Il Mistero di Atlantide — recensione di EGO
EGO · 1 giugno 2008 · 8/10
Atlantide, nientemeno! Dal titolo viene facilissimo pensare che questo volume sia finito nella collana di librogame sbagliata: finché si trattava di Re Artù ci poteva essere qualche fondo di verità tangibile, qualche documento o reperto, ma qui? Una terra leggendaria, di cui tanto si è fantasticato ma di cui non è mai stato trovato nulla di vero, di storico, se non la sua descrizione ad opera di Platone. Eppure, su queste basi, Jim Gasperini ti tira fuori il colpo di genio. Non ho esitazione a dire che Il mistero di Atlantide è il più originale episodio di Time Machine , perché con esso l’autore getta una nuova luce sul modo di intendere la storia. Partendo da Atene, dove incontriamo Platone in persona, questo viaggio nel tempo conduce da un capo all’altro dell’antico Mediterraneo, un indizio dopo l’altro, a ricostruire una storia dell’isola perduta del tutto verosimile, insegnando in modo concreto come un fatto reale possa trasformarsi in leggenda. La rivelazione finale è una teoria buona come un’altra, e non ho idea se sia farina del sacco di Gasperini o se sia stata elaborata da qualche studioso, però quello che è veramente importante è l’insegnamento di fondo, molto intelligente e ancor più prezioso delle piccole gocce di cultura elargite dal libro. Il mistero di Atlantide è anche il volume più divertente della serie, grazie alla creatività con cui i singoli spezzoni del racconto vengono inscenati. I dialoghi sono frizzanti come quelli di Sulle navi pirata , ma sono proprio le scene ad essere esilaranti: la breve deviazione a Sparta, la festa dei giovani ateniesi, le storie dei re egizi, l’incredibile viaggio a casaccio nel tempo (forse una parodia del lettore che non usa Banca Dati e suggerimenti vari?) sono delle piccole perle di umorismo che rallegrano una lettura comunque all’insegna della massima coerenza con le fonti. Le informazioni date all’inizio del libro sono, al solito, ben sfruttate; i suggerimenti, al solito, un po’ strani (specie quelli delle feste), ma le eventuali deviazioni, oltre ad essere degne di nota, cercano di non rispedire troppo indietro nel racconto. Devo dire che nel finale il viaggio diventa insolitamente lineare, senza più scelte da compiere o comunque con escursioni molto fugaci in caso di smarrimento; non credo che si tratti di una compensazione per la prima metà, un po’ contorta ma comunque anch’essa caratterizzata da sezioni piuttosto lunghe. Questa volta non posso fare a meno di commentare i disegni: non perché siano particolarmente belli, ma lo stile dell’artista è particolarissimo e in certi casi (involontariamente?) comico. I ritratti di Socrate e del soldato Dromone sono roba da restar piegati dal ridere! Sono contento che in Time Machine ci sia stato spazio per questo piccolo esperimento, e che l’idea sia venuta ad un autore che si era già rivelato a suo agio con i meccanismi della serie. Il mistero di Atlantide non ha la straordinaria qualità di alcuni numeri precedenti, però è talmente unico, interessante e piacevole che non si può non consigliarlo.