Il Giardino della Follia — recensione di EGO
EGO · 28 aprile 2007 · 5/10
Dopo tre avventure, il protagonista di Skyfall è diventato un eroe piuttosto noto. Questa sua nomea però lo porta ad essere il prescelto per una missione governativa di importanza cruciale: la principessa locale è stata rapita da un tale Margravio proprio in prossimità delle nozze, e il suo promesso sposo pensa bene di rivolgersi a noi per andargliela a recuperare; naturalmente nella massima segretezza, e il fallimento non sarà tollerato. Come al solito, da una grande fama derivano grandi responsabilità, e un sacco di sfiga. A prima vista Il Giardino della Follia sembra riproporre i fasti della Piramide Nera , offrendo un altro dungeon da esplorare. Innanzitutto nel castello bisogna entrarci; cosa non facilissima, visto che il giardino circostante, punto di partenza della missione, offre millemila modi di schiattare (in realtà praticamente solo uno, ma ci si può arrivare da una quantità spettacolare di strade). Poi bisogna imboccare la porta giusta: una delle due conduce nel castello, ma l’altra dà adito ad un luogo in cui si può solo morire. Infine, una volta trovato l’accesso, cominciano i tormenti. Chiariamo subito, per quelli traumatizzati dalla Piramide Nera, che la struttura del castello del Margravio non è assolutamente paragonabile a quella della Piramide; anzi, se qualcuno sperava di poter affrontare un altro enorme labirinto, rimarrà amaramente deluso. L’architettura del castello è molto banale e, sebbene ci sia un piano in cui è possibile smarrirsi per un po’, il resto è bello rettilineo. Quindi trovare la strada non è un problema... sfortunatamente, tutto il resto lo è. Quando ha scritto Il Giardino della Follia , David Tant era evidentemente stanco. Solo così si spiega la banalità della struttura del palazzo, e solo così si spiega il materiale con cui l’autore ha scelto di riempire a tutti i costi i soliti 400 paragrafi. L’altra alternativa è che abbia deciso di imitare Steve Jackson, perché questo libro, mutatis mutandis , potrebbe benissimo essere stato scritto da lui. Infatti è pieno di vicoli ciechi angoscianti, che occupano quantità sproporzionate di paragrafi e offrono una serie esorbitante di scelte per poi concludersi invariabilmente con la sconfitta. Al danno poi si aggiunge l’amara beffa in quei casi in cui si entra in una stanza per evitare di venire catturati, ci si ritrova a combattere, si vince guadagnando un punto di Destrezza… poi si esce dalla stanza e si muore. La cosa è talmente frustrante che sembra quasi incredibile che da uno di questi vicoli ciechi si possa uscire vivi, al prezzo però di ripartire dal giardino. Se non basta questo per provare una gran voglia di far del male all’autore, possiamo tranquillamente aggiungerci una serie di loop in cui qualunque scelta porta solo ad ulteriori danni, finché non si decide di fuggire; oppure dei combattimenti (anche obbligatori) da svolgersi in condizioni allucinanti, contro avversari con punteggi assurdi oppure contro un nemico che ci coglie di sorpresa e a cui basta un colpo andato a segno per ucciderci. O magari il fatto che, una volta trovata la principessa, bisogna portarsela dietro ripercorrendo a ritroso tutta la strada già fatta (e pregando di non commettere errori che potrebbero scatenare battaglie proibitive). E ancora, su tutti, il fatto che nella fase finale dell’avventura, quando si è vicini a trovare la principessa, è possibile compiere una serie di errori in virtù dei quali, anche uscendo vivi dal castello, l’avventura finirà male! E’ possibile arrivare al penultimo paragrafo e fallire comunque! Se Il Mistero della Miniera era il peggior libro di Skyfall dal punto di vista della coerenza e del gioco, Il Giardino della Follia è il peggiore in assoluto. Dopo la libertà totale di movimento dei primi due libri, dopo lo splendido scenario del terzo, questo castello dal percorso obbligato, dai combattimenti assurdi, pieno di trappole illogiche, totalmente privo di bonus e di oggetti di qualsiasi tipo e visibilmente ansioso di farci fuori, è…