Il Destino del Lupo — recensione di Rygar
Rygar · 3 febbraio 2008 · 5/10
Premetto che non volevo scrivere questa recensione, davvero. I Motivi li spiegherò in seguito, ma vi assicuro che ne avrei fatto a meno. Se sono qui è solo per il senso del dovere che mi spinge. Ma cercherò di procedere con un minimo di ordine. In questa diciannovesima avventura il Grande Maestro Ramas è reduce dalla vittoria riportata contro i Dragoni, potentissimi servitori del Dio Naar. Questi, essendo particolarmente permaloso, ha deciso di vendicarsi usando una volta tanto l'astuzia al posto della forza bruta: ha creato un sosia di Lupo Solitario completamente dedito al male (chiamato il Destino del Lupo) e lo ha sguinzagliato a fare danni per il Magnamund. Il piano sembra avere successo e, fin dall'introduzione, l'ignaro Lupo Solitario (quello vero) viene arrestato per crimini commessi dal gemello malvagio; il suo scopo è quindi provare la propria innocenza e trovare il vero colpevole in modo da tornare ad essere l'unico padrone della propria faccia. Qui però iniziano le magagne del libro. Tanto per cominciare, si viene subito scagionati fin dai primissimi paragrafi grazie all'arrivo provvidenziale dell'onnipresente Banedon. Il mezzo per essere discolpati è l'Amuleto di Platino trovato in qualche avventura precedente e, se anche se ne fosse sprovvisti, provvederebbe Banedon a fornircene uno (evidentemente viaggia sempre con una scorta di questi gingilli). Da quel momento in poi, nessuno confonderà più Lupo Solitario con il Destino del Lupo (tranne una piccola eccezione che tratterò in conclusione) e questo secondo me è un grande peccato: avremmo potuto avere un volume nel quale a ogni passo si sarebbe rischiato di essere incolpati per crimini che non si sono commessi e invece tutto fila liscio. A questo punto, mi chiedo io, che senso ha dare al nemico le sembianze del protagonista se non si intende sfruttare questa particolarità nel corso della narrazione? Tanto valeva dargli la faccia di Nino Frassica, almeno il giocatore si sarebbe fatto due grasse risate. Proseguiamo. Lupo Solitario, che tanto solitario non è più, viene affiancato da quattro giovani Maestri Ramas, giunti apposta per dargli una mano. Ovviamente i malcapitati hanno dei nomi improbabili, quindi d'ora in poi li chiameremo Groucho, Harpo, Chico e Zeppo. Ora, come ogni lettore sa, stare vicini al nostro Grande Maestro Ramas non è la cosa migliore da fare se si vuole morire nel proprio letto; ne sanno qualcosa le tre guide che lo accompagnano a Kaltenland o i cinquanta Ranger che lo scortano verso sud, giusto per fare un paio di esempi. I quattro Fratelli Marx dei Ramas non fanno eccezione e, dopo essersi distinti per l'eccezionale propensione a mettersi nei guai come se fossero bambinetti di sei anni, verranno presi in ostaggio dal famigerato Destino del Lupo che sfiderà Lupo Solitario ad affrontarlo per liberarli. La tentazione di andare al bar a farsi un bianchino abbandonando i quattro al loro "destino" (scusatemi per il pessimo gioco di parole) sarebbe forte, ma il testo non contempla questa interessante opzione: Lupo Solitario, quindi, si lancia all'inseguimento del suo doppio in un'improbabile avventura. Ma il peggio deve ancora venire. Il Destino del Lupo è un individuo assai curioso. All'inizio dichiara di essere in grado di distruggere il nostro Grande Maestro Ramas (infatti il suo nome in lingua originale è "Wolf's Bane" che significa "Rovina del Lupo") e obiettivamente da delle discrete dimostrazioni di potere. Poi però, davvero inspiegabilmente, passa tutto il resto del libro a scappare. Ogni tanto si ferma a riprendere fiato o a bere un goccio di Gatorade, ordina a un paio di scagnozzi di fermare Lupo Solitario (almeno ci provano) e riparte di scatto in direzione opposta. Mi pare che una fuga continua sia un atteggiamento strano, per chi si ritiene superiore all'avversario; ma d'altronde, se avesse affrontato il nostro eroe durante il primo incontro, avremmo avuto un libro di una brevità sconcertante (forse quattro dozzine di paragrafi). Quest…