Il Monastero Dimenticato — recensione di Gurgaz
Gurgaz · 17 gennaio 2008 · 7/10
Titolo originale : Le Monastère Oublié Autori : Doug Headline, Jean-Luc Cambier e Eric Verhoest Anno : 1987 Illustrazioni : Francis Phillips Copertina : Francis Phillips Traduzione italiana : Doriana Monti (1992) Nel secondo episodio l’austero samurai Yasaka prosegue la sua ricerca della Città di Wa. Il principe Hiro lo indirizza verso il continente, in cerca di un fantomatico stregone mongolo che avrebbe lanciato una maledizione sulla mitica imperatrice Himiko. Purtroppo i manoscritti di Hiro sono incompleti e la fine della storia si trova nell’ultimo rotolo di pergamena, custodito addirittura in un monastero nel deserto del Gobi. Un viaggio lungo e pericoloso attende il protagonista, che sarà costretto a sconfiggere le maledizioni di una Cina infida ed ostile. Personalmente sono convinto che questo volume sia l’adattamento di materiale già prodotto per la serie Misteri d’Oriente . Il sesto episodio doveva essere ambientato appunto in Cina ed avrebbe condotto il Prete Gianni in Mongolia, proprio come Yasaka. L’unica differenza è che il viaggio deve partire dal Giappone ed a questo proposito gli autori hanno provveduto a realizzare un ottimo prologo a Nagasaki, per proseguire il viaggio via mare con l’incontro di un ex compagno divenuto pirata: Kiko. Una volta sbarcato in Cina il percorso del samurai si tramuta in una serie infinita di incontri e situazioni bislacche, che si succedono senza soluzione di continuità, come in un sogno. Presi uno alla volta gli eventi narrati funzionano bene e presentano in forma accattivante numerose usanze orientali, incluse certe leggende poco note. Quel che secondo me non funziona e che mi ha deluso rispetto all’ottimo capitolo di esordio è la struttura del librogame: un unico, lunghissimo viaggio senza deviazioni significative, dove all’obiettivo principale, cioè raggiungere il monastero, si sostituisce ora l’una ora l’altra ricerca, con lo scopo di debellare l’improvvisa maledizione che ha colpito Yasaka. Sconsiglio vivamente di leggere questo librogame tutto d’un fiato, perché è veramente lungo e la stanchezza può giocare brutti scherzi. È un peccato non soffermarsi per un po’ su queste pagine ben scritte, soprattutto perché costituiscono l’aspetto più curato de Il Monastero Dimenticato Ci vuole pazienza anche per sopportare le numerose morti gratuite, che prontamente si abbattono sul giocatore che tenta di scansare le sfide imposte dal testo. Ad un certo punto è chiesto se si ha il denaro per un traghetto, tuttavia io non sono riuscito a trovare neanche una moneta nell’intera serie. Se non si possiede alcunché, si viene dirottati su di un percorso alternativo, in cui è facile incappare in umiliazioni che causano perdite di Onore . Il tutto assume i tratti della beffa quando, dopo ore di lettura, l’avventura finisce se non si ha l’ Onore immacolato. Non serve a nulla gettarsi in imprese eroiche prima di arrivare a Pechino: il testo non assegna un solo punto di Onore per premiare gli audaci. Le fatiche di Yasaka non sono destinate a portargli grande giovamento, poiché il rotolo custodito nel monastero non contiene informazioni decisive. Ciò non è motivo di sconcerto: la serie ha specificato fin dall’inizio che, secondo il Bushido dei samurai, “il cammino è importante quanto la meta”. Quel che lascia perplessi non è l’apparente futilità del viaggio, quanto l’eccessiva lunghezza e le punizioni dietro ogni angolo. In generale, l’impostazione de Il Monastero Dimenticato è agli antipodi del primo episodio, che vantava percorsi multipli ed un testo meno ampio ma più coinvolgente. L’unico elemento a non subire alterazioni è la grafica; le tavole di Francis Phillips convincono ancor più che ne La Missione . Per come la penso io, il progetto Samurai è partito nel modo migliore ma il suo degrado inizia già nel secondo volume, che non è più Misteri d’Oriente secondo il punto di vista giapponese bensì un progetto con una sua precisa identità. Non approvo che al giocatore siano imposti il percorso, i pe…