Il Destino del Lupo — recensione di EGO
EGO · 21 febbraio 2009 · 9/10
Sono passati tre anni dalla vittoria del volume precedente, ma Naar non si è certo arreso e questa volta ha avuto l’idea definitiva: creare un clone malvagio di Lupo Solitario, mandarlo nel Magnamund ad ammazzare innocenti e sperare che il popolo o i tutori dell’ordine catturino e facciano fuori il vero Grande Maestro, pensando che si sia venduto al dio del male. Ovviamente Lupo Solitario ha degli amici troppo buoni e affezionati per lasciare che questo accada, ma in tal caso i cattivi hanno già pronto il piano B: il gemello malvagio, chiamato il Destino del Lupo, deve semplicemente far fuori il Ramas attirandolo in qualche posto pericoloso e, se ancora non bastasse, sfidarlo direttamente a duello. Se mai c’è stato un episodio di Lupo Solitario che veramente denuncia una certa ispirazione a Dragon Ball , è questo. L’idea di un nemico potentissimo da inseguire in lungo e in largo attraverso scenari alieni, e poi da affrontare in una tenzone tra due esseri dai poteri che ricordano più che vagamente quelli dei Super Sayan, richiama davvero troppo certe parti della saga di Goku. Che Dever fosse consapevole o meno di queste somiglianze, comunque, non ha importanza; ciò che importa è che l’avventura sia riuscita bene, anzi benissimo. E’ facile malignare su certe ingenuità del racconto, come l’iniziale compagnia di quattro Maestri Ramas apparentemente troppo inesperti (come se qualcuno avesse avuto vita facile Nel regno del terrore ) e prontamente tolti di mezzo, oppure sulla stranezza di un avversario di potenza sufficiente a ucciderci ma costantemente in fuga (mi sembra che la parte finale spieghi chiaramente il motivo di tutto ciò); non si dovrebbe però perdere di vista i molti pregi che bilanciano questi (secondo me apparenti) cali di stile. Benché il racconto sia lungo e imponente, Il Destino del Lupo è quello che possiamo definire un vero librogame, dopo tanti volumi in cui le uniche opzioni erano “se hai l’Arte x vai qui, se hai l’Arco vai lì, se non hai nessuno dei due vai laggiù”: qui le alternative, sia in termini di strade che di condizioni, abbondano, per quanto lo consente la struttura delle storie di Grande Maestro. Già il fatto che la prima scelta conduca a tre diramazioni diverse dovrebbe far riflettere, e non è l’unica volta che ciò accade in tutta la vicenda. Ammirevole è anche il fatto che certe azioni, come attardarsi ad esplorare un luogo o attaccare il nemico in un modo piuttosto che un altro, producano conseguenze radicalmente diverse, influenzando il gioco successivo in modo importante. La ricchezza di possibilità è superiore anche a quella offerta dal bellissimo L’alba dei dragoni , e riporta l’interattività in una serie che sembrava essersela dimenticata per strada. La narrazione è altrettanto ricca e coinvolgente: dal grande revival dello scorso volume si passa all’esplorazione di un mondo totalmente sconosciuto, dalle ambientazioni sempre diverse e contraddittorie, anticipando in certa misura ciò che si vedrà nel volume 20. La traduzione di Laura Pelaschiar purtroppo danneggia molte descrizioni a causa di erroracci davvero tremendi, come “i quattro punti del compasso”, “pendolo” al posto di “pendente” e altre perle del genere, comunque il feeling dell’avventura, a metà tra il trip acido, visioni post-apocalittiche e autentica fantascienza, crea una visione d’insieme molto suggestiva. Vero, il ritmo non è molto sostenuto, ma non posso dire di essermi mai annoiato; inoltre l’ultima parte fa scintille, prima con un combattimento gestito in modo originale e degno della sfida che rappresenta, e poi con una conclusione che in pochi paragrafi offre più di quanto sia legittimo aspettarsi, con un colpo di scena dietro l’altro accompagnati da illustrazioni eccellenti. Forse in controtendenza, il mio giudizio su Il Destino del Lupo è assolutamente positivo. Il racconto e il gioco si miscelano in modo sostanzioso, restituendo il suo vero significato alla parola ‘librogame’ associata al nome di Lupo Solitario. E’ un’a…