente traballante, e molte vie si ricongiungono negli stessi pochi paragrafi, spiazzando talvolta il lettore con accenni a cose mai successe. Non è neanche mai ben chiara la situazione della compagnia: Robin è solo o con lui c’è tutta l’allegra brigata? Non sempre viene detto con chiarezza, e l’ultima indicazione fornita a riguardo talvolta contrasta col testo, creando qualche confusione. Non è comunque solo la gestione del party ad essere stata impostata in modo dubbio. La facilità con cui si acquisiscono due oggetti che si rivelano letali durante lo scontro finale è insensata a fronte della relativa difficoltà con cui ce ne si può sbarazzare, tramite un metodo nascosto a bella posta. Lo scontro finale, tra l’altro, è l’unico momento veramente godibile in quanto è l’unico obbligatorio: tutto il resto è ampiamente facoltativo, ed è possibile arrivare alla fine senza aver incrociato le lame con nessuno, e tirando i dadi (con esito probabilmente fallimentare) pochissime volte. Non si riesce proprio a capire dove stia il succo dell’avventura, a meno che non sia la possibilità di affrontarla seguendo qualsiasi strada si preferisca; peccato che, per quanto mi riguarda, non sia divertente il girovagare gratuito tra gli eventi scollegati di una storia senza trama, alla ricerca di qualche sfida di cui posso tranquillamente fare a meno. Se poi il giudizio finale del mio operato si basa sul mio punteggio di Potere, mi sento ancora più incoraggiato a evitare le situazioni che possono farmene perdere. A differenza del secondo volume, Il demonio del Re prevede molte variazioni in positivo e in negativo per il Potere, ma avrei gradito maggiormente uno scopo preciso da perseguire. E invece no, Il demonio del Re esiste in funzione di un evento carnascialesco invero molto gradevole e di un combattimento che arriva come un fulmine a ciel sereno, praticamente senza anticipazione e senza grosse spiegazioni. Qualche situazione suggestiva, una raccolta di piccoli disegni ben realizzati e una ottima applicazione di un regolamento non proprio esente da problemi, più una traduzione che per una volta contribuisce all’arricchimento del mio lessico grazie a termini come “capitozzati”, “sciamito” e “panfrutto”: ecco l…