Il Monastero Dimenticato — recensione di Federico
Federico · 4 giugno 2007 · 9/10
“Il Monastero dimenticato” è senza dubbio il volume che ci permette maggiormente di esplorare in profondità l'ambientazione della serie. Dovremo infatti recarci addirittura in Mongolia, nelle sabbie del Deserto di Gobi, attraverso la Cina e la Grande Muraglia, alla ricerca di un antico monastero in cui è custodito un importante tassello per la comprensione della nostra missione. Come facilmente intuibile, si tratta di un'avventura di grandissimo dinamismo, che ci vedrà costantemente in movimento e contiunuamente costretti ad adattarci alle più disparate situazioni che ci si pareranno davanti. Rispetto al primo volume, questo librogame sembra attingere molto di più alla maeria fantastica, mitica e folclorica dell'estremo Oriente. Ci troveremo infatti a servire divinità zoomorfe, misurarci con creature soprannaturali, visitare regni d'oltretomba e farci guidare da misteriosi veggenti polimorfici. Oltre a questo, il vero punto di forza della trama è un'accuratissima descrizione del vero e proprio mix culturale dato dallo scenario in continuo mutamento con cui verremo a contatto. Un viaggio attraverso i vicoli e i quartieri di Nagasaki, Nanchino e Pechino, descritti con dovizia di particolari e magnificamente vivificati dai loro abitanti, dalla loro quotidianità e dalle loro usanze , per quanto umili o turpi possano essere. Avremo veramente la sensazione di trovarci in una città portuale del medioevo quando decideremo di inoltrarci nei bassifondi di Nagasaki. E inoltre, nel prosieguo dell'avventura, incontreremo navigatori europei, pirati, carovanieri mongoli, manciù ed alti dignitari cinesi, fino ad entrare persino nella la Città Proibita. Questo aspetto è un po' il marchio di fabbrica dei libri più riusciti di Headline ed è un tratto comune a “Misteri d'Oriente”, così come lo è il gusto verso il “basso” e il “brutto” nelle descrizioni. Inoltre, l'autore ci concede tutto il tempo possibile e immaginabile per gustare le sue prelibatezze descrittive, visto che l'avventura, pur non avendo un numero esorbitante di paragrafi, presenta una trama sì dinamica e avvincente, ma soprattutto estremamente articolata e di ampio respiro, che richiederà diverse sessioni di lettura-gioco per essere portata a termine.. Sono presenti diverse “tappe” fondamentali nel nostro viaggio, legate ad una sottotrama che inizialmente appare poco più di una side quest, ma progressivamente finisce per sostituire il filone principale. Dovremo liberarci da alcune misteriose maledizioni che pendono sulla nosra testa e per farlo dovremmo recarci in luoghi altrettanto misteriosi ed esotici nel cuore della Cina, prima di poter finalmente raggiungere la Mongolia e il Monastero Dimenticato. Sfortunatamente, la sensazione che Headline sia arrivato un po' “impiccato” con gli spazi dopo questa enorme sottotrama è molto forte, ed è acuita dal fatto che, dopo averla completata, il finale vero e proprio, con l'attraversamento del deserto e il ritrovamento del monastero, è affidato si e no a una quindicina di paragrafi senza troppa possibilità di scelta. Anche se questo si può difficilmente definire un punto a sfavore del libro, che rimane estremamente avvincente e coinvolgente fino all'ultimo. Il vero e proprio punto negativo è costitutito, come nel primo volume, dalle regole di combattimento terribilmente sbilanciate. Fortunatamente, in questo librogame, il progredire della trama si appoggia molto meno ai combattimenti, ma purtroppo abbiamo la conferma che questa parte del regolamento si stata scritta in modo alquanto approssimativo. Inoltre, nel corso dell'avventura ci troveremo ad affrontare alcuni avversari che usano tecniche di combattimento descritte con termini non presenti nella tabella del registro d'azione. Ad esempio, mi sono dovuto documentare su cosa fosse l'”Atemi”, perchè non sapevo se farlo rientrare nella categoria “altro” o “combattimento a mani nude” e in un altro caso ho dovuto dedurre dal contesto che la tecnica usata fosse un attacco psichico e quindi,…